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Fred Again ha messo su YouTube tutto il (già leggendario) concerto in cui ha suonato assieme a Thomas Bangalter dei Daft Punk La versione integrale del concerto dell’Alexandra Palace di Londra dura due ore e ha già accumulato più 820 mila visualizzazioni su YouTube.
Il reboot cancellato di Buffy si è rivelato uno dei peggiori disastri della storia della tv americana La cancellazione della serie reboot è una sconfitta per tutti: Disney, la regista Chloé Zhao, Sarah Michelle Gellar, e soprattutto i fan.
Trump ha detto in maniera molto chiara ed esplicita che vorrebbe prendersi il petrolio iraniano Ma ha anche aggiunto che ci sono degli «scemi» negli Stati Uniti che glielo stanno impedendo. Non ha chiarito chi siano questi scemi, però.
Stando alla ricostruzione della Questura di Roma, il “controllo” a Ilaria Salis prima della manifestazione No Kings è stato fatto perché nessuno aveva capito che si trattava di quella Ilaria Salis Il controllo all'europarlamentare è durato circa un'ora, tanto è stato necessario perché gli agenti si accorgessero di chi avevano davanti.
Il libro fotografico del reunion tour degli Oasis conterrà più di mille foto inedite Si intitola Oasis Live ‘25 Opus, uscirà a maggio e verrà venduto in diverse versioni, la più "ricca" delle quali costerà quasi 12.000 euro.
LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».

Arte o intrattenimento?

Il confronto tra Downton Abbey e Ritorno a Brideshead riapre l'antico dibattito, rilanciato dalle serie tv. Ma abbiamo ancora bisogno di gerarchie?

18 Marzo 2013

 
(L’articolo che segue è tratto dal nuovo numero di Studio, in edicola da oggi)

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Tutto torna. Anche i dibattiti. Magari risultano po’ eccentrici, rispetto al terreno in cui erano nati, comunque si riconoscono all’istante. «Arte o intrattenimento?» si chiedeva Ben W. Heinemann su The Atlantic qualche tempo fa, a proposito della serie Downton Abbey di Julian Fellowes. Show di culto per i britannici e pure per gli americani, che in tutta evidenza subiscono ancora il fascino dell’aristocrazia.

L’articolista ha un passato da funzionario governativo, da professore di diritto, da specialista di etica degli affari. Gli si potrebbe perdonare lo sconfinamento, dandogli tutte le attenuanti del caso. Ma nello stesso tempo era uscito in Francia un saggio di Charles Dantzig, scrittore e editore, sullo statuto dei capolavori letterari. Intitolato A propos de chef d’oeuvres e uscito da Grasset, dopo le consuete frecciate contro i contemporanei stila le sue condizioni e la sua lista di preferiti. Buttando giù dal podio dei magnifici il Don Chisciotte di Cervantes, che secondo Dantzig nessuno legge.

I settori sono diversi, il ragionamento unico. Ci sono cose che vanno considerate arte – o capolavori – e cose che invece vanno considerate divertimento. Heinemann si rifà a Graham Greene, che divideva i suoi romanzi tra le due categorie: una mania da scrittore che non siamo obbligati a rispettare, ampiamente superata dai decenni trascorsi. Tutto Greene, come tutto Simenon, era ai tempi della pubblicazione considerato letteratura da treno, buona per intrattenere ma non per entrare nel catalogo Adelphi (che nel frattempo ha accolto anche Ian Fleming e il suo James Bond).
La novità sta nel restringere il discorso alla televisione, paragonando l’intrattenimento di Downton Abbey all’arte di Ritorno a Brideshead: 11 puntate tratte dal romanzo di Evelyn Waugh uscito nel 1944. La serie nel 1981 lanciò il giovane Jeremy Irons nella parte di Charles Ryder, giovanotto middle class che negli anni Venti a Oxford conosce Sebastian, aristocratico rampollo della famiglia Marchmain (per segnalare la sua eccentricità Sebastian non si separa mai dall’orso di pezza Aloysius, che come lo sboccato Ted nel film diretto da Seth McFarlane ha ora il suo account su twitter: «Aristocratico. Marxista. Orso. Lavare a 30 gradi»).

Parlare di arte a proposito di una serie televisiva era impensabile ai tempi di Ritorno a Brideshead, che pure ebbe un ottimo successo di pubblico nonché di critica in Gran Bretagna e fu trasmessa anche in Italia. La Golden Age inaugurata dalla Hbo doveva ancora arrivare, e la parola capolavoro – non solo per programmi trasmessi sul piccolo schermo – era piuttosto in disgrazia. Come era in disgrazia la parola “romanzo”. Oggi accoppiata sempre più spesso a serie come I Soprano, The Wire, oppure Lost, che a guardar bene rappresentano rispettivamente la narrazione mimetica ottocentesca (almeno fino al black out nell’episodio finale), la narrazione che sperimenta in materia di scrittura, e la narrazione che costruisce un suo mondo peculiare. Tre modelli sempre più difficili da trova- re nei romanzi degli scrittori che sdegnano la tv.

L’Arte, o presunta tale, ha le sue ripetizioni e i suoi luoghi comuni

Secondo Heinemann, la superiorità di Ritorno a Brideshead starebbe nella ricchezza e nella complessità della voce fuori campo, nel fatto che i personaggi cambiano, nel ruolo della fede e della grazia divina. Mentre i personaggi di Downton Abbey sarebbero sempre uguali a se stessi, mossi da circostanze esterne. Non potrebbe essere altrimenti, visto che tecnicamente si tratta di una soap. La constatazione non vale come giudizio di valore, ma semplicemente come indicazione di un genere narrativo dotato di regole proprie.
Traspare molta nostalgia, dall’articolo di Heinemann. Siamo così ricondotti a un altro annoso dibattito, che ha per tema la capacità di riconoscere il nuovo quando è nuovo. Senza rimanere per sempre abbarbicati a quel che ci piacque (anche) perché lo abbiamo visto nell’età che Muriel Spark nel romanzo Gli anni in fiore della signorina Brodie – chiamava «l’età impressionabile», con riferimento alle sue studentesse. Nuovo vuol dire qui soprattutto “riuscito”: è difficile inventare davvero qualcosa, sia in materia di arte, sia in materia di intrattenimento (e del resto, prima del romanticismo di cui ancora subiamo le conseguenze, l’originalità non era affatto un valore). Si può sbagliare – la critica non è una scienza esatta. È una forma di artigianato che può fare a meno di certe categorie scritte con maiuscola. L’Arte, o presunta tale, ha le sue ripetizioni e i suoi luoghi comuni, non meno banali di quel che viene liquidato come Intrattenimento.

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