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08:46 domenica 15 marzo 2026
Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.
Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.
I protagonisti di The Voice of Hind Rajab, candidato all’Oscar per il Miglior film internazionale, non saranno alla cerimonia perché gli Usa vietano l’ingresso ai cittadini palestinesi Ad annunciarlo sono stati gli attori e le attrici del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui loro profili social.
È stato annunciato il sequel di KPop Demon Hunters ma i registi hanno già detto che ci sarà molto da aspettare prima di vederlo Maggie Kang e Chris Appelhans hanno messo le mani avanti e avvisato i fan: i tempi di lavorazione saranno lunghi, molto lunghi.
La nuova Guida suprema dell’Iran ha detto di aver scoperto di essere la nuova Guida suprema dell’Iran guardando la tv Lo ha fatto nel suo primo messaggio alla nazione, letto da un annunciatore sui canali della tv di Stato. Per il momento, il nuovo ayatollah ancora non si è fatto vedere in pubblico.

Tutto il mondo che scrive di calcio

Tutti scrivono di calcio, saremo tutti giornalisti sportivi? O forse è il giornalismo sportivo a essere cambiato?

08 Marzo 2013

Che cos’è l’unica esperienza umana capace di trascendere religioni, culture, segmenti sociali? Il sesso? No. La politica? Ma ti pare. È il calcio.

Una frase del genere l’avrò scritta almeno dieci volte nell’ultimo anno e sì, lo riconosco, è davvero brutta e banale. Quindi ci metto una pezza scrivendo questa seconda frase e posso proseguire con la coscienza un po’ meno sporca. Era il modo più immediato per introdurre l’argomento: il giornalismo calcistico – anche se preferisco dire “la scrittura calcistica”. In breve: la situazione italiana, salvo pochissime eccezioni, è abbastanza desolata (e desolante). Quella internazionale (leggi: anglosassone) no. Negli ultimi anni sono nati esempi online di scrittura sportiva come Grantland, In Bed With Maradona, A Football Report, The Run of Play, Parla Calcio, lo splendido e purtroppo chiuso The Equaliser, o cartacei come The Blizzard, Howler, Panenka. Dimentico volontariamente moltissime citazioni, ma, almeno per quanto riguarda il versante online, se non omettessi il 90% dei nomi che stanno nella mia cartella preferita dei preferiti (sport) non riuscirei a stare nelle 10.000 battute. Significa che nel panorama anglosassone stiamo assistendo a una fioritura di testate, non necessariamente giornalistiche, che trattano il calcio spesso in maniera molto approfondita e trasversale, con un’attenzione alla qualità della lingua e dell’analisi del tutto inedita. È un bene? Certo che lo è. Qualcuno ha anche coniato il termine “football hipsters”, che fa ridere ma rende abbastanza bene l’idea. Ci sono blog gestiti da una o due ventenni più interessanti e curati di molti quotidiani. Tutti, insomma, stanno cercando di diventare scrittori sportivi. È un bene: mentre il vecchio modo di fare giornalismo lentamente va in pezzi (e quello calcistico tradizionale è forse il settore che più risente della crisi), il calcio è riuscito prima di ogni altro argomento a trovare la sua strada.

Il Guardian è il media “old” che meglio ha saputo interpretare l’urgenza, adattandosi ai tempi: il suo Sports Network è un radar delle migliori realtà del campo online assolutamente imprescindibile. In un recente articolo Barney Ronay parla proprio di questo, dell’esplosione mediatica dello “scrivere di calcio”. Inizia così:

There is as yet no accepted collective noun for a group of football journalists – although given the public perception it isn’t hard to come up with a few hoary old front-runners. A buffet-brunch voucher of football journalists. A receipt spike. A laziness. A sherry-stained complacency of football journalists. In fact, though, looking around a packed press room at Old Trafford on Tuesday night what was most striking was the basic human variety of the global football journalist community. There were, and I can’t emphasise this enough, all sorts.

From the familiar, old-school scribes huddled in one corner like car-coated aristocracy, to the immaculate Japanese, the bearded it-boys of Spain, and beyond this the hordes of sharply dressed entrepreneurial young men and women who encircle all major sporting occasions these days, coiled into the territory between journalist, PR person, and glazed and hungry media-smurf, and drawn to the court of Very Important Sporting Things wherever it may choose to reassemble itself.

Yes: here comes everyone. And everyone, these days, is a football journalist. Open the curtains and look outside. That man isn’t a bus driver. He’s a football journalist driving a bus. We all are now. In fact, if ongoing conversion rates to the football blogger/tweeter/commenter/online-incontinent community are maintained, current projections suggest five years from now every human being on the planet with fingers and a workable degree of lumpen malevolence will be, on some level, a football journalist. At the very least it seems certain we can look forward to a brighter future where our sons and daughters will all be football journalists, and their sons and daughters too, a lineage of ever-expanding bloggers, satirists and strident new voices, right up to the point it no longer becomes necessary to use the phrase “human being”, which can instead be replaced with the words “football journalist”.

Per continuare a leggere l’articolo (consigliato), cliccate qui.

Non finirò, però, prima di aver segnalato alcune delle poche eccellenze che stanno nascendo in Italia. Oltre allo spazio che, quasi settimanalmente, questo sito (e, bimestralmente, il magazine) dedica allo sport, ricordo Daniele Manusia e la sua rubrica (appuntamento ogni martedì) su Vice. Si chiama Stili di Gioco, e troverete una riflessione sul tifo laziale e romanista al fianco di una storia della Colombia del 1994, ed è bello così. Firme, poi, come Tim Small o Michele Dalai (consigliato l’ultimo libro, Contro il Tiqui Taca) o Valentino Tola e Giuseppe De Bellis, aka Beppe Di Corrado. E poi il tumblr Someone Still Loves You Bruno Pizzul, che aggrega e segnala tante cose interessanti. Ne dimentico qualcuno? Certamente, ci sono i commenti qui sotto per questo.

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