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04:18 giovedì 14 maggio 2026
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.
È in lavorazione un film sulla storia di C’era una volta in America di Sergio Leone «È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.
L’Unione europea ha finalmente approvato delle sanzioni contro i coloni israeliani Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio. Sono state approvate grazie alla rimozione del veto fin qui imposto dall'Ungheria.
È uscito il primo trailer di Tony, “l’antibiopic” che racconta un anno della vita di Anthony Bourdain prima che diventasse Anthony Bourdain Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.
La comunità scientifica continua a dire che sta arrivando un evento climatico catastrofico ma nessuno le dà ascolto né fa niente Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.
Ci sono Alice Rohrwacher e Josh O’Connor che presentano La chimera in una biblioteca di Stromboli E ha rivelato che all'inizio il film lei avrebbe voluto girarlo proprio a Stromboli, ma fu costretta a ripensarci per questioni di tempi e di logistica.

Lo scandalo dei super ricchi? Troppo pochi

02 Aprile 2012

Giorgio Armani, terzo nella classifica di Forbes degli italiani più ricchi

Ha fatto molto discutere (e indignato i più) nelle ultime ore un paper di Bankitalia firmato dall’economista Giovanni D’Alessio e intitolato “Ricchezza e disuguaglianza in Italia”, dove, fra le altre cose, si certifica che nelle mani delle dieci persone più ricche d’Italia si concentra la stessa quantità di ricchezza dei 3 milioni di connazionali più poveri.

Il documento non fa nomi ma, deducono tutti i maggiori media nazionali, basta incrociare questi risultati con la classifica di Forbes, per dare un volto ai fortunati facoltosi della top ten: Michele Ferrero, Leonardo Del Vecchio,  Giorgio Armani, Miuccia Prada, Paolo e Gianfelice Rocca, Silvio Berlusconi, Patrizio Bertelli, Stefano Pessina, la famiglia Benetton e Mario Polegato.
Il coro, come spesso accade, viene intonato all’unisono e a volume decisamente sostenuto: dati oggettivi a parte, sottolineare la diseguaglianza – soprattutto in periodo di crisi economica e di un per cento contro il novantanove – funziona eccome.
Chi invece ha proposto oggi una diversa lettura del paper è stato il giornalista de La Stampa Francesco Manacorda in un fondo sul quotidiano piemontese dal titolo: “Il problema è che sono troppo pochi”.
Scrive Manacorda:

Troppo ricchi, questi ricchi? Certo, la notizia che i dieci italiani con i maggiori patrimoni «valgono» quanto i tre milioni di concittadini che di soldi ne hanno pochi, è di quelle che colpiscono. Ma scandalizzarsi è sbagliato.

Per poi proseguire più avanti:

Il primo nella classifica dei patrimoni è dunque l’uomo che negli anni del boom economico ha inventato la Nutella. E poi quello che ha rifatto gli occhiali a mezzo mondo, si è spinto fino in America a comprarsi i Ray-Ban e ora apre negozi in Cina. Lo stilista che dall’alta moda si è lanciato fino a marchiare con il suo aquilotto i jeans come gli alberghi. E ancora, il creatore delle scarpe che respirano; quello che in un tempo lontano e lontano un tempo dalla politica inventò la tv commerciale; la famiglia veneta che ha fatto diventare moda per tutti i maglioni colorati; l’ingegnere che ha creato un impero farmaceutico in Gran Bretagna.

Dopo una veloce analisi delle singole ricchezze, Manacorda conclude che:

Uscire dal luogo comune della ricchezza come colpa sarebbe probabilmente utile in questa fase di crisi economica. E in un Paese dove le difficoltà di fare impresa sono sotto gli occhi di tutti ci aiuterebbe anche a pensare che il problema non sono i ricchi, ma il fatto che siano troppo pochi.

Leggi l’editoriale completo di Francesco Manacorda su La Stampa.

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