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Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.
I protagonisti di The Voice of Hind Rajab, candidato all’Oscar per il Miglior film internazionale, non saranno alla cerimonia perché gli Usa vietano l’ingresso ai cittadini palestinesi Ad annunciarlo sono stati gli attori e le attrici del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui loro profili social.
È stato annunciato il sequel di KPop Demon Hunters ma i registi hanno già detto che ci sarà molto da aspettare prima di vederlo Maggie Kang e Chris Appelhans hanno messo le mani avanti e avvisato i fan: i tempi di lavorazione saranno lunghi, molto lunghi.
La nuova Guida suprema dell’Iran ha detto di aver scoperto di essere la nuova Guida suprema dell’Iran guardando la tv Lo ha fatto nel suo primo messaggio alla nazione, letto da un annunciatore sui canali della tv di Stato. Per il momento, il nuovo ayatollah ancora non si è fatto vedere in pubblico.

Ricky Gervais è proprio quello di cui abbiamo bisogno adesso

È arrivata su Netflix la terza e ultima stagione di After Life, sei episodi di dark humour che non lasciano spazio all'autocommiserazione.

17 Gennaio 2022

Ci vuole una quantità di tempo libero bestiale, per stare dietro a tutto questo intrattenimento video. Non facciamo in tempo ad appassionarci a Squid Game, azzardare paragoni con Parasite, googlare il ristorante coreano più vicino a noi, tutto inutile: pochissimi giorni dopo aver imparato cos’è un kimchi stufato arriva il momento di Zerocalcare, l’Ultimo Intellettuale Italiano, e allora annamose tutti a pija’ un gelato. Suggerisco una nuova ossessione: è uscita venerdì scorso su Netflix la terza e ultima stagione di After Life, sei episodi di dark humour scritti e interpretati da Ricky Gervais (forse vi ricorderete di lui per quella volta in cui ha sbertucciato mezza Hollywood, sorseggiando una pinta di lager, con il suo discorso introduttivo ai Golden Globe del 2020, per i suoi spettacoli di stand-up comedy e per aver creato The Office). Le prime due stagioni hanno collezionato decine di milioni di spettatori e una manciata di award che, insieme a una chitarra e a qualche bottiglia di champagne vuota, stanno sullo sfondo in tutte le interviste zoom che Ricky Gervais ha concesso da casa sua negli ultimi mesi, spesso in postumi di sbronza ma sempre di ottimo umore.

After Life 3 riparte da dove eravamo rimasti: Ricky Gervais interpreta Tony, giornalista della Tambury Gazette, un quotidiano gratuito di un paesino inglese immaginario dove – curiosamente – c’è sempre bel tempo e non passa mai una macchina. Tony ha perso la moglie per una brutta malattia, e non l’ha presa benissimo. Alle sette e mezza di sera è già alla seconda bottiglia di vino (di solito Casillero del Diablo con tappo svitabile in plastica), non mangia niente che sia più complicato da cucinare di un chili con carne in lattina, ha un cane uguale a quello di Luca Bizzarri, indossa perennemente una maglietta color topo e tiene quasi sempre le mani nelle tasche di un giubbino slavato durante le visite quotidiane, con le spalle incassate e il passo strascicato, alla tomba di sua moglie.

C’è un articolo del New Yoker di qualche settimana fa, “The case against the trauma plot“, dove si analizza una tendenza in corso: l’innamoramento di scrittori e sceneggiatori per i personaggi la cui personalità è completamente definita da un trauma. Questo genere di intrecci spostano la nostra curiosità sul passato. Che cosa è successo per ridurre il protagonista in questo stato? In un mondo permeato di vittimismo, si chiede l’articolo di Parul Sehgal, il trauma è diventato la medaglia al valore dei coraggiosi? Il distubo post-traumatico da stress è il quarto disturbo psichiatrico più diagnosticato dai dottori negli Stati Uniti e viene definito in psicoterapia come “qualsiasi cosa che il corpo percepisce come troppo, troppo in fretta o troppo presto”. Forse una definizione un tantino generica, a tal punto che 633mila e 120 sintomi possono essere attribuiti a un PTSD.

Per ognuno di questi traumi, sembrerebbe, c’è una trama da scrivere. E quindi abbiamo avuto il Joker tormentato di Joaquin Phoenix e i daddy issues del giovane J.R. Moehringer in Tender Bar, l’ultimo film di George Clooney da regista, disponibile su Amazon da qualche settimana. Non parliamo nemmeno del povero Jude di Una vita come tante e della sua infanzia maledetta. La pornografia del dolore si è fatta strada anche nella musica: non c’è una canzone dove Ghali non ci ricordi che da bambino andava a trovare suo padre in carcere e tutto il marketing dell’ultimo singolo di Stromae è incentrato sui pensieri suicidi del cantante belga.

Be’, nell’ultima stagione di After Life non c’è grande spazio per l’autocommiserazione. Tony è vedovo, come non manca di ricordare a chiunque gli rivolga la parola, e non ha nessuna voglia di ritornare sul mercato dei single. Ma il suo trauma non è un’identità totalizzante. Tony non si piange addosso, è scettico, cinico, ironico e non pensa che il mondo intero gli debba un risarcimento. La sua filosofia è “just fuck off, life goes on”. Forse quando una storia è scritta da chi ha buone idee, non serve il ricatto del trauma per spiegare tutte le sfaccettatture del protagonista. Perciò il ritmo lento e l’ironia british di After Life 3 sono un alprazolam naturale contro il logorio della vita moderna, nell’attesa di un bonus psicologo.

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