In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.
Lo scandalo dei super ricchi? Troppo pochi
Ha fatto molto discutere (e indignato i più) nelle ultime ore un paper di Bankitalia firmato dall’economista Giovanni D’Alessio e intitolato “Ricchezza e disuguaglianza in Italia”, dove, fra le altre cose, si certifica che nelle mani delle dieci persone più ricche d’Italia si concentra la stessa quantità di ricchezza dei 3 milioni di connazionali più poveri.
Il documento non fa nomi ma, deducono tutti i maggiori media nazionali, basta incrociare questi risultati con la classifica di Forbes, per dare un volto ai fortunati facoltosi della top ten: Michele Ferrero, Leonardo Del Vecchio, Giorgio Armani, Miuccia Prada, Paolo e Gianfelice Rocca, Silvio Berlusconi, Patrizio Bertelli, Stefano Pessina, la famiglia Benetton e Mario Polegato.
Il coro, come spesso accade, viene intonato all’unisono e a volume decisamente sostenuto: dati oggettivi a parte, sottolineare la diseguaglianza – soprattutto in periodo di crisi economica e di un per cento contro il novantanove – funziona eccome.
Chi invece ha proposto oggi una diversa lettura del paper è stato il giornalista de La Stampa Francesco Manacorda in un fondo sul quotidiano piemontese dal titolo: “Il problema è che sono troppo pochi”.
Scrive Manacorda:
Troppo ricchi, questi ricchi? Certo, la notizia che i dieci italiani con i maggiori patrimoni «valgono» quanto i tre milioni di concittadini che di soldi ne hanno pochi, è di quelle che colpiscono. Ma scandalizzarsi è sbagliato.
Per poi proseguire più avanti:
Il primo nella classifica dei patrimoni è dunque l’uomo che negli anni del boom economico ha inventato la Nutella. E poi quello che ha rifatto gli occhiali a mezzo mondo, si è spinto fino in America a comprarsi i Ray-Ban e ora apre negozi in Cina. Lo stilista che dall’alta moda si è lanciato fino a marchiare con il suo aquilotto i jeans come gli alberghi. E ancora, il creatore delle scarpe che respirano; quello che in un tempo lontano e lontano un tempo dalla politica inventò la tv commerciale; la famiglia veneta che ha fatto diventare moda per tutti i maglioni colorati; l’ingegnere che ha creato un impero farmaceutico in Gran Bretagna.
Dopo una veloce analisi delle singole ricchezze, Manacorda conclude che:
Uscire dal luogo comune della ricchezza come colpa sarebbe probabilmente utile in questa fase di crisi economica. E in un Paese dove le difficoltà di fare impresa sono sotto gli occhi di tutti ci aiuterebbe anche a pensare che il problema non sono i ricchi, ma il fatto che siano troppo pochi.
Leggi l’editoriale completo di Francesco Manacorda su La Stampa.
