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00:54 mercoledì 2 settembre 2026
L’uomo condannato per l’omicidio di Tupac aveva scritto in un libro di essere il mandante dell’omicidio di Tupac, poi è stato accusato di essere il mandante dell’omicidio di Tupac e ha detto che in realtà si era inventato tutto per vendere più copie Il libro si intitola Compton Street Legend, autopubblicato, 215 pagine con filigrane a forma di foro di proiettile, e descrive Duane Keith Davis, detto Keffe D, come l'uomo che procurò la pistola che fu usata per uccidere Tupac.
Four Tet ha pubblicato su YouTube un set di 4 ore e mezza 58 tracce condensate in 4 ore e 24 minuti. Nel video ci sono inediti, remix, canzoni dal suo repertorio fantasma e numerose collaborazioni.
A Gaza non si possono più far volare gli aquiloni perché Israele li considera una minaccia terroristica Lo ha annunciato il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, secondo il quale «Un aquilone viene trattato come un drone, con o senza esplosivi».
Ci sono così tanti video dell’inondazione in Nepal generati con l’AI che il governo nepalese ha intimato alle piattaforme di rimuoverli tutti immediatamente E ha pure creato una task force di polizia esclusivamente dedicata alla caccia di questi contenuti e alla denuncia delle persone che li creano e diffondono.
Ib Kamara lascia Off White ed è l’ennesima brutta notizia per lo streetwear Sono previste però special capsule firmate da lui con dieci collaboratori esterni, tra cui il musicista Kid Cudi e lo stilista Raul Lopez.
Il governo serbo concederà a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il funerale di Stato perché «era pur sempre un generale» «Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.
La ragione per cui le aziende AI stanno addestrando le AI usando solo libri vecchi e che i libri vecchi sono gli unici che sicuramente non sono stati scritti con l’AI Cause giudiziarie e inchieste giornalistiche hanno rivelato che questa è una pratica ormai diffusissima. Anche perché le AI non possono più essere addestrate con contenuti presenti su internet, perché troppi contenuti presenti su internet sono ormai fatti con l'AI.
Le operazioni di soccorso al confine tra Nepal e Tibet stanno diventando impossibili a causa della piena di un lago che si è formato dopo la frana che ha causato l’inondazione Operazioni che erano già difficili per via dalle infrastrutture distrutte e dalle linee di comunicazione danneggiate.

Alessandro Michele, l’italiano che sta cambiando la moda

12 Aprile 2016

Nell’ultimo numero del T Magazine, il magazine dedicato allo stile del New York Times, Alexander Fury firma un’insolita intervista doppia ad Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, e a Demna Gvasalia, responsabile di Vetements e Balenciaga. I due si sono incontrati per la prima volta il giorno del debutto di Gvasalia da Balenciaga, e proprio in quell’occasione sono stati fotografati insieme. Il giornalista inglese, già penna dell’Independent e Vogue.com, spiega che l’accostamento dei due designer, che pure può sembrare forzato, è dovuto al modo radicale in cui entrambi stanno cambiando l’industria. L’impatto della loro direzione creativa è stato infatti ugualmente forte e si è tradotto in un successo di mercato per molti versi inaspettato.

«Il fatto che fossero entrambi sconosciuti è il collegamento immediato fra Gvasalia e Michele, ma c’è qualcos’altro che li unisce (…) Esiste una sinergia tra l’approccio che entrambi hanno nei confronti delle barriere di genere – le ignorano – e del momento della sfilata, che usano per mostrare i propri vestiti e non per mettere su uno spettacolo. Entrambi parlano molto, velocemente, di abiti più che di moda, della realtà, di ciò che potrebbe piacere, e quindi vestire, a un ragazzo o a una ragazza per strada».

FASHION-FRANCE-VETEMENTS

Se l’approccio al metodo è dunque simile, il risultato è diametralmente opposto: «Le loro strade sono mondi differenti (…) Gli abiti riccamente decorati di Gucci sembrano cimeli di famiglia, mentre Vetements sembra uscito dal sacchetto dei vestiti da riciclare, un’accozzaglia di robe spiegazzate intenzionalmente brutte». Nel corso dell’intervista i due dicono molte cose interessanti, come quando Michele ammette: «La realtà è una grande parte del nostro lavoro. Credo che la moda, per troppo tempo, è stata come in prigione (…) Voglio dire, lavoro nella moda da tanto ma capisco queste cose dopo anni di prodotto, prodotto, prodotto. È un qualcosa che ha ucciso tutto, anche il mercato stesso. Un prodotto senza un’idea, un’anima, un’attitudine. Se non riesci a dare alle persone l’idea di appartenere a una sorta di tribù…». «Ne hanno bisogno» – concorda Gvasalia.

In testata: Alessandro Michele alla fine di una sfilata (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images); La sfilata per l’Autunno Inverno 2016 di Vetements (Bertrand Guay/AFP/Getty Images)
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