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17:43 mercoledì 7 gennaio 2026
La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.
Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.
Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza «Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.
Una delle ragioni per cui Maduro è stato catturato sarebbero i balletti che faceva in pubblico e che infastidivano Trump Trump avrebbe interpretato quei gesti come una provocazione e avrebbe quindi deciso di dimostrare che le precedenti minacce non erano un bluff.

Apple testimonia davanti al Congresso USA

01 Marzo 2016

Oggi il consigliere generale di Apple Bruce Sewell testimonierà davanti al Congresso americano per spiegare perché la società non vuole sbloccare l’iPhone di uno dei due terroristi responsabili del massacro di San Bernardino dello scorso dicembre. Il Guardian ha anticipato parte del suo discorso, che si incentrerà sulle implicazioni per la cybersicurezza: «Hacker e cybercriminali potrebbero sfruttare il caso per attaccare la nostra privacy e sicurezza personale», dirà Sewell. «Alcuni di voi avranno un iPhone in tasca, e se ci pensate ci sono molte informazione che un ladro potrebbe usare per entrare in casa vostra».

A febbraio l’Fbi aveva chiesto ad Apple di sbloccare l’iPhone 5C usato da Syed Rizwan Farook, uno dei due giovani che hanno ucciso 14 persone nella cittadina californiana (i due sono stati uccisi dalla polizia durante la sparatoria). Il Ceo Tim Cook si era rifiutato di collaborare, definendo la richiesta delle autorità «senza precedenti». A quel punto, sia Apple che Fbi hanno deciso di rivolgersi al Congresso per risolvere la loro disputa ed entrambe le parti dovranno testimoniare per convincere i legislatori delle loro ragioni. Oggi è il turno di Apple, il cui delegato parlerà davanti alla Commissione giustizia della Camera dei rappresentanti.

Sul caso in generale, potrebbe pesare una recente sentenza di un tribunale di New York. Lunedì, infatti, Apple ha vinto una battaglia legalea Brooklyn per non sbloccare l’iPhone di un trafficante di droga, come invece richiesto dalle autorità locali: «Sarebbe assurdo sostenere che l’autorità governativa abbia chiesto altro se non qualcosa di odioso per la legge», ha scritto in una sentenza di 50 pagine il giudice James Orenstein. La sentenza di New York potrebbe avere qualche impatto sulla vicenda californiana, tuttavia non è necessariamente un precedente vincolante. Inoltre la vicenda di San Bernardino potrebbe riguardare questioni di sicurezza nazionale di rilevanza maggiore di quella di Brooklyn.

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In realtà Apple ha in passato sbloccato almeno 70 iPhone su richiesta delle autorità. Adesso però sembra avere cambiato politica. Edward Snowden ha definito la vicenda come «il caso tech più importante del decennio». Una delle più importanti società di sondaggi americane, il Pew Research Center, ha condotto un rilevamento sulla questione: la maggior parte degli americani sembrano dalla parte dell’FBI: il 51 per cento dice che Apple dovrebbe sbloccare l’iPhone, e solo il 38 per cento sostiene che non dovrebbe.

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