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All’Haute Couture di Parigi, Schiaparelli ha fatto indossare all’attrice Teyana Taylor i gioielli rubati al Louvre Erano però una copia, ricreata per la maison dallo stilista Daniel Roseberry, che ha detto «avevo solo voglia di divertirmi un po'».
La polizia iraniana sta dando la caccia ai dispositivi Starlink nel Paese per impedire alle persone di riconnettersi a internet E, ovviamente, chiunque venga trovato in possesso di uno dispositivo Starlink viene arrestato. Sono già in 108 in carcere per questo motivo.
È stato annunciato un sequel di Dirty Dancing e a interpretare Baby, 39 anni dopo, sarà ancora Jennifer Grey Non è ancora confermato se sarà lei la protagonista del film, però. Ma secondo le prime indiscrezioni, è quasi sicuro che lo sarà.
Sedicimila dipendenti Amazon hanno scoperto di essere stati licenziati con una mail inviata per sbaglio dall’azienda È il secondo grande licenziamento deciso da Amazon, dopo quello di ottobre 2025 in cui avevano perso il lavoro 14 mila persone. Anche stavolta, c'entra l'AI.
Il video di Barbero sul no al referendum sulla giustizia è diventato più discusso del referendum stesso Il video, il fact checking, l'oscuramento hanno appassionato il pubblico molto più della futura composizione del Csm.
In Francia c’è stato un altro caso di sottomissione chimica e stavolta il colpevole è un ex senatore Per fortuna la potenziale vittima, una deputata dell'Assemblea nazionale, si è accorta di essere stata drogata prima che succedesse il peggio.

Athena, una splendida guerriglia urbana

Con il suo ultimo film, arrivato su Netflix il 23 settembre, Romain Gavras unisce la tragedia greca, la brutalità della periferia, l'estetica dei suoi video musicali e l'attualità politica.

29 Settembre 2022

Le persone di destra hanno detto che è troppo di sinistra e le persone di sinistra che è troppo di destra. Si dice che queste siano state le reazioni di una piccola parte del pubblico ad Athena, il nuovo film di Romain Gavras arrivato su Netflix il 23 settembre e presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Tutte le altre sono state di meraviglia per un film esteticamente (e musicalmente) splendido che creato apposta per la sala cinematografica (vederlo su Netflix è un supplizio). Tutto parte da omicidio che non si capisce se sia stato compiuto dalla polizia o da un gruppo di estrema destra: qualcuno diffonde un video in cui Idir, un tredicenne di Athena, un’immaginaria banlieue di Parigi, viene pestato a morte. Nel video, diventato subito virale in tutto il mondo, si vede chiaramente che i picchiatori sono dei poliziotti. C’è chi crede a questa versione dei fatti, come Karim, il fratello di Idir, giovanissimo leader della rivolta armata del suo quartiere. C’è chi all’inizio non sa bene cosa pensare, come Abdel, l’altro fratello di Idir, soldato appena tornato dalla guerra. E c’è chi invece sostiene che sia stata tutta una messinscena di un gruppo di fascisti per fomentare gli scontri già in atto tra la polizia e i ragazzi del quartiere, portandoli all’estremo. Che sia vero o no, è quello che succede: il video virale scatena un’impetuosa guerriglia che si svolge interamente nel quartiere (ma si espande in tutta la Francia, come apprendiamo dai telegiornali) e occupa la maggior parte del film. I pensieri di chi guarda si rivolgono ai discorsi sull’estrema destra che negli ultimi giorni ci siamo inevitabilmente trovati a fare e, ovviamente, al movimento Black Lives Matter. Ma le bellissime scene con decine di ragazzi in tuta schierati dietro al loro leader fanno anche venire in mente i video dei trapper che negli ultimi anni sono stati i rabbiosi portavoce delle realtà dei loro quartieri popolari. Come in quei video, anche in Athena le comparse sono veri abitanti della zona.

Romain Gavras, prima di tutto regista di video musicali e commerciali, è stato uno degli inventori di quell’estetica. L’estetizzazione della violenza è il suo pane, anche se il pane con cui è cresciuto lui ha un sapore molto diverso. Nato a Parigi nel 1981, Romain è cresciuto in una famiglia di registi: suo padre è il regista Costa-Gavras, sua madre la giornalista e produttrice cinematografica francese Michèle Ray-Gavras. Anche sua sorella, Julie Gavras, e suo fratello, Alexandre Gavras, sono registi. A 14 anni, nel 1995, fonda il collettivo cinematografico Kourtrajmé con il suo amico d’infanzia Kim Chapiron. Eppure, nessuno come lui sa raccontare la strada trasformandola in arte senza che smetta di sembrare strada: il suo piccolo capolavoro è anche il suo video più semplice, “Stress” dei Justice del 2007, in cui un gruppo di ragazzini neri fa il panico e spacca tutto. Altro esperimento riuscito è “Born Free” di M.I.A del 2010, in cui tutte le persone coi capelli rossi vengono perseguitate e deportate. Di quell’anno sono anche i primi commercial, tra cui Yves Saint Laurent (Opium, 2010) e Adidas (All in, 2011), fino a Dior e Louis Vuitton negli ultimi anni (J’adore, the New Absolu, 2018 e Cœur Battant, 2019). Ma la fama di Gavras è esplosa coi magniloquenti video di “No Church in the Wild” di Kanye West e Jay-Z e “Bad Girls” di M.I.A., entrambi del 2012 e poi con “Gosh” di Jamie xx, 2016.

E a proposito di video bellissimi: l’attore che interpreta il poliziotto Abdel, il franco-algerino Dali Benssalah, è il protagonista del video di “Territory” dei The Blaze (anche loro rappresentati dalla casa di produzione Iconoclast, la stessa di Gavras). L’attore che interpreta Karim, invece, è il ventiduenne Sami Slimane: nell’ultimo post sul suo profilo Instagram, evidentemente aperto per promuovere il film, posa insieme al collega Vincent Cassel. Qualcuno, commentando Athena, citerà L’odio di Kassovitz. Ma se il film del 1995 lavorava per creare un’empatia perfetta tra noi e i tre protagonisti, per poi distruggerli e quindi distruggerci, in Athena ci troviamo bruscamente catapultati nel cuore degli scontri. Non conosciamo queste persone al di fuori del loro rapporto con l’enorme situazione che si trovano ad affrontare, anche se in certi momenti Gavras ci permette di intravedere qualcosa (come nella bellissima scena in cui un poliziotto cerca di scrostarsi dalle unghie lo smalto colorato messo dai figli). I cori da tragedia greca della colonna sonora, così come il titolo, così come lo scontro tra fratelli, sono la chiave di lettura, ma è difficile riflettere mentre si guarda, lo faremo dopo: è tutto troppo forte dal primo istante, e forse anche troppo bello.

Garvras fonde l’energia riottosa e violenta dei suoi video più semplici alle coreografie elaborate e ambiziose di quelli più grossi. Il risultato è un angosciante gioiello di virtuosismo: piani sequenza lunghissimi con la telecamera che segue percorsi apparentemente impossibili (quello che apre il film e comincia da un primo piano dura un quarto d’ora), un’orchestrazione delle comparse incredibile, fumogeni, fuochi d’artificio che si riflettono sugli scudi e i caschi dei poliziotti. Sui social qualcuno si è arrabbiato perché la polizia fa una bella figura e i personaggi della banlieue, ridotti all’essenza come sono, risultano stereotipati (il ribelle, il poliziotto, lo spacciatore, la mamma). Ma è la scelta di Gavras: questo non è un documentario, ma una guerra raccontata come se fosse un mito. Non c’è sangue e non ci sono cadaveri: quando qualcuno muore, lo intravediamo soltanto. La telecamera non inquadra niente che possa risultare disturbante ma indugia nella celebrazione della guerriglia urbana, la vera protagonista: un ritmo forsennato (nella prima parte del film sono tutti in continuo movimento), un crescendo di euforia e rabbia che raggiunge il culmine e poi inizia rallentare e a disgregarsi, fino a spegnersi del tutto nel tragico finale.

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