Un ex dipendente sta raccogliendo e pubblicando decine di accuse nei confronti dello chef René Redzepi: si va dagli abusi psicologici alla violenza fisica.
Secondo la Bbc il 2023 è stato l’anno della mascolinità tossica
Il Ken inventato da Greta Gerwig e interpretato da Ryan Gosling in Barbie è l’esempio perfetto di quello che oggi intendiamo per mascolinità tossica. Un orribile mix di fragilità, stupidità, presunzione e assenza di empatia che va dal progettare di riscrivere la costituzione di Barbie Land per garantirsi il potere supremo al somministrare alla povera Barbie la cover acustica “Push” dei Matchbox Twenty per quattro ore di fila. Come scrive Nicholas Barber in questo articolo pubblicato dalla Bbc, è la prima volta che un blockbuster hollywoodiano ha il coraggio e la capacità di parodiare il fragile ego maschile con tanta precisione.
Ma Ken non è l’unico esempio di quanto il maschio tossico possa riuscire a essere nello stesso tempo ottuso, patetico, egoista, cattivo, predatore e meschino, tutto insieme. Come scrive Barber, sembra che i registi dell’era post #MeToo si siano impegnati a descriverlo. Nella lista ci sono ancheThe Royal Hotel di Kitty Green (uscito a novembre nel Regno Unito, con Julia Garner e Jessica Henwick) e Fair Play di Chloe Domont (disponibile anche su Netflix Italia). In entrambi i thriller l’unica oscura minaccia è costituita dagli uomini, che siano degli sconosciuti, come nel caso del primo, o il proprio fidanzato, come nel secondo.
Intorno al comportamento di uno degli uomini più schifosi si sviluppa anche la trama di Cat Person di Susanna Fogel (il non proprio riuscitissimo adattamento del famoso racconto del New Yorker di un date andato male) e How to Have Sex, esordio alla regia di Molly Manning Walker (di cui avevamo parlato qui). Ma la lista continua con film ancora più importanti: Anatomia di una caduta di Justine Triet, Priscilla di Sofia Coppola e Poor Things di Yorgos Lanthimos (l’unico, tra quelli elencati, a non essere stato diretto da una donna).
Secondo il nuovo testo del Ddl non è più l’assenza di un sì chiaro a essere decisiva, ma la dimostrabilità di un no: è una differenza importantissima, nonostante si cerchi in ogni modo di deridere e minimizzare la questione.
Inventato al Nord, lo stereotipo del maranza si sta diffondendo adesso anche al Sud ma con differenze piuttosto marcate, generando ulteriore confusione attorno a un termine già discriminatorio e strumentale.