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18:16 mercoledì 4 febbraio 2026
Un grave scandalo sessuale potrebbe costare gli Oscar a Marty Supreme Riguarda un episodio avvenuto sul set di Good Time, il film del 2017 con protagonista Robert Pattinson, ma non è l'unica polemica emersa intorno al film.
In Giappone ha aperto un bar solo per persone che vogliono licenziarsi Secondo la regola d'oro del locale, la persona che entra annunciando di aver finalmente deciso di licenziarsi beve gratis.
La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.
Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.
Su YouTube è disponibile gratuitamente Forma e sostanza, un bellissimo documentario che racconta tutta la storia dei CSI Tutto merito del regista Cristiano Lucidi, che il film lo ha ideato, narrato, montato e anche caricato sul suo canale YouTube.

XI Biennale di Lione

Una manifestazione artistica internazionale capace di andare oltre l'autoreferenzialità per raccontarci il migrare della cultura

01 Ottobre 2011

osa accade quando parole, lingua, cultura vengono trasmesse da un paese all’altro, che le adotta e le fa proprie? Nell’affrontare questo tema la XI Biennale di Lione travalica i confini spesso asfittici cui ci hanno abituato sempre più negli ultimi anni le manifestazioni artistiche internazionali, tanto autoreferenziali quanto carenti nella capacità di rispettare un tema unificante (da cui l’affastellamento di opere offerto ai visitatori). Improntata alla coerenza è, invece, la scelta curatoriale dell’argentina Victoria Noorthoorn, che porta a Lione uno spaccato di arte sudamericana, prodotto di quel misto di imposizione e apertura all’altro che così caratteristicamente riverbera nei paesi colonizzati. Alla tensione tra il diritto di un popolo ad autodeterminarsi e la tentazione colonialista si rifà anche il titolo della mostra, Una terribile bellezza è nata, citazione di un verso di Yeats che così si riferiva alla spinta all’indipendenza dei ribelli irlandesi nei primi decenni del Novecento. Un’energia pura che ammette paradosso e tensione, proprio come l’atto creativo che è – nelle parole della Noorthoorn, influenzata dalla tradizione romantica – “quella forma di supporto alla conoscenza dove razionale e irrazionale possono coesistere” e, forse, l’unica via d’uscita all’impasse attuale.La mostra si dirama in quattro spazi espositivi: nel primo, l’ex fabbrica La Sucrière, gli artisti raccontano il superamento del pensiero modernista, esportato in tutto il mondo fino al crollo della dominazione politica e culturale del Vecchio Continente, e la ricerca di possibili sostituzioni. Robert Kusmirowski lo fa ricostruendo una vecchia biblioteca in fase di smantellamento, i cui libri stanno per essere bruciati in una fornace.

Lo spettatore può solo sbirciare lo scempio che sta per compiersi, non fermarlo. Nella sua animazione, Gabriel Acevedo Velarde ci ritrae vittime dell’ossessione per la celebrità, mentre nell’installazione di Eduardo Basualdo è la scarsa prontezza ad uno sconvolgimento fisico, un immaginario scontro tra la luna e la terra, a costringerci alla visione apocalittica di un paesaggio inondato da acque torbide. La prospettiva cambia nei video di Julien Discrit e Aurélien Froment, tentativi di riprendere contatto con la realtà partendo da una natura vicina, mai conosciuta davvero, che dialogano istantaneamente con le sculture di Erika Verzutti, sulle cui forme vegetali l’artista proietta aspettative di tipo politico e sociale, ma anche con il giardino segreto di Michel Huisman, che capovolge l’esperienza uomo-natura con un simbolico posizionamento dello sguardo dello spettatore al di sotto della realtà sensibile. È, quindi, attraverso un processo di riappropriazione della realtà che l’uomo può tornare a sentirsi artefice del proprio destino e interprete del mondo. Per Pierre Bismuth basta un semplice gesto che modifica lo spazio, più ambiziosi i lavori di Robert Fillou, che si inventa una nuova cosmogonia, e quello di Erick Beltrán, un mapamondo in cui l’artista svela, come scritte su una lavagna, le relazioni fattuali e potenziali tra società, politica ed economia.

Il percorso prosegue negli spazi del Museo di Arte Contemporanea di Lione, dove un’attenzione per storia e memoria si articola in interventi formali, come i disegni di Fernando Bryce, in cui l’artista media con la sua penna il nostro rapporto con gli eventi epocali riportati dai giornali, o il video di José Alejandro Restrepo che invoca la retorica del corpo, elemento spesso trascurato nella società contemporanea. Opere che sembrano proporre una visione frammentaria del rapporto arte-società, vincolata a problemi specifici, ma che si riconoscono nella volontà curatoriale di definire l’identità dell’uomo e del contesto in cui vive. Obiettivo più che mai esplicito nella stanza dedicata ai ritratti di Marlene Dumas e Alberto Giacometti, intrecciati in una molteplice quantità di fili di tessuto nero che convergono verso una scopa, un simbolico richiamo ad un ordine unitario, opera di Cildo Meireles.La mostra si chiude con un’evocazione del potere dell’immaginazione, protagonista negli allestimenti alla Fondazione Bullukian e alla fabbrica T.A.S.E.. La prima sede di una retrospettiva del lavoro di Yona Friedman e Richard Buckminster, artisti e soprattutto architetti di cui si riportano le proposte utopiche per lo spazio urbano; l’altra aperta alle opere meno convenzionali di questa Biennale: il vivace microcosmo di Laura Lima, abitato da galline adornate dall’artista di piume multicolore, e il crudele casting di Tracey Rose, dove giovani studenti vengono derisi sulla base del colore bianco della loro pelle, in un ribaltamento della storia che prelude ad un futuro dove non esistano distinzioni tra uomini di diversi paesi e culture.

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