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20:09 venerdì 23 gennaio 2026
Il trasferimento del Leoncavallo in via San Dionigi è saltato e adesso non si sa che ne sarà del centro sociale A cinque mesi dallo sgombero di via Watteau, l'ipotesi via San Dionigi è definitivamente tramontata e ora non si sa come procedere.
Oltre 800 artisti hanno lanciato un appello per chiedere che la repressione delle proteste in Iran sia trattata come un crimine contro l’umanità Tra i firmatari ci sono anche Shirin Neshat, Jafar Panahi Juliette Binoche, Marion Cotillard e Yorgos Lanthimos.
Arctic Monkeys, Pulp, Blur, Fontaines D.C., Depeche Mode, Cameron Winter, King Krule, Wet Leg, Anna Calvi: l’album Help 2 è il sogno realizzato degli amanti dell’indie E questi sono solo alcuni degli artisti e delle band riuniti dalla War Child Records per questo album di beneficenza che uscirà il 6 marzo.
Jeremy Strong è talmente fan di Karl Ove Knausgård che lo ha anche intervistato per Interview I due hanno parlato del nuovo romanzo di Knausgård ma soprattutto di quanto entrambi odino essere famosi.
A Davos gli Stati Uniti hanno presentato il piano per la costruzione di “New Gaza” ed è peggio delle peggiori aspettative Si è parlato molto di grattacieli e appartamenti di lusso affacciati sulla costa, molto poco, quasi per niente del futuro di istituzioni e popolo palestinese.
Cameron Winter dei Geese ha tenuto un concerto a sorpresa a un minuscolo evento di beneficenza per Gaza Si è esibito per 250 fortunati e ignari spettatori al Tv Eye di New York, presentandosi pure con un nome falso, Chet Chomsky.
La comunità scientifica è strabiliata da una mucca che ha imparato a usare una scopa per grattarsi La mucca si chiama Veronika, ha 13 anni, vive in Austria ed è il primo esemplare di bovino a dimostrare questa capacità con scientifica certezza.
Dopo quattro anni di silenzio, finalmente è uscita una nuova canzone degli Arctic Monkeys Fa parte dell'album benefico di War Child Records che uscirà a marzo e che, oltre a riunire band e artisti strepitosi, vanta la collaborazione di Jonathan Glazer.

Il sandalo di Pandora

Il sandalo per uomo: un dibattito infinito. Come la Birkenstock è diventata lo «yes we can» della scarpiera dell’uomo contemporaneo.

11 Luglio 2016

Dopo molti anni e ancora più ripensamenti, ho ricomprato le Birkenstock. La notizia, già di per sé rilevante, acquista ulteriore interesse se iscritta nell’ampia fenomenologia del sandalo o ciabatta o insomma quellarobalì da uomo, giunto dalla notte dei tempi fino a noi. Posto che il maschio non dovrebbe mai avviarsi a piedi scoperti, qualcosa nell’evoluzione della specie è evidentemente andato storto, bisogna farci i conti e amen.

Dunque ho comprato le Birkenstock, di nuovo. E anche questo basterebbe a rendere il dato rilevante. Di nuovo. Perché c’è stato un momento in cui sembrava che la selezione naturale avesse fatto il suo giusto corso. Per anni il sandalo da uomo è stato dimenticato, o quantomeno confinato dentro categorie che tutto rappresentavano ma di certo non un riferimento nei colonnini di lifestyle cosiddetto. I montanari che andavano a passeggiare d’estate per le valli (il sandalo tecnico con gli strappi). I turisti crucchi che bastava ciò che sceglievano di mettersi ai piedi a definirli (il sandalo tedesco, non necessariamente Birkenstock, il più delle volte con calzino). I nerd diffusi, ma prima che pure i nerd tornassero di moda (il sandalo random, perché è comodo e i piedi non sudano: ai nerd solitamente sudano parecchio). Certi tentativi di nicchia omosessuale (il sandalo minimal alla greca, per dirne uno) sono rimasti appunto di nicchia omosessuale, e non si è mai sentita la necessità di discutere un decreto legge Cirinnà sulle calzature.

GERMANY-INDUSTRY-SHOES-BIRKENSTOCKPoi sono arrivati gli hipster, e insieme alle barbe folte e agli zainetti svedesi e alle camicie da taglialegna (Porta Ticinese, si sa, è piena di aceri da abbattere) sono tornati pure i sandali da uomo. Le Birkenstock sopra tutti: ci eravamo scordati di cotanto must have, pazzi! Mica vogliamo morire tutti con i Blundstone ai piedi, specie se siamo costretti a schiattare d’estate. E poi come sono fotogeniche su Instagram, quelle ciabatte con la doppia fibbia, perché lasciarle solo a qualche fortunata fashion blogger donna già impegnata da anni a selfarsi dall’alto i piedi? Eccoci qui, noi uomini costretti dagli eterni ritorni della moda – e dai social soprattutto – a tenere i piedi all’aria, a riconsiderare i giuramenti di appena ieri l’altro (“Le Birkenstock? Mai!”), a fingere che ci si possa trasformare in antichi romani o fraticelli anche negli anni Dieci di oggi.

E allora perché è successo? Primo: per decenni si è detto alle signore: state comode, liberatevi delle divise, mettete giacche destrutturate e gonnelloni. All’uomo restava solo la maledetta scarpa a imprigionare la libertà di cui per il resto ha sempre goduto: anche la moda, si sa, è sessista. Gli restava solo di dire finalmente addio a scarpe e calze (la Merkel coi suoi s’era portata avanti). Secondo: anche se era dura accettarlo, i sandali da uomo purtroppo già esistevano, ed esistevano nel modo più sbagliato: i montanari, i nerd, gli eccetera di cui sopra. Era ora di riappropriarsi di quel che di buono potevano offrire. La Birkenstock classica è diventata il simbolo ufficiale, lo «yes we can» della scarpiera dell’uomo contemporaneo (ovvero “lei si può fare, tutto il resto è e deve restare ancora vietato”), lo spartiacque tra modelli improponibili da negozio sportivo al centro commerciale e feticci altrettanto importabili da sfilata di lusso.

Poi, certo, come sempre ne sdogani uno e si scoperchiano dieci vasi di Pandora. Oggi si vedono uomini andare in giro con quei sandali tutti intrecciati davanti, quelli che mettevano i calabresi all’epoca del brigantaggio. E lo strapotere delle infradito in spiaggia ha espugnato anche certe città, all’arrivo dei primi caldi. Restiamo noi portatori di Birkenstock, a dire che cosa si può fare. Ma è impresa durissima. Se alluce scoperto dev’essere, che il cerchio della storia del costume ci riportasse all’età della pietra, quando si andava in giro direttamente scalzi. Dopotutto #freethefoot non sarebbe un hashtag bellissimo, sotto le fotine di piedi su Instagram?

Nelle immagini: Birkenstock in produzione a Goerlitz, nella Germania dell’est. (Arno Burgi/Afp/Getty Images)
Dal numero 27 di Studio
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