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Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Zuidas

Il quartiere Zuidas di Amsterdam e l'estetica del business. Progettare spazio pubblico per il "privato"

27 Dicembre 2011

C’è una foto del 1932 dove si vedono degli operai in pausa pranzo, seduti su una trave d’acciaio sospesa su Manhattan, parte di quello che sarebbe diventato il Rockefeller Center. A parte il coraggio e le doti compositive del fotografo (Charles C. Ebbets), nonché l’invidiabile noncuranza dei soggetti, questa vertiginosa immagine colpisce per motivi simbolici. Gli spavaldi grattacieli della Grande Mela rappresentavano il vertice dello sviluppo urbano e capitalistico occidentale, una conquista architettonica ed economica capace anche di elevare uomini dall’aria semplice e polverosa come quegli operai a simbolo immortale dei raggiungimenti tecnici umani. E, sia per gli speculatori che per i terroristi, i grattacieli tutt’ora conservano un forte appeal simbolico.

Ma cambiamo scenario, spostandoci in una città che sicuramente non è famosa per la sua verticalità: Amsterdam. Nell’ultimo decennio, a sud del centro cittadino (ma abbastanza lontano dalla caratteristica “cipolla” dei canali, per non stonare troppo) si è andato sviluppando lo Zuidas, un nuovo business district dove banche e corporation internazionali (come RBS e Accenture) hanno fatto il loro spettacolare nido. Usciti dalla metro, appena sotto il World Trade Center locale, ci si confronta subito con l’estetica dell’opulenza riscontrabile in altre zone della città: i palazzi delle compagnie con le loro trovate architettoniche accattivanti (tipo l‘astronave ING), i blocchi residenziali essenzialmente pratici (per ottimizzare le superfici affittabili), ma rivestiti di texture e colori più vivaci (il condominio della Django).

Ispirato alla Défense parigina e al Canary Wharf londinese, il masterplan dello Zuidas (anche conosciuto come “Financial Mile”) è stato commissionato nel 1998 dal Comune allo studio De Architekten CIE, ma sarà portato completamente a termine solo nel 2023. Il tutto è stato progettato e realizzato secondo le norme di ecosostenibilità europee (assicurandosi che ci siano abbastanza spazi pubblici e verdi) e, visto il risultato che gli stessi architetti hanno ottenuto con altri spettacolari progetti residenziali nella rinascente zona nord-est della città, tutto ciò fa ben sperare.

A camminarci nello Zuidas, però, l’effetto è un po’ straniante. Così come in altre zone recentemente risviluppate, la bellezza dell’architettura distrae dalla mancanza di un tessuto urbano, di una quotidianità indipendente dalle illustri compagnie che vi si sono trasferite. I palazzi residenziali sembrano semivuoti, le attività commerciali a livello di strada sono ridotte a pochi bar. Eppure, lo Zuidas si sta già attrezzando per provvedere a ogni bisogno che i suoi nuovi abitanti potranno avere. Tra questi, si affaccia curiosamente anche l’arte.

Un paio di anni fa ho intervistato l’artista israeliano Tom Tlalim, ospite di un programma di residenze dello Zuidas Virtueel Museum, un’istituzione locale che già si interroga creativamente sull’identità del nuovo quartiere. Secondo lui, nello Zuidas salta più che mai all’occhio il ruolo dell’artista come guardiano di un suolo che sembra pubblico, ma in realtà è privatizzato dalle banche (a questo proposito il critico Jeroen Boomgaard ha curato addirittura un libro su questo caso specifico). Se lo spirito del quartiere non esiste, l’arte può essere un fattore importante nel dare alla scatola vuota quel calore che può renderla più umana e attraente. Oltre al Virtueel Museum, infatti, nella zona stanno sbocciando una serie di altre attività (ad esempio l’iniziativa di urban screens CASZuidas) e si possono già vedere vetrine vacanti con su colorati adesivi che promettono spazi riservati all’arte. E poi c’è Hello Zuidas, una fondazione che mira a influenzare la vivacità culturale della zona per aiutarne il marketing e favorire l’affluenza di business e cittadini cosmopoliti.

Ovviamente perché un ambiente così giovane possa sviluppare un senso di quartiere e comunità ci vorrà del tempo, ma il coinvolgimento di iniziative artistiche già in questo stadio è indicativo. Tradizionalmente gli artisti sono soliti migrare verso ambienti urbani eterogenei, vibranti, dove ci sia già un’atmosfera socialmente e culturalmente vivace. O se no, al limite, verso location postindustriali dove gli scheletri del fordismo facciano da romantico monito per un futuro all’insegna dell’economia creativa. Nel caso dello Zuidas, invece, questa creatività è stata presente programmaticamente e fin da subito, un’inseminazione culturale artificiale che sdogana quello che normalmente avremmo considerato in antitesi con lo spirito artistico. Un’estetica del business.

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