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16:27 sabato 20 giugno 2026
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
All’improvviso Rick Rubin ha annunciato che questo fine settimana torna in Toscana per la seconda edizione del suo Festival of the Sun Anche questa volta l'annuncio è arrivato all'ultimo momento: festival gratuito, basta prenotarsi e presentarsi domenica 21 a Colle Val d’Elsa, vicino Siena.
Persino J.D. Vance si è stufato delle deliranti uscite di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sull’accordo di pace con l’Iran «Trump è l'unico capo di Stato al mondo solidale con Israele. Non attaccherei l'unico alleato che mi è rimasto», ha detto in conferenza stampa il Vicepresidente USA.
In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.
Se volete trasformare casa vostra in uno spazio liminale, A24 ha fatto la carta da parati di Backrooms E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.
La Nazionale francese ha deciso che dopo ogni gol che segna al Mondiale nello stadio deve partire One More Time dei Daft Punk a tutto volume In questa edizione del Mondiale tutte le Nazionali hanno dovuto scegliere un "inno da gol". C'è anche una playlist ufficiale che li raccoglie tutti.
Tra le opere meno conosciute di David Hockney ci sono delle bellissime illustrazioni che fece per le sue fiabe preferite dei fratelli Grimm Le realizzò nel 1969 e le tavolo vennero raccolte tutte in un volume, pubblicato un anno dopo, intitolato Six Fairy Tales from the Brothers Grimm.
A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.

Le fotografie segrete di Alberto di Lenardo

Il 23 luglio viene presentato a Milano il libro An Attic Full of Train, una selezione dall'archivio sterminato (e sconosciuto) di quasi diecimila fotografie conservato dalla nipote.

23 Luglio 2020

La storia non è poi così nuova. L’arte, come la fotografia o la letteratura, è piena di personaggi rimasti sconosciuti in vita, e diventati grandi solo dopo la morte. Da Franz Kafka a Jan Vermeer, da Emily Dickinson a Vivian Maier, la fotografa babysitter diventata leggenda quasi per caso, anni dopo la sua scomparsa. Eppure la vicenda di Alberto di Lenardo, portata alla luce solo pochissimi mesi fa grazie alla nipote Carlotta, ha qualcosa in più: una familiarità che ci appartiene.

Tutto inizia all’ultimo piano di una vecchia casa di famiglia in Friuli, a pochi chilometri da Udine. Al suo interno c’è una stanza piena di libri. Tra gli scaffali, nascosta fra i volumi di letteratura e i cataloghi di arte, si trova una porta che conduce a una soffitta segreta. Al suo interno non ci sono solo bauli pieni di giocattoli e vecchi mobili impolverati, ma un gigantesco modellino ferroviario a cui Alberto pare si sia dedicato tutta la vita. Una passione privata che la ragazza custodiva come il bene più prezioso. Carlotta aveva un rapporto tutto speciale con lui. Era lei la più coccolata, era a lei che venivano confidati i segreti. Come quello che il nonno le ha confidato durante un pranzo di famiglia: l’amore incondizionato verso la fotografia.

Alberto di Lenardo, scomparso nel 2018, però non era un semplice fotografo amatore, era molto (ma molto) di più. Un giorno decise di mostrare a Carlotta quello che aveva ritratto nel corso di una vita. Un archivio sterminato (e sconosciuto) fatto da quasi diecimila fotografie, scattate in cinquant’anni. Non le solite immagini di famiglia sgranate o sfocate, ma veri e propri gioielli capaci di raccontare l’Italia degli anni sessanta, settanta e ottanta come raramente era stato fatto prima. Inquadrature, scorci, colori: tutto era perfetto, equilibrato, armonico. Lo stile ricordava quello di Guido Guidi, e soprattutto quello Luigi Ghirri, quando ancora il più grande fotografo italiano del dopoguerra non era diventato tale.

Ritagli di cieli, oleografie casalinghe, altri oggetti senza importanza: nonno Alberto ha immortalato per più di mezzo secolo le cose che tutti vedono ma a cui nessuno fa attenzione, come le vie che percorreva tutti i giorni, i posti che visitava con la famiglia, gli oggetti che aveva in casa. Proprio come Ghirri (ma anche come gli americani William Eggleston o Stephen Shore), il suo scopo sembrava quello di innalzare ad opera d’arte la normalità del quotidiano sottraendola al giudizio precipitoso di chi non è abituato ad osservare nulla con attenzione. La fotografia per di Lenardo, come per il suo grande successore, non era dunque uno specchio del mondo, ma una finestra sul mondo.

La nipote Carlotta ha scelto di raccontare questo lungo diario visivo nel nuovo volume An Attic Full of Trains, edito da Mack Book. Molte di queste immagini sono dedicate ai viaggi. Ci sono scatti che raccontano l’Italia e altri che mostrano gli Stati Uniti, la Francia, il Brasile, il Marocco e la Grecia. Tutte hanno un che di familiare: sembrano istantanee che tutti noi abbiamo realizzato, anche grazie alla fotocamera del cellulare. L’ingresso di un hotel, uno spicchio di camera d’albergo, una spiaggia vista dall’alto, una piscina. E ancora due amici che si abbracciano teneramente, il cane, due sedie a sdraio dimenticate su una terrazza, un fiore piegato dal vento, l’interno confuso e caotico di una drogheria. Le inquadrature di Alberto sono contemporanee e potrebbero tranquillamente uscire da un account di Instagram ben curato. Solo che possiedono una grazia e una poesia che manca ai social media.

Un ruolo di primissimo piano, oltre ai luoghi e agli oggetti, se lo ritagliano le donne, ritratte in qualsiasi momento della giornata e da qualsiasi angolazione possibile. C’è la ragazza affacciata alla finestra di una vecchia casa che si vede in lontananza e quella che sbadiglia annoiata ripresa in primo piano, c’è un fondoschiena accentuato dagli shorts bianchi ritratto sulla scaletta dell’aereo e un bikini arancione che emerge da un telo da mare a righe bianche e azzurre. C’è la giovane che dorme e la signora che si spalma la crema solare. Rispetto a Ghirri, la produzione di di Lenardo ha una componente più vouyeristica, forse più ammiccante e ironica. Ma sempre delicata, rispettosa, quasi sussurrata.

Il 23 luglio il libro An Attic Full of Trains viene presentato da MiCamera a Milano alle 19. All’interno dello spazio di via Medardo Rosso, Carlotta firmerà copie e racconterà la storia del nonno innamorato della fotografia. E di come per lui il mondo non si divideva in scorci interessanti e scorci banali, in posti belli e posti brutti. Ma tutto diventava degno di attenzione e meritava di essere osservato. «Fotografare – amava ripetere Ghirri – è riuscire a trovare quell’emozione che ti fa immaginare la vastità dello spazio, anche nelle cose più quotidiane». In ognuno di noi infatti esistono alfabeti visivi che custodiamo inconsciamente. Di Lenardo li ha semplicemente portati alla luce del sole, permettendoci di riappropriarcene.

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