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Dopo quasi dieci anni, i fratelli Coen sono finalmente tornati a fare un film insieme Netflix ha comprato il nuovo film di Joel Coen, un mistero gotico ambientato nelle Highlands con Patsy Ferran e Josh O’Connor. In sala nell’autunno 2027, con una sorpresa: la sceneggiatura l'ha scritta assieme al fratello Ethan.
I Repubblicani sono riusciti a perdere malissimo le elezioni di metà mandato nonostante i miliardari americani li abbiano finanziati con quasi un miliardo di dollari (444 milioni li ha spesi Elon Musk da solo) Il donatore più generoso di queste elezioni ha puntato sulle sfide per il Senato in Texas, Ohio, Iowa e Maine. Le hanno vinte tutte i democratici, che si sono ripresi Camera e Senato.
Tra gli studenti di Harvard stanno facendo a gara per iscriversi a un difficilissimo corso di letteratura in cui si legge un “mattone” a settimana Omero, Dante, Montaigne, Shakespeare, Spinoza, James Baldwin, Adam Smith: questi sono solo alcuni dei classici che bisogna leggere (e in fretta) per passare il corso Humanities 10 a Harvard.
I diplomatici europei si sono convinti che uno dei principali ostacoli alla pace in Ucraina sia il fatto che a Trump sta proprio antipatico Zelensky Trump dice che la Russia «si è comportata bene» e attacca Zelensky, mentre Kallas accusa gli Usa di spingere Kyiv alla resa. Diplomatici ed esperti europei spiegano cosa c’è dietro: affinità con gli autocrati, affari e un’antipatia che risale al 2019.
David Cronenberg ha tutto pronto per il suo prossimo film, ma non può iniziare a girarlo perché non trova nessuno che lo finanzi Il regista ha già scritto il film tratto dal suo romanzo Consumed, ma non trova i soldi per girarlo. «È molto difficile fare cinema indipendente», dice.
OpenAI ha trovato la soluzione per la pessima reputazione di cui godono i data center: smettere di chiamarli data center L'azienda propone di chiamarli compute campus, rebranding che dovrebbe servire a far passare tutte le ansie e le paure attorno a queste infrastrutture.
C’è una mappa che segnala tutte le band punk, post-punk, shoegaze, screamo, alt-rock, emo attive in Italia, regione per regione, città per città Si chiama Noise Map e l'ha "disegnata" la rivista atonalmgzn: raccoglie 924 band e artisti italiani, è in perenne aggiornamento, chiunque può segnalare la sua band locale preferita e aggiungerla all'elenco.
Un cinema olandese vuole ipnotizzare gli spettatori per fargli rivedere film che hanno già visto come se non li avessero mai visti Il 9 novembre, all’Aia, trenta spettatori verranno ipnotizzati per dimenticare la trama di un film tra Matrix, Se7en, La La Land o Interstellar e rivederlo come fosse la prima volta.

Abu Dhabi: la “newyorchizzazione” del deserto

27 Aprile 2011

Greg Giraldo la metteva così: niente dimostra lo spirito americano e l’attitudine occidentale verso la libertà come un addio al nubilato a New York, a pochi giorni dalla tragedia dell’11 settembre. Ci hanno provato a spaventarci, ma se le rovine di ground zero ancora fumanti non fanno passare la voglia ad un branco di giovani sgallettate di schiamazzare in un club, “Cosmo” in una mano e dildo nell’altra, allora i terroristi hanno perso.

Sex and the City 2 , seconda protesi cinematografica dell’iconica saga newyorchese, esprime grossomodo lo stesso concetto. Nonostante il messaggio, però, il film paga un tributo decisamente ambiguo all’ambiente che critica – nella fattispecie, gli Emirati.

Senza dilungarmi troppo sulla trama, comincerei dall’inizio, che è esattamente come te l’aspetti. New York City, grattacieli, Empire State of Minddi Jay-Z in sottofondo, pure un matrimonio gay per stabilire che, effettivamente, “there’s nothing you can’t do”. Delle quattro protagoniste, che per anni hanno rappresentato lo stile di vita (più inarrivabile che site-specific) della donna in carriera single, tre sono ormai accasate. Tra infanti piagnoni e mariti pantofolai, quello che ci vuole è una bella gita in un posto esotico, ma che non faccia rimpiangere i cocktail e le boutique della Grande Mela. E così scatta – in circostanze poco realistiche nella vita reale – il viaggio all inclusive negli Emirati, nella culturalmente avanzata e ridicolmente lussuosa Abu Dhabi.

Nel corso delle sue interminabili due ore e mezza (con gag che fanno rimpiangere il peggior Vanzina), le incautamente scollate protagoniste si renderanno conto però che il fascino esotico ma addomesticato dell’emirato è solo una maschera, dietro alla quale si affaccia una realtà retrograda e misogina. Le stanche batterie matrimoniali alla fine si ricaricano e, dopo che Samantha – la più libertina del gruppo – rischia l’arresto per una pomiciata in pubblico, il ritorno alla civiltà newyorchese diventa addirittura imperativo.

A giustificare il metraggio – di solito riservato a film come Transformers o Harry Potter, per fare spazio alle inevitabili mezz’ore di CGI – bisogna dire che nel suo piccolo Sex and the City 2 degli effetti speciali ce li ha. Per dirne una, la produzione è riuscita a trasformare Marrakech nella decisamente più “hot” Abu Dhabi, preferita alla spavalda sorella Dubai più per ripicca che per altro (“Dubai is over. Abu Dhabi is the future”, dice un tizio dall’accento arabo ad un certo punto del film). Questo trick cinematografico, spesso giustificato da banali motivi di budget, è in realtà il risultato di un gioco di rimbalzi e scaricabarile che merita una breve cronologia.

Fase 1: Al principio la sceneggiatura ambientava il film a Dubai. Nota per la sua boria costruttiva ed i suoi affari internazionali scavezzacollo, la città è decisamente più Las Vegas che New York. Perfetta, quindi, come esempio di resort desertica e sfrenata, da spot CNN.

Fase 2: Proposto il film a chi di dovere, Dubai rifiuta. A partire dal nome, le autorità cittadine non ci tengono ad essere associate alla gita debosciata della cricca di Carrie & co.

Fase 3: Si ripiega su Abu Dhabi. Sempre ricca, sempre araba. Senonché, su pressioni di Dubai, pure loro dicono di no.

Fase 4: Soluzione Marocco. Marrakesh ci sta, ma non vuole che la città sia identificabile nel film. Piuttosto che tornare alla scortese Dubai e dargli visibilità gratuita, si decide per Abu Dhabi – che tanto è sempre cool.

Quello che mi affascina della decisione della produzione è la ripicca finale. Nelle parole di un non meglio identificato filmmaker intervistato da ABCNews, infatti, sarebbe stato troppo comodo per Dubai fare la voce grossa e beccarsi lo stesso l’impennata turistica che un film iconico come Sex and the City 2 si porta dietro. Sulla carta la trama non è che renda sto gran servigio alla location ospite, ma anche il Guardian sembra non essere entusiasta della scelta di Carrie e comari, ricordando la condizione decisamente poco rosea dei diritti femminili nell’emirato.

Il fattore mitologico associato alla serie come macchina del glamour è quindi decisamente più potente degli elementi di denuncia sparsi per il plot. La potenza iconografica dei grattacieli di New York, lo stile di vita delle protagoniste e tutto il relativo apparato immaginario vanno ad investire i grattacieli ed il prestigio culturale dell’ultima ora di Abu Dhabi. Una newyorchizzazione, questa, tutto sommato in linea con i tentativi dell’amministrazione cittadina di iniettare prestigio culturale ed immobiliare in un terreno desertico.

Apparentemente senza volerlo, Sex and the City 2 gioca di fatto lo stesso ruolo dei nuovi landmark museali e delle propaggini residenziali di cui la città punta a fregiarsi nei prossimi anni: dal Guggenheim di Frank Gehry al Louvre di Jean Nouvel (costato all’emirato mezzo miliardo di dollari solo per il brand), fino all’eco-sobborgo di Saadiyat Island (impreziosita dalle chicche architettoniche di Norman Foster e Tadao Ando). E tutto questo senza farne vedere nessuno.

Si tratta di un tributo ambiguo, come dicevo prima, e forse inevitabile – considerato lo status di cui già gode la città. Ma se non altro, si spera, l’ondata turistica che seguirà il film saprà come regolarsi in quanto a scollature.

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