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22:24 lunedì 16 marzo 2026
Il creatore di Fortnite sta usando i miliardi guadagnati con il videogioco per comprare foreste e salvarle dall’abbattimento Tim Sweeney sta usando il suo patrimonio personale per salvare milioni di chilometri quadrati di foresta, sottraendoli alla speculazione immobiliare.
Agli Oscar due film hanno vinto lo stesso premio e così molte persone hanno scoperto che agli Oscar si può pareggiare e che è già successo sette volte in passato È avvenuto nella categoria Miglior cortometraggio live action, dove il premio lo hanno vinto sia The Singers che Two People Exchanging Saliva.
In Voce Triennale arriva Equinozio, tre giorni e tre notti di concerti, performance e talk per festeggiare l’inizio della primavera Da venerdì 20 a domenica 22 marzo «una lunga e leggera progressione di danze», come l'ha definita il curatore Carlo Antonelli.
Macron ha usato una canzone dei Justice come colonna sonora del video in cui presenta il nuovo arsenale nucleare francese Il post è stato successivamente modificato per rimuovere la canzone, lasciando solo le parole nette del Presidente sull’invincibilità delle armi nucleari francesi.
Il siparietto tra Anna Wintour e Anne Hathaway sul palco degli Oscar è la miglior trovata della campagna promozionale del Diavolo veste Prada 2 Non c'è ancora la certezza matematica della sua partecipazione al sequel, ma sul palco degli Oscar di ieri si è molto immedesimata nel ruolo di Miranda Priestly.
A Sean Penn importa così poco di aver vinto l’Oscar che non si è presentato alla cerimonia e non ha mandato nessuno a ritirare il premio al posto suo «Non ha potuto essere qui questa sera, o non ha voluto, quindi ritirerò il premio a suo nome», ha detto Kieran Culkin, che ha ritirato il premio per lui.
Il “No to War and Free Palestine” di Javier Bardem è diventato il momento più rivisto e commentato di questi Oscar L'attore è salito sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per presentare il premio al Miglior film internazionale. Ma prima ha voluto lanciare un messaggio.
Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.

Tre domande a Matteo Renzi

In vista del ballottaggio, abbiamo chiesto allo sfidante di Pier Luigi Bersani di dirci come la pensa su tre questioni concrete e cruciali.

27 Novembre 2012

Le tre domande e risposte che seguono sono tratte da Agenda Italia 2013, uno speciale a più voci di proposte per il futuro del paese, pubblicato per intero sul numero 11 di Studio, ora in edicola.

Come creare un ecosistema dell’innovazione? Sostiene uno studio del Prof Morse del MIT che le start up che resistono nel tempo sono quelle fondate da 40-50enni, quindi non si tratta genericamente solo di “giovani” ma di favorire il radicamento di un nuovo campo di lavoro. Scuola, incubatori, fondi di investimento, aziende: come collaborare? Negli Stati Uniti il Triangolo della Ricerca a Raleigh, North Carolina, ha usato questo network per trasformare dal 1959 a oggi un’area rurale e depressa in hub tecnologico. E’ possibile ripetere l’esperimento di un’Italia high tech? Come?

Matteo Renzi: Noi non crediamo nella “politica industriale” tradizionale, cioè, nel fornire incentivi finanziari direttamente alle imprese in modo discrezionale. Non pensiamo che un funzionario ministeriale possa selezionare le imprese “innovative e meritevoli” di investimento. Crediamo invece nel creare le condizioni normative, di politica fiscale, di formazione e ricerca di base ed applicata, di protezione dei diritti di proprietà intellettuale che consentano al settore privato di fare innovazione. La ricetta è quindi di indirizzare i fondi per la ricerca non a pioggia ma su indirizzi e strutture dove l’Italia possa esprimere un’eccellenza, di formare risorse umane di eccellenze – valorizzando il merito nella scuola, nell’università e nelle ricerca – e di favorire fiscalmente fondi a capitale privato che investano in “seed” capital per lo sviluppo di nuove imprese e di nuovi prodotti.

Il Mezzogiorno non può più vivere di rimesse pubbliche e occupazione statale. Ma lo “switch” Stato/Mercato non può effettuarsi a “interruttore” in-out perché, come dimostrano i casi Gesip, Alcoa, Ilva, il costo sociale sarebbe troppo alto. Occorre svezzare l’economia progressivamente, riducendo l’occupazione, i sussidi, il lavoro improduttivo e puntando su turismo, agricoltura di qualità, innovazione. L’asfissia totale di fondi privati e investimenti dall’estero paralizza la crescita, anche per la paura della criminalità organizzata: che fare?

Matteo Renzi: Negli ultimi decenni sono stati trasferiti al Sud fondi importanti che non hanno generato sviluppo economico. Noi crediamo che questo sia dipeso in parte significativa dalle modalità di trasferimento di questi fondi che spesso sono andate ad alimentare clientele politiche ed imprenditoriali e, talvolta, criminali, e paradossalmente hanno indebolito l’economia di mercato invece di rafforzarla. Ad esempio l’idea di distribuire i fondi europei su 470 mila progetti è figlia di questa cultura che privilegia la distribuzione di denaro e si disinteressa dell’efficienza allocativa dello stesso ai progetti con il miglior ritorno economico. Per questo abbiamo proposto di ridurre il costo e aumentare l’accesso al credito dirottando quote importante di Fondi Europei in Fondi di tipo jeremie di garanzia del credito, aperti a tutti gli imprenditori secondo criteri non discriminatori e liberi da influenza politica. Credo che questa sia una proposta emblematica del nostro approccio anche ai problemi del Sud. Noi non pensiamo che esistano una questione meridionale e una questione settentrionale. Vediamo un Paese che, nel suo insieme, deve confrontarsi con problemi che hanno caratteristiche e intensità differenti, nelle diverse aree, ma che hanno una radice comune e devono essere affrontati insieme. Il ricambio della classe dirigente e la rottamazione dei privilegi, il lavoro e il potere d’acquisto delle famiglie, la qualità della pubblica amministrazione e la riforma del welfare, l’innovazione e la legalità: tutte le questioni che abbiamo messo al centro del nostro programma sono questioni che richiedono scelte chiare a livello nazionale. Poi è chiaro che ogni contesto deve essere governato al livello più vicino possibile ai cittadini, valorizzando il ruolo dei Sindaci, che sono i veri “tecnici”: quelli che conoscono la vita e i problemi delle persone, non le statistiche dei ministeri.

Pensioni e welfare in generale. Garantiti vs non garantiti, generazione che ha avuto troppo vs generazione che paga il prezzo, welfare inteso come soccorso indiscriminato vs welfare mirato e discrezionale inteso come rete organica di protezione ad hoc. Dicotomie superabili? Come? Quali proposte razionalmente applicabili nel medio termine ritenete valide?

Matteo Renzi: Questo, per noi è un tema centrale. Per restare fedeli ai valori di equità e di solidarietà che sono alla base del welfare state e del diritto del lavoro, bisogna avere il coraggio di affrontare i nodi che, per troppo tempo, sono stati ignorati. La frattura tra garantiti e non garantiti sul mercato del lavoro, ad esempio, va combattuta sperimentando soluzioni nuove sul modello della flexsecurity dei paesi del nord europa: un sistema che tuteli il lavoratore, le sue competenze e il suo tenore di vita, più che il singolo posto di lavoro, in modo da dare una mano ai giovani che oggi faticano a inserirsi nel mondo del lavoro. Ma gli squilibri non riguardano solo i giovani. Oggi la spesa sociale, escludendo la disoccupazione, è di oltre 50  miliardi l’anno, ma è una spesa iniqua e inefficiente. Secondo alcune ricerche, 55 per cento della spesa  va al 50 per cento delle famiglie più ricche. Solo una quota ridotta degli anziani bisognosi è toccato da qualche forma di copertura pubblica. L’assistenza pubblica è frammentata e inefficiente ed erogata da soggetti diversi – INPS, Comuni, Regioni, Ministero – che non si coordinano minimamente. La nostra proposta è di concentrare queste risorse identificando i soggetti realmente bisognosi e chiedendo qualche sacrificio in più a chi, per esempio sul fronte previdenziale, in passato ha beneficiato di evidenti storture del sistema.

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