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A Londra ci sarà la prima maratona corsa dentro un negozio Ikea Consiste nel fare 17 giri da un kilometro e mezzo. I posti disponibili sono 80 e non è ammesso il pubblico.
Sarà una coincidenza, ma negli USA durante i Mondiali si è registrato un grandissimo aumento delle richieste di giorni di malattia Il giorno dopo il Knockout Tuesday, la sconfitta negli ottavi di finale contro il Belgio, negli uffici c'era il 26 per cento di presenti in meno.
In Giappone hanno inventato i frigoriferi per tenere al fresco gli esseri umani durante le ondate di calore Costano 9 mila euro, all'interno c'è una sedia, la temperatura è a 15 gradi Celsius, quando ti siedi l'aria fresca viene soffiata verso testa, collo, spalle e schiena.
Il trend social del momento si chiama As Nolan Intended, cioè persone che guardano Odissea su dispositivi assurdi per prendere in giro Nolan e la sua fissazione con l’IMAX Sullo schermo di una lavatrice, su un Apple watch, su un Tamagotchi, sulla macchinetta obliteratrice del bus. Tutto pur di indispettire Nolan.
Dopo la cancellazione del concerto di Bad Bunny a causa della grandine, parecchie persone si sono convinte che fare concerti a Milano porti sfortuna È successo a lui, a Rosalia, a Bruce Springsteen, ad A$AP Rocky, ai Flaming Lips... Forse è il caso di iniziare a preoccuparsi?
A Bologna c’è un archivio che conserva tutti gli atti giudiziari, gli articoli di giornale, i materiali audiovisivi per ricordare cosa è successo davvero al G8 di Genova Si trova nello spazio autogestito Vag61 e conta gli atti dei processi processi sul G8 del 2001, una rassegna stampa di 6.275 articoli e moltissime ore di materiale audiovisivo.
Sta per arrivare You Never Did Anything Wrong, Part II (2026), il nuovo film di Nan Goldin Lo presenterà a novembre a Londra, alla Hayward Gallery del Southbank Centre, la sua prima grande mostra inglese in 24 anni.
Lana Del Rey ha rimandato per l’ennesima volta l’uscita del suo nuovo disco, ma per farsi perdonare ha detto che nel frattempo ha quasi finito anche quello successivo Bisogna aspettare ancora un mese, come minimo, per ascoltare Stove e, forse, anche Spyda, i due album che l'artista definisce «tra i più belli che abbia realizzato».

Abu Dhabi: la “newyorchizzazione” del deserto

27 Aprile 2011

Greg Giraldo la metteva così: niente dimostra lo spirito americano e l’attitudine occidentale verso la libertà come un addio al nubilato a New York, a pochi giorni dalla tragedia dell’11 settembre. Ci hanno provato a spaventarci, ma se le rovine di ground zero ancora fumanti non fanno passare la voglia ad un branco di giovani sgallettate di schiamazzare in un club, “Cosmo” in una mano e dildo nell’altra, allora i terroristi hanno perso.

Sex and the City 2 , seconda protesi cinematografica dell’iconica saga newyorchese, esprime grossomodo lo stesso concetto. Nonostante il messaggio, però, il film paga un tributo decisamente ambiguo all’ambiente che critica – nella fattispecie, gli Emirati.

Senza dilungarmi troppo sulla trama, comincerei dall’inizio, che è esattamente come te l’aspetti. New York City, grattacieli, Empire State of Minddi Jay-Z in sottofondo, pure un matrimonio gay per stabilire che, effettivamente, “there’s nothing you can’t do”. Delle quattro protagoniste, che per anni hanno rappresentato lo stile di vita (più inarrivabile che site-specific) della donna in carriera single, tre sono ormai accasate. Tra infanti piagnoni e mariti pantofolai, quello che ci vuole è una bella gita in un posto esotico, ma che non faccia rimpiangere i cocktail e le boutique della Grande Mela. E così scatta – in circostanze poco realistiche nella vita reale – il viaggio all inclusive negli Emirati, nella culturalmente avanzata e ridicolmente lussuosa Abu Dhabi.

Nel corso delle sue interminabili due ore e mezza (con gag che fanno rimpiangere il peggior Vanzina), le incautamente scollate protagoniste si renderanno conto però che il fascino esotico ma addomesticato dell’emirato è solo una maschera, dietro alla quale si affaccia una realtà retrograda e misogina. Le stanche batterie matrimoniali alla fine si ricaricano e, dopo che Samantha – la più libertina del gruppo – rischia l’arresto per una pomiciata in pubblico, il ritorno alla civiltà newyorchese diventa addirittura imperativo.

A giustificare il metraggio – di solito riservato a film come Transformers o Harry Potter, per fare spazio alle inevitabili mezz’ore di CGI – bisogna dire che nel suo piccolo Sex and the City 2 degli effetti speciali ce li ha. Per dirne una, la produzione è riuscita a trasformare Marrakech nella decisamente più “hot” Abu Dhabi, preferita alla spavalda sorella Dubai più per ripicca che per altro (“Dubai is over. Abu Dhabi is the future”, dice un tizio dall’accento arabo ad un certo punto del film). Questo trick cinematografico, spesso giustificato da banali motivi di budget, è in realtà il risultato di un gioco di rimbalzi e scaricabarile che merita una breve cronologia.

Fase 1: Al principio la sceneggiatura ambientava il film a Dubai. Nota per la sua boria costruttiva ed i suoi affari internazionali scavezzacollo, la città è decisamente più Las Vegas che New York. Perfetta, quindi, come esempio di resort desertica e sfrenata, da spot CNN.

Fase 2: Proposto il film a chi di dovere, Dubai rifiuta. A partire dal nome, le autorità cittadine non ci tengono ad essere associate alla gita debosciata della cricca di Carrie & co.

Fase 3: Si ripiega su Abu Dhabi. Sempre ricca, sempre araba. Senonché, su pressioni di Dubai, pure loro dicono di no.

Fase 4: Soluzione Marocco. Marrakesh ci sta, ma non vuole che la città sia identificabile nel film. Piuttosto che tornare alla scortese Dubai e dargli visibilità gratuita, si decide per Abu Dhabi – che tanto è sempre cool.

Quello che mi affascina della decisione della produzione è la ripicca finale. Nelle parole di un non meglio identificato filmmaker intervistato da ABCNews, infatti, sarebbe stato troppo comodo per Dubai fare la voce grossa e beccarsi lo stesso l’impennata turistica che un film iconico come Sex and the City 2 si porta dietro. Sulla carta la trama non è che renda sto gran servigio alla location ospite, ma anche il Guardian sembra non essere entusiasta della scelta di Carrie e comari, ricordando la condizione decisamente poco rosea dei diritti femminili nell’emirato.

Il fattore mitologico associato alla serie come macchina del glamour è quindi decisamente più potente degli elementi di denuncia sparsi per il plot. La potenza iconografica dei grattacieli di New York, lo stile di vita delle protagoniste e tutto il relativo apparato immaginario vanno ad investire i grattacieli ed il prestigio culturale dell’ultima ora di Abu Dhabi. Una newyorchizzazione, questa, tutto sommato in linea con i tentativi dell’amministrazione cittadina di iniettare prestigio culturale ed immobiliare in un terreno desertico.

Apparentemente senza volerlo, Sex and the City 2 gioca di fatto lo stesso ruolo dei nuovi landmark museali e delle propaggini residenziali di cui la città punta a fregiarsi nei prossimi anni: dal Guggenheim di Frank Gehry al Louvre di Jean Nouvel (costato all’emirato mezzo miliardo di dollari solo per il brand), fino all’eco-sobborgo di Saadiyat Island (impreziosita dalle chicche architettoniche di Norman Foster e Tadao Ando). E tutto questo senza farne vedere nessuno.

Si tratta di un tributo ambiguo, come dicevo prima, e forse inevitabile – considerato lo status di cui già gode la città. Ma se non altro, si spera, l’ondata turistica che seguirà il film saprà come regolarsi in quanto a scollature.

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