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04:30 sabato 11 luglio 2026
Alberto Angela che intervista Christopher Nolan e Matt Damon è la trovata promozionale che l’Odissea si merita e di cui ha bisogno L'intervista andrà in onda il 12 luglio, in prima serata su Rai 1, nella premiere della nuova stagione di Noos.
A Madrid c’è un gruppo di “sabotatori antituristificazione” che sta sabotando centinaia di appartamenti affittati dai turisti Se la prendono con le key box e con i lettori NFC, per impedire ai turisti di entrare nelle case. Hanno colpito 153 appartamenti in 7 quartieri.
Al concerto dei Foo Fighters a Milano, Dave Grohl ha fatto salire sul palco gli esponenti dei centri sociali italiani in cui suonava negli anni ’90 Ha anche parlato in italiano dicendo tutte le parole che sapeva ("grazie", "bacio", "tutti pazzi") e ha ricordato l'accoglienza e la generosità dei centri sociali ormai chiusi.
Dopo averle classificate come un “problema climatico”, l’Unione Europea ha cambiato idea sulle mucche e adesso le considera “infrastrutture critiche” A quanto pare, adesso l'Ue ha deciso che le mucche «garantiscono autonomia strategica e prevengono l'abbandono dei territori».
Dopo vent’anni potremo finalmente vedere il documentario su Marie Antoinette di Sofia Coppola girato da sua madre Eleanor Coppola Si intitola Making Marie Antoinette, lo distribuirà Mubi ed è un ultimo omaggio che la figlia fa alla madre, morta nel 2024.
C’è una playlist in cui ogni canzone è dedicata al Presidente di un Paese del G7 e l’ha fatta Emmanuel Macron Tra dossier sull’Ucraina, tensioni in Medio Oriente, dazi, nucleare iraniano e intelligenza artificiale, Emmanuel Macron ha pensato di aggiungere una canzone per ciascun leader in un catalogo musicale del potere globale.
La libreria indipendente di Han Kang a Seoul ha chiuso a causa della gentrificazione del quartiere Il proprietario dell'immobile in cui si trovava la libreria ha deciso di venderlo e nemmeno una Premio Nobel è riuscita a convincerlo a ripensarci.
Oltre a John Cale, Martin Scorsese e Marc Jacobs, nel nuovo album di Charli XCX c’è anche David Cronenberg L'attesissimo nuovo album dal titolo Music, Fashion, Film uscirà il 24 luglio.

Perché Sherlock Holmes si chiama così

26 Gennaio 2017

«Una matassa ingarbugliata», scrisse Arthur Conan Doyle in uno dei suoi quadernetti rossi nel 1887, o poco prima, mentre iniziava a formarsi nella sua mente la trama di un racconto poliziesco che stava per iniziare a scrivere. La storia di Sherlock Holmes, raccontata da LitHub, ha il pregio di dimostrare come la più grande e celebre saga di gialli della storia sia nata a partire da ambienti e gusti personali di Doyle, persone con cui era venuto a contatto, nomi che doveva aver sentito o letto. La «matassa ingarbugliata» di cui sopra, ad esempio, era probabilmente un riferimento a un romanzo del suo genere preferito uscito nel 1867, Il dramma d’Orcival del francese Émile Gaboriau. In un passaggio del libro – tradotto in inglese nel ’71, quando Doyle aveva appena dodici anni – si leggeva: «The difficulty is to seize at the beginning, in the entangled skein, the main thread, which must lead to the truth through all the mazes, the ruses, silence, falsehoods of the guilty».

London 2012 - UK Landmarks

Poco dopo, quello che doveva essere il titolo d’esordio dello scrittore cambiò in «Uno studio in rosso» (A Study in Scarlet), spiegato nel quarto capitolo dell’opera, quando Holmes dice a Watson: «I might not have gone but for you, and so have missed the finest study I ever came across: a study in scarlet, eh?». Nella scelta di questo nuovo titolo c’era un preciso statement artistico, che avvicinava Doyle alla corrente dell’estetismo: parlare di uno «studio», cioè una prova, un work in progress, in un’opera finita era considerato quantomeno inopportuno all’epoca, ma non per chi si rifaceva al motto «l’arte per il gusto dell’arte».

Fin dall’inizio, scrive LitHub, Doyle pensò il suo romanzo a partire da scene distinte. Per il suo protagonista, un giovane investigatore suo coetaneo (lo scrittore all’epoca aveva 27 anni) che sapesse applicare il rigore scientifico alle indagini criminali di quel periodo, molto più vaghe e spezzettate rispetto a quelle oggi. Il riferimento ideale per l’atteggiamento da attribuire al personaggio si rivelò essere Joseph “Joe” Bell, un medico e docente all’Università di Edimburgo di cui Doyle era allievo e discepolo. Un osservatore formidabile, capace di rivelare particolari dei suoi interlocutori con un solo sguardo.

London 2012 - UK Landmarks

Ma perché i nomi scelti furono proprio “Sherlock Holmes” e “John Watson”? Per il primo, l’autore del romanzo non voleva nomignoli di sapore dickensiano che indicassero le qualità straordinarie del suo protagonista. Dopo aver scorso liste, registri di luoghi e di persone, a Doyle venne in mente “Sherrington Hope”, e lo appuntò. Presto, tuttavia, il cognome divenne un omaggio a un autore molto amato all’interno della sua famiglia, Oliver Wendell Holmes, nonché un riferimento al titolo di una nota storia della Londra vittoriana, uscito proprio nell’anno dell’Esposizione universale del Crystal Palace, Holmes’s Great Metropolis: or, Views and History of London in the Nineteenth Century. Sherrington divenne prima “Sherrinford”, ma questo nome continuava a non soddisfare appieno Doyle. La cronaca nera del tempo raccontava spesso le imprese investigative di due ispettori della polizia di Londra: William Sherlock, della divisione L di Lambeth, e James Sherlock, della divisione B di Rochester Row. Nessuno può essere certo del collegamento, ma in qualche modo Sherrinford Holmes divenne Sherlock Holmes.

Quanto al suo assistente, lo sparring partner John Watson, Doyle aveva mire ambiziose per il co-protagonista, che non voleva una semplice spalla in grado di esaltare le doti di Holmes: “Ormond Sacker”, come l’aveva chiamato all’inizio, doveva essere la risposta ordinaria alle fisime straordinarie di Sherlock, e completarlo in qualche modo. Scartato il nome precedente, dai toni troppo altezzosi, Doyle si orientò quindi sul nome con cui conosciamo il co-protagonista oggi, perché “John Watson” suonava come il nome di un cittadino inglese medio di quel periodo.

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