Hype ↓
12:33 sabato 21 marzo 2026
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Se sei un vero artista non puoi vestirti a caso

Il libro What Artists Wear di Charlie Porter racconta cosa indossavano e indossano gli artisti e dimostra quanto lo stile, nell'arte, sia fondamentale.

12 Luglio 2021

Negli ultimi tempi sembra che il mondo letterario e quello della moda abbiano iniziato ad avvicinarsi, rincorrendo un sodalizio che, nell’arte contemporanea, è già in corso da anni (l’artista Anne Imhof fornisce l’esempio perfetto). La campagna Primavera Estate di Valentino era completamente fatta di parole, e cioè testi firmati da una selezione di scrittori e poeti contemporanei, mentre Prada nell’estate del 2020 aveva chiesto a Candice Carty-Williams, autrice di Queenie il testo di una sua campagna “narrativa”, fotografata da Steven Meisel e ambientata a Villa Gnutti. Due marchi italiani che hanno scelto scrittori non italiani per flirtare con la letteratura: perché? La risposta è triste e semplice: «Facciamo un test», suggeriva Cristiano de Majo qualche mese nella sua newsletter su editoria e letteratura, StudioReview, «provate a chiedere a qualche scrittore italiano cosa ne pensa della moda. La mia scommessa: al massimo vi citerà una puntata di Report. È tempo però che “l’estetica” inizi a essere considerata anche da noi come uno degli aspetti della vita culturale e dell’espressione creativa. Lo stile, tra l’altro è anche il termine con sui descrive la forma in cui viene scritto un testo. E, come si sa, lo stile è tutto».

Siamo così abituati alla mestizia o alla bruttezza dei look degli scrittori italiani considerati di successo, che Jonathan Bazzi in Valentino, avvistato lo scorso anno nella sestina del Premio Strega, ci abbagliò come una palma del deserto. Quest’anno, lo sforzo di Emanuele Trevi, che ha ritirato il premio letterario indossando le scarpe virali della Lidl, è commovente e va riconosciuto: certo, quelle scarpe fanno schifo, ma almeno sono un statement ironico, grazie al quale lo scrittore ha perlomeno dimostrato di vivere nella nostra stessa era.

Per fortuna, lo stile è qualcosa che si può imparare. Il punto di partenza è rendersi conto di aver bisogno di aiuto. Il secondo passo è capire che il segreto per diventare bravi è iniziare a osservare attentamente gli altri, anche copiarli, se necessario, almeno all’inizio (proprio come nell’arte e nella scrittura). Quello della ricerca di uno stile è un percorso interessante, perché dare un senso al proprio modo di vestire non significa soltanto scoprire o riscoprire se stessi, ma anche dialogare con chi ci circonda in modo più chiaro e appagante e, in certi casi, addirittura schierarsi a livello politico e sociale. Basti pensare al valore che ha oggi mostrare pubblicamente il proprio corpo alla luce del dibattito sulla body positivity o sul diritto della comunità Lgbtq+ di esprimere se stessa: in entrambi i casi, vestirsi in un certo modo può rappresentare un rischio, rendere più vulnerabili. Farlo comunque diventa un atto di coraggio e orgoglio che con la frivolezza normalmente associata alla moda c’entra molto poco. Un esempio: il grandissimo David Hockney arrivò a Londra per studiare arte nel 1959, quando l’omosessualità era ancora un reato penale. Non cercò mai di nascondere il suo orientamento sessuale e continuò a sfoggiare i suoi abbinamenti di colori vivaci (gli stessi che vediamo nelle sue opere). «Hockney ha stabilito un nuovo modello per l’espressione della queerness attraverso l’abbigliamento», scrive Charlie Porter nel suo libro What Artists Wear. Più che con la moda, il suo modo di vestirsi aveva a che fare con l’espressione della libertà.

Uscita poco più di un mese fa, la raccolta di saggi di Porter (scrittore, critico di moda, curatore d’arte) è il manuale perfetto per intraprendere un percorso alla scoperta del proprio stile ma soprattutto per capire quanto la moda e l’arte siano realmente legate. Il libro analizza attraverso le immagini (300 fotografie, dipinti e fotogrammi di film) e le parole (mail e studio visit con artisti viventi, materiale d’archivio e dialoghi con i parenti e gli stilisti di quelli che non ci sono più) il modo di vestire dei più importanti artisti moderni e contemporanei, nelle occasioni pubbliche come durante il lavoro in studio e anche nelle loro opere. È strano rendersi conto del ruolo fondamentale dell’abbigliamento nella storia dell’arte: in effetti, la moda è ovunque. Come fa notare Porter, la maggior parte della superficie del dipinto “La ragazza con l’orecchino di perla” è dedicata al tessuto del suo abito e del suo copricapo. «E poi, cosa stiamo davvero guardando?», continua, «Un dipinto su tela non è altro che un pezzo di tessuto».

Un’attenzione particolare è dedicata agli artisti che hanno adottato una specie di divisa, rendendo il loro stile inconfondibile. È il caso di Giorgia O’Keeffe: quello sulla copertina è l’ultimo completo acquistato dall’artista. Per tutta la vita O’Keeffe ha ribadito che i suoi fiori non avevano niente a che fare con la vagina, opponendosi alle letture freudiane del suo lavoro da parte dei critici maschi (in un’intervista rilasciata nel 1970 disse: «Quando le persone leggono simboli erotici nei miei dipinti, stanno davvero parlando degli affari loro»). Nel suo modo di vestire rifiutò completamente gli orpelli della femminilità, aderendo fin da giovane a uno stile androgino e minimalista: semplici kimono, camicie bianche e, dagli anni ’40 in poi, abiti neri su misura realizzati da sarti maschili. Uno stile che ricorda un po’ quello di Donna Tartt, protagonista dello speciale scrittori del numero 47 di Rivista Studio (mentre Carrère, l’altro autore in copertina, è famoso per i suoi v-neck). Tra gli artisti famosi raccontati da Porter ci sono anche Barbara Hepworth, Louise Bourgeois, Jean-Michel Basquiat, Sarah Lucas, Joseph Beuys, Gilbert & George ma il libro contiene anche tanti nomi meno conosciuti, da scoprire.

Tutti gli esempi di Porter dimostrano che quello dei vestiti può essere un linguaggio potentissimo, fatto di simboli da «utilizzare, sfruttare o sfidare»: attraverso la scelta di quello che indossiamo possiamo scegliere se rispettare o sgretolare l’ordine sociale. Nel libro c’è anche Cindy Sherman, la cui pratica artistica si fonda proprio sul travestimento. Sono quasi 50 anni ormai che l’artista si trasforma in qualcun altro (o nel suo stereotipo), utilizzando il make-up (maschere, colla, peli, siliconi, protesi, nasi finti, frammenti di manichini) e i vestiti, per poi fotografarsi da sola nel suo studio di New York. Vestirsi le ha permesso di rappresentare altre identità. Parlando con Porter ha detto: «Sento che è vero per tutti, non solo per il mio lavoro».

Articoli Suggeriti
La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità su Chuck Norris

In pochi hanno visto i suoi film, pochissimi al di sotto dell'età pensionabile hanno visto Walker Texas Ranger, nessuno conosce le sue terribili idee politiche, ma tutti hanno visto i meme basati su di lui. Ed è quello che oggi piangiamo: non Norris, ma l'internet della nostra giovinezza.

Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI

L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.

Leggi anche ↓
La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità su Chuck Norris

In pochi hanno visto i suoi film, pochissimi al di sotto dell'età pensionabile hanno visto Walker Texas Ranger, nessuno conosce le sue terribili idee politiche, ma tutti hanno visto i meme basati su di lui. Ed è quello che oggi piangiamo: non Norris, ma l'internet della nostra giovinezza.

Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI

L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.

Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli

La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.

In Arco di Ugo Bienvenu c’è tutto il bello dell’animazione occidentale e orientale

Candidato all'Oscar, ispirato dai fumetti di Moebius e da quelli di Akira Toriyama, Arco è un omaggio all'arte stessa dell'animazione. Ne abbiamo parlato con il regista, Ugo Bienvenu.

Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo

L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Zendaya sarà la protagonista di tutti i film più attesi del 2026

Sette film in un anno, uno più atteso dell'altro: si inizia con The Drama l'1 aprile e si finisce a dicembre con Dune 3.