Hype ↓
21:54 martedì 27 gennaio 2026
Dopo che Mamdani ha consigliato ai newyorchesi di leggere Heated Rivalry, i download del libro sono aumentati del 500 per cento Download tutti arrivati dalla rete delle biblioteche pubbliche della città, dove il libro si poteva scaricare gratuitamente.
Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.
Sydney Sweeney rischia una denuncia per atti vandalici per aver coperto la scritta Hollywood con i suoi reggiseni Era tutta una trovata pubblicitaria per lanciare la sua linea di biancheria intima, Syrn. Ma, a quanto pare, la trovata pubblicitaria la porterà in tribunale.
La CDU, il partito di maggioranza in Germania, vuole abolire il diritto di lavorare part time Secondo il partito del cancelliere Merz, la crisi economica tedesca è colpa soprattutto dei troppi lavoratori che decidono di fare part time.
I cittadini di Minneapolis hanno organizzato una festa per il licenziamento di Greg Bovino davanti all’hotel dove alloggiava Cori, canti, balli, musica, festeggiamenti. Fino a quando la polizia non è intervenuta per interrompere violentemente il party improvvisato.
Ad Amsterdam saranno installate lungo i canali delle mini scale per aiutare i gatti che cadono in acqua Centomila euro che il Comune ha deciso di investire nella costruzione di quelle che tecnicamente si chiamano “scale per l’uscita della fauna selvatica”.
Dopo il litigio con il figlio Brooklyn, una canzone di Victoria Beckham di 25 anni fa è arrivata in cima alle classifiche inglesi A 23 anni dal lancio, "Not Such An Innocent Girl" raggiunge la vetta di ben due classifiche inglesi, grazie al pubblico litigio tra Victoria e David da una parte e il figlio Brooklyn dall'altra.
Per la prima volta Pitchfork ha spiegato come assegna e cosa significano i voti che dà agli album È una guida che introduce anche gli abbonamenti al sito, che permetteranno agli utenti di aggiungere il loro voto a quello dei giornalisti.

Le immagini libere di Agnès Varda

È morta oggi a novant’anni la regista belga che prima di essere icona è stata una delle inventrici della Nouvelle Vague.

29 Marzo 2019

I venerati maestri – ultimo stadio della triade arbasiniana che tutti conosciamo, prima vengono la giovane promessa e il solito stronzo – spesso si rivelano dei vecchi tromboni. Il passo è breve e l’hanno compiuto in tanti, registi scrittori attori e registe scrittrici attrici che si ritrovano in veneranda età a pontificare, un po’ perché fisiologicamente va così, un po’ perché quello è il ruolo che viene loro assegnato, statue di carne fragile che ci spiegano il senso della vita. Non è sbagliato, ma è un film già visto. Agnès Varda ha scritto un film tutto diverso, è morta oggi a novant’anni senza diventare mai una vecchia trombona, e forse neppure una venerata maestra. Era ancora una regista-ragazza, di quelle che non hanno un coccodrillo pronto nelle redazioni del mondo: paiono ancora troppo pimpanti per un necrologio.

Lei sull’età ci scherzava, l’anno scorso venne alla Fondazione Prada a presentare il magnifico Visages villages, pensato e girato insieme all’artista übercool JR, e raccontò: «Lui, quando lavoriamo, mi fa correre, mi fa salire le scale, non mi aspetta come si fa con le anziane signore: se non gli vado dietro svelta, sbuffa». E questa cosa le piaceva moltissimo. Giovanissimo era appunto il suo cinema, e valga come esempio proprio questo viaggio nella provincia francese libero e leggero, politico senza proclami, femminista senza pedanteria, ma con lo spirito di una che le cose le ha cambiate con il lavoro, lo sguardo, il caschetto mezzo rosso e mezzo bianco, vezzo da icona inconsapevole o forse no. Dei due registi, lei era la più vispa, il fotografo-installatore JR al contrario molto più serioso e vezzoso, proprio perché era nel pieno dei suoi trent’anni e non verso il secolo di vita.

Agnès Varda, prima che essere icona ma con ironia, sciura in Gucci ovviamente dell’era Alessandro Michele, gattara consapevole, Oscar alla carriera assai tardivo (l’anno scorso, il suo sponsor era Angelina Jolie), è stata una delle inventrici della Nouvelle Vague, e tanto sarebbe bastato a renderla, col tempo, una maestra veneratissima, unica donna ammessa nel club dei Godard e dei Truffaut, autrice di indimenticati film come Cléo dalle 5 alle 7, e Il verde prato dell’amore, e Les créatures, oggi documenti di quegli anni Sessanta pieni di libertà e invenzione, e ovviamente di politica, c’era la contestazione, c’era il Vietnam, c’erano i diritti delle donne, e i registi ci si buttavano dentro. Insieme alla finzione c’era il documentario, non per niente prima che autrice di film Agnès – anzi Arlette, il nome di battesimo cambiato forse per vanità – era stata fotografa, e col tempo le due cose si sono mischiate fino a raggiungere quel misto che era solo il cinema di Varda, sospeso in una dimensione che non era né realtà né immaginazione, forse la sua coscienza in cui ci portava con la grazia di una signora che ti riceve dentro casa.

Viaggi in giro per il mondo, un tentativo di carriera americana presto abortita, i grandi premi (nell’85 il Leone d’oro a Venezia per il disperatissimo Senza tetto né legge), celebri amicizie coi belli e scandalosi dell’epoca, Jim Morrison pianto molto presto e Jane Birkin (le dedica a fine anni Ottanta la docufiction Jane B. par Agnès V.), e una turbolenta vita sentimentale, prima una figlia non riconosciuta dal padre, erano amori tra artisti, poi un marito anche lui promessa e poi stronzo e poi maestro ma con levità, cioè Jacques Demy, autore del più bel musical di tutti i tempi (o quasi, ma certo sta nella top 3): Les parapluies de Cherbourg, 1964, con Catherine Deneuve stupenda ombrellaia che s’innamora del meccanico del paese. Varda e Demy, due espressioni completamente diverse nel ribollire filmico degli anni Sessanta francesi, ma quanto cinema ugualmente grande in una sola coppia.

Quest’anno a Berlino è passato il suo film-testamento, si capisce fin dal titolo: Varda par Agnès. Ma, a proposito di quella storia del non aver mai voluto essere una venerata maestra, vale ancora di più un capitolo tenerissimo di Visages villages. Agnès e JR sono dalle parti del paesetto sul lago svizzero dove vive Jean-Luc Godard, con lui c’è un appuntamento dopo anni di lontananza, lei va alla porta e trova un biglietto in codice, lui non c’è o forse si nega, ma secondo me è in casa, pensa lei, perché fa così, perché fugge dall’amica e collega di un tempo, ormai siamo due anziani signori, non c’è più bisogno di tutto questo. Godard non lo vedrà probabilmente mai più, è questo che capisce. Godard lui sì vecchio simpatico trombone, lei ragazzina che se ne va sconsolata, ma scordandosi in un attimo il passato, c’è ancora futuro davanti.

Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.