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20:44 mercoledì 4 febbraio 2026
Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.
Un grave scandalo sessuale avvenuto sul set di Good Time potrebbe costare l’Oscar a Josh Safdie e a Marty Supreme E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.
In Giappone ha aperto un bar solo per persone che vogliono licenziarsi Secondo la regola d'oro del locale, la persona che entra annunciando di aver finalmente deciso di licenziarsi beve gratis.
La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.
Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.

In cosa consiste la tradizione natalizia delle arance e perché dovremmo ripristinarla

24 Dicembre 2018

Proprio come il Babbo Natale italiano, il Santa Claus americano scende dal camino: ma invece di limitarsi a depositare pacchi e pacchetti sotto l’albero si preoccupa anche di riempire di piccoli doni le calze che trova appese. La stessa attività, insomma, che da noi viene svolta soltanto nella notte del 5 gennaio da una bruttissima donna anziana a cavallo di una scopa. Come racconta Jackie Manski nell’articolo “Perché dovremmo riprendere la tradizione dell’arancia di Natale”, pubblicato il 21 dicembre dallo Smithsonian Magazine, l’abitudine di utilizzare le arance per riempire le calze natalizie risale ad almeno 100 anni fa. Detto ciò: provate a immaginare la reazione di un bambino del 2018 di fronte a un regalo del genere. Anche Manski racconta di aver letto sul New York Times, qualche anno fa, una simpatica lettera a Babbo Natale, in cui uno scrittore ricordava di come il trucchetto delle arance nelle calze, da piccolo, lo innervosisse: cosa credevano, i suoi genitori, che non fosse in grado di accorgersi che le arance che aveva portato Babbo Natale erano praticamente identiche a quelle che riempivano la fruttiera in cucina?

Eppure, in passato, non era possibile immaginare un Natale senza arance. Nei primi anni dopo il 1900 le arance iniziarono ad essere pubblicizzate con una certa aggressività, spesso associate al Natale. Vennero presto adottate per i doni: la loro forma, dimensione e consistenza permetteva di riempire molte più calze, dando un’idea di opulenza e ricchezza. Poi, nel periodo della Grande Depressione, le arance divennero un frutto esotico, ricercato e lussuoso: in certe famiglie si mangiavano soltanto durante le feste. Non solo: infilare le arance nelle calze rimanda anche alla leggenda delle tre palle d’oro (o borse, a lingotti, o monete) che San Nicola di Myra avrebbe donato a tre povere fanciulle che rischiavano di essere vendute come schiave. L’attuale rappresentazione in abito rosso bordato di bianco di San Nicola origina dal poema A Visit from St. Nicholas del 1821 di Clement C. Moore, che lo descrisse come un signore allegro e paffutello, contribuendo alla diffusione della figura mitica di Babbo Natale.

Un dipinto realizzato tra il 1433 e il 1435 per un monastero di Firenze, basato su una pala d’altare di Gentile da Fabriano: rappresenta San Nicola mentre lascia cadere le palle d’oro nella casa delle tre povere fanciulle

«Oggi che possiamo farci recapitare un pezzo di ghiaccio dall’Alaska solo per rinfrescare il nostro ​​cocktail, il dono di un’arancia potrebbe non sembrare così speciale», osserva Manski, suggerendo di provare a rivalutare il valore del frutto. In Perfume, Postcards, and Promises: The Orange in Art and Industry, la storica dell’arte Helen L. Kohen traccia un’affascinane storia dell’arancia. Parte del suo fascino, scrive, risiede proprio nel suo mistero. Gli esperti di agrumi devono ancora identificare da dove provenga esattamente il cedro, il progenitore degli agrumi moderni. Quindi, conclude Manski, se quest’anno mettiamo un’arancia nella calza, non doneremo soltanto un frutto, ma una lunga storia da raccontare.

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