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La libreria antiquaria che ha conquistato New York

Fondata nel 1925, Argosy Book Store è gestita amorevolmente da tre sorelle: una di loro ci ha raccontato la sua storia.

di Maria Sole Angeletti

Fondata nel 1925, oggi alla terza generazione, Argosy Book Store è gestita amorevolmente dalle tre sorelle Judith Lowry, Naomi Hample e Adina Cohen, che ne sono le proprietarie insieme al nipote Ben Lowry. La ereditano dal padre, Louis Cohen, bambino sfortunato che trovò la sua vocazione dopo il diploma, lavorando come commesso nella libreria antiquaria Madison Bookstore, dove si innamorò dei libri tanto da renderli i protagonisti indiscussi della sua vita: lo faranno diventare un uomo allegro e di successo. Passione che trasuda in questo luogo che di libri ne vende oltre 60.000 fuori stampa, 80.000 rari (per lo più risalenti al XVII-XX secolo), prime edizioni americane, autografi, lettere, documenti storici, mappe, stampe e dipinti. Un intero stock di articoli antichi e fuori catalogo che ricordano la vastità del mare e che invece riempiono un edificio di sei piani nel centro di Manhattan e un grande magazzino a Brooklyn.

«Non a caso il nome Argosy è stato scelto proprio perché suggeriva l’idea di una nave che trasportava tesori ma anche perché iniziava con la lettera “A” e sarebbe stata in cima a qualsiasi lista di librerie», mi racconta Judith, con un tono estremamente docile, quello che contraddistingue il suo ruolo da primogenita. Le tre sorelle Cohen insieme al nipote Ben, con le loro adorabili personalità distinte, con il fluire della loro naturale amicizia, con i battibecchi che si dissolvono in risate, sembrano le moderne sorelle March di New York. La polvere della loro memoria catapulta tra gli scatoloni pieni di libri, che si trovano sul pavimento dei piani superiori, quelli dove si intravede la porta delle preziose prime edizioni, chiusa rigorosamente a chiave.

Il piano principale di Argosy Book Store
Naomi, una delle proprietarie di Argosy Book Store
Sezione delle Prime edizioni di Argosy Book Store

È proprio l’acquisto dei libri il perno su cui ruota l’attività della libreria, e cioè quando il talento delle sorelle riesce a individuare l’unico buon libro di un’intera biblioteca, mettendo a frutto le conoscenze innate che hanno acquisito attraverso una congeniale continuità familiare. Quella tramandatagli da Lou, nomignolo con cui chiamano il padre, alla cui memoria sono molto affezionate e del quale hanno un repertorio di storie da raccontare. «Era un imprenditore avventuroso, da piccolo ogni volta che aveva un centesimo comprava un libro. La libreria che aprì sulla Fourth Avenue durante la Depressione degli anni ’20, con pochissimi soldi, diventò il cuore dei libri usati della città. A causa della pessima situazione economica, molte persone vendevano le loro biblioteche private e lui le acquistava intere, spesso pagandole a rate», mi dice Judith.

Il business dei libri antichi è un mestiere stimolante che richiede molta intelligenza e il Signor Cohen aveva il fiuto per gli affari, tanto da trasmettere la sua forte audacia alle figlie. «Il mio è un lavoro divertente, perché mi dà la sensazione di essere in una costante caccia al tesoro, incontriamo molte situazioni interessanti quando ci avventuriamo nelle case per comprare libri e la nostra clientela è variegata: dai lettori ai collezionisti, ma anche artisti, scrittori, studiosi, registi e decoratori. Sì, sembra buffo ma molte persone acquistano libri rilegati in pelle solo per decorare le loro case».

La sezione dedicata ai libri in pelle di Argosy Book Store
Il mezzanino e, sotto, il piano interrato della libreria

Nei bottini dei libri che le sorelle analizzano e acquistano dalle collezioni private ­– spesso di persone defunte – sono custodite sia rarità (come una prima edizione dell’Ulisse per 65 mila dollari) che semplici libri di seconda mano. La libreria è specializzata nell’accontentare tutte le tasche e quello che rende felici i clienti è la certezza di non uscire mai a mani vuote soprattutto quando si tratta di regali. Il segreto sta tutto nella rarità e nel comune amore per i libri, «è una sfida oltre che una gratificazione per noi trovare esattamente la cosa giusta per ogni occasione», mi racconta. Tra i lettori affezionati della Argosy ci sono molte celebrità: da Michael Jackson, a cui piaceva comprare libri per bambini, al presidente Bill Clinton, che è un assiduo frequentatore. «Ai tempi di mio padre, il presidente Franklin Roosevelt era un cliente per corrispondenza».

Oggi si recano meno persone al negozio ma le vendite online sono aumentate, grazie al costante lavoro di aggiornamento del catalogo consultabile sul sito. «Di solito è piena di gente, ma durante la pandemia siamo stati chiusi per quattro mesi. Gli ordini su internet hanno notevolmente affollato le nostre giornate, perché tante persone hanno avuto un sacco di tempo libero per navigare, ma la mancanza della presenza fisica degli acquirenti è una malinconia acuta, si avverte», spiega Judith. Nonostante tutto, la pandemia non ha stravolto le abitudini della libreria, è un lavoro gradevole quello che si percepisce nelle stanze dell’Argosy: la monotonia, l’ansia e l’era della transizione digitale sono bandite tra quelle mura. «Può essere vero che la lettura dei libri è diminuita in quest’epoca ma qui non abbiamo notato alcuna differenza. C’è ancora riverenza per la parola stampata».

La storia di Argosy insegna che la modernità ha bisogno dell’antichità, è dalla vista dei tanti libri incastrati sugli scaffali che nasce quel bene misterioso che solo la lettura sa offrire. «La tangibilità di tenere nelle mani un libro, con la sua speciale faccia tipografica, l’atto di girare le pagine reali e annusare la carta è ancora irresistibile per molti». E quando da ultimo chiedo a Judith perché secondo lei i libri fanno sentire al sicuro mi risponde che «la sensazione di conforto che si prova in una casa circondata da libri non sarà mai sostituibile con un monitor del computer».