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Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
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C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
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Ricky Gervais è proprio quello di cui abbiamo bisogno adesso

È arrivata su Netflix la terza e ultima stagione di After Life, sei episodi di dark humour che non lasciano spazio all'autocommiserazione.

17 Gennaio 2022

Ci vuole una quantità di tempo libero bestiale, per stare dietro a tutto questo intrattenimento video. Non facciamo in tempo ad appassionarci a Squid Game, azzardare paragoni con Parasite, googlare il ristorante coreano più vicino a noi, tutto inutile: pochissimi giorni dopo aver imparato cos’è un kimchi stufato arriva il momento di Zerocalcare, l’Ultimo Intellettuale Italiano, e allora annamose tutti a pija’ un gelato. Suggerisco una nuova ossessione: è uscita venerdì scorso su Netflix la terza e ultima stagione di After Life, sei episodi di dark humour scritti e interpretati da Ricky Gervais (forse vi ricorderete di lui per quella volta in cui ha sbertucciato mezza Hollywood, sorseggiando una pinta di lager, con il suo discorso introduttivo ai Golden Globe del 2020, per i suoi spettacoli di stand-up comedy e per aver creato The Office). Le prime due stagioni hanno collezionato decine di milioni di spettatori e una manciata di award che, insieme a una chitarra e a qualche bottiglia di champagne vuota, stanno sullo sfondo in tutte le interviste zoom che Ricky Gervais ha concesso da casa sua negli ultimi mesi, spesso in postumi di sbronza ma sempre di ottimo umore.

After Life 3 riparte da dove eravamo rimasti: Ricky Gervais interpreta Tony, giornalista della Tambury Gazette, un quotidiano gratuito di un paesino inglese immaginario dove – curiosamente – c’è sempre bel tempo e non passa mai una macchina. Tony ha perso la moglie per una brutta malattia, e non l’ha presa benissimo. Alle sette e mezza di sera è già alla seconda bottiglia di vino (di solito Casillero del Diablo con tappo svitabile in plastica), non mangia niente che sia più complicato da cucinare di un chili con carne in lattina, ha un cane uguale a quello di Luca Bizzarri, indossa perennemente una maglietta color topo e tiene quasi sempre le mani nelle tasche di un giubbino slavato durante le visite quotidiane, con le spalle incassate e il passo strascicato, alla tomba di sua moglie.

C’è un articolo del New Yoker di qualche settimana fa, “The case against the trauma plot“, dove si analizza una tendenza in corso: l’innamoramento di scrittori e sceneggiatori per i personaggi la cui personalità è completamente definita da un trauma. Questo genere di intrecci spostano la nostra curiosità sul passato. Che cosa è successo per ridurre il protagonista in questo stato? In un mondo permeato di vittimismo, si chiede l’articolo di Parul Sehgal, il trauma è diventato la medaglia al valore dei coraggiosi? Il distubo post-traumatico da stress è il quarto disturbo psichiatrico più diagnosticato dai dottori negli Stati Uniti e viene definito in psicoterapia come “qualsiasi cosa che il corpo percepisce come troppo, troppo in fretta o troppo presto”. Forse una definizione un tantino generica, a tal punto che 633mila e 120 sintomi possono essere attribuiti a un PTSD.

Per ognuno di questi traumi, sembrerebbe, c’è una trama da scrivere. E quindi abbiamo avuto il Joker tormentato di Joaquin Phoenix e i daddy issues del giovane J.R. Moehringer in Tender Bar, l’ultimo film di George Clooney da regista, disponibile su Amazon da qualche settimana. Non parliamo nemmeno del povero Jude di Una vita come tante e della sua infanzia maledetta. La pornografia del dolore si è fatta strada anche nella musica: non c’è una canzone dove Ghali non ci ricordi che da bambino andava a trovare suo padre in carcere e tutto il marketing dell’ultimo singolo di Stromae è incentrato sui pensieri suicidi del cantante belga.

Be’, nell’ultima stagione di After Life non c’è grande spazio per l’autocommiserazione. Tony è vedovo, come non manca di ricordare a chiunque gli rivolga la parola, e non ha nessuna voglia di ritornare sul mercato dei single. Ma il suo trauma non è un’identità totalizzante. Tony non si piange addosso, è scettico, cinico, ironico e non pensa che il mondo intero gli debba un risarcimento. La sua filosofia è “just fuck off, life goes on”. Forse quando una storia è scritta da chi ha buone idee, non serve il ricatto del trauma per spiegare tutte le sfaccettatture del protagonista. Perciò il ritmo lento e l’ironia british di After Life 3 sono un alprazolam naturale contro il logorio della vita moderna, nell’attesa di un bonus psicologo.

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