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16:41 martedì 10 marzo 2026
L’Iran è riuscito quasi ad azzerare il traffico nello Stretto di Hormuz usando le onde elettromagnetiche contro le navi È il jamming dei sistemi di navigazione che usano il Gps, una tecnica di guerra elettronica sempre più usata ed efficace.
Wikipedia ha modificato le pagine di diverse città della Striscia di Gaza descrivendole come se non esistessero più Dalle modifiche è nata un'accesa polemica, con molti che hanno ricordato come migliaia di persone vivano ancora in quei posti, anche se distrutti.
Il bilocale che fu la prima casa di Pasolini a Roma è diventato un museo e si può visitare L'appartamento fu acquistato nel 2024 dal produttore Pietro Valsecchi, che lo ha poi donato al Ministero della Cultura.
Diecimila scrittori hanno pubblicato un libro vuoto per protestare contro le aziende che “rubano” le loro opere per addestrare le AI Si intitola Don't steal this book e tra i firmatari ci sono anche Kazuo Ishiguro e Mick Herron, l'autore di Slow Horses.
Milena Gabanelli è diventata meritatamente virale per aver detto che «Dio non ci ha ordinato di metterci a 90 gradi» davanti agli Usa Lo ha detto durante un collegamento con il TgLa7 di Enrico Mentana, rimasto anche lui piuttosto sorpreso dalla severissima uscita della collega.
L’Unione europea ha scorte di petrolio sufficienti per tre mesi e c’è chi inizia a essere seriamente preoccupato Con il petrolio che ha superato i 100 dollari al barile e lo Stretto di Hormuz chiuso, l'Europa inizia a guardare con una certa inquietudine alle sue riserve energetiche.
Un bambino di 9 nove anni ha presentato la sua collezione couture alla fashion week di Parigi Si chiama Max Alexander, ha quasi 6 milioni di follower su Instagram, Sharon Stone come cliente, e in sogno ha scoperto di essere la reincarnazione di Guccio Gucci.
Tutti i teatri dell’opera del mondo stanno massacrando Timothée Chalamet, compresa la Scala di Milano L'attore ha detto che «a nessuno importa del balletto e dell'opera». Il teatro ha risposto con un video piuttosto piccato.

Arianna e la pausa pranzo

Arriva l'Huffington Post. Benvenuti, ci voleva, ma l'elogio della lentezza italiana anche no please.

25 Settembre 2012

Da questa notte, come sapete, è online l’edizione italiana dell’Huffington Post. Un grande buon lavoro alla direttrice Lucia Annunziata e alla sua giovane e agguerrita redazione. Dei dubbi sul replicare quel modello ha scritto Christian Rocca su IL, e sul perché invece potrebbe davvero essere un game changer si sono espressi in molti, fra cui Riccardo Luna (nella rosa dei papabili direttori mesi fa, ma l’Arianna vuole solo donne, meglio se transitate dalla tv) sul Post.

Mentre scriviamo è online una lunga intervista a Silvio Berlusconi, sintomatica della natura della versione di Lucia dell’Huffington: colpi giornalistici alla vecchia e insieme fornitore di contenuti dall’Italia per l’estero. In due parole, rilevanza mediatica.

Del resto, della voglia di raccontare e rappresentare l’Italia nel mondo, scrive la stessa Huffington nel suo editoriale di presentazione, citando il cinema e il Colosseo come valori. Un tantino cartolinesco, ma ci sta. Quello che ci sta di meno è il collegamento logico che lei fa fra il suo cavallo di battaglia (e vera ossessione, ne scrissi sul Foglio tempo fa) del prendersi una pausa dalla vita frenetica e ultra-connessa 24 su 24 e lo stereotipo italico dell’andare piano e fare una lunga pausa pranzo. Scrive Arianna:

Inoltre, metteremo in luce la consuetudine degli italiani di staccare la spina per ricaricarsi, perché disconnetterci da tutti i nostri dispositivi è uno dei modi migliori per riconnetterci con noi stessi, e con la nostra saggezza. Io, in particolare, amo la tradizione italiana del “riposo” – ossia quel momento della giornata, nel pomeriggio, in cui i negozi e gli uffici chiudono…

Ecco, di tutto abbiamo bisogno, tranne che dell’elogio della pausa pranzo chilometrica. Avvertitela che quel che serve a noi disperatamente è il contrario, e cioè uno sdoganamento culturale della velocità e dello stare sempre connessi. Poi magari, fra vent’anni, facciamo il giochino opposto volentieri.

Se no finisce come per il liberismo: che ci mettiamo talmente tanto a metterlo in pratica che un bel giorno arriva qualcuno a dirci che dobbiamo iniziare a difenderci dai danni di un processo di riforme mai iniziato.

Non sia mai.

Buon lavoro e benvenuto Huffington Post.

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