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11:31 sabato 20 giugno 2026
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
All’improvviso Rick Rubin ha annunciato che questo fine settimana torna in Toscana per la seconda edizione del suo Festival of the Sun Anche questa volta l'annuncio è arrivato all'ultimo momento: festival gratuito, basta prenotarsi e presentarsi domenica 21 a Colle Val d’Elsa, vicino Siena.
Persino J.D. Vance si è stufato delle deliranti uscite di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sull’accordo di pace con l’Iran «Trump è l'unico capo di Stato al mondo solidale con Israele. Non attaccherei l'unico alleato che mi è rimasto», ha detto in conferenza stampa il Vicepresidente USA.
In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.
Se volete trasformare casa vostra in uno spazio liminale, A24 ha fatto la carta da parati di Backrooms E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.
La Nazionale francese ha deciso che dopo ogni gol che segna al Mondiale nello stadio deve partire One More Time dei Daft Punk a tutto volume In questa edizione del Mondiale tutte le Nazionali hanno dovuto scegliere un "inno da gol". C'è anche una playlist ufficiale che li raccoglie tutti.
Tra le opere meno conosciute di David Hockney ci sono delle bellissime illustrazioni che fece per le sue fiabe preferite dei fratelli Grimm Le realizzò nel 1969 e le tavolo vennero raccolte tutte in un volume, pubblicato un anno dopo, intitolato Six Fairy Tales from the Brothers Grimm.
A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.

Ping-pong e Pop-punk

10 Agosto 2011

Il lavoro dell’artista tailandese Surasi Kusolwong, in mostra all’Hangar Bicocca di Milano fino al 15 settembre, fa pensare al titolo del celebre romanzo di Haruki Murakami, Dance Dance Dance. Un invito a danzare finchè c’è musica, a restare in contatto con il mondo per scoprire progressivamente il senso delle cose. Con suoi happenings costruisce un anello di congiunzione tra linguaggio e azione, tende un sottile filo invisibile alla società e spinge i visitatori a diventare protagonisti di una collettività più consapevole. Il suo asso nella manica? Stupire. Nella Turbine Hall della Tate Modern, nel 2006, ha sorpreso i visitatori con un deejay set con cui animava un mercatino di cianfrusaglie di plastica multicolore e riproduzioni di opere minimaliste. Tutto in vendita a una sterlina. L’anno scorso, in visita al MoMA di New York con l’amica curatrice – e direttrice di Performa – RoseLee Goldberg, si è messo a ballare davanti ad un’opera di Bruce Nauman, coinvolgendo guardiania e pubblico del museo. Il suo progetto per Hangar Bicocca è un’iniezione di vitalità.

Ping-Pong, Panda, Povera, Pop-punk, Planet, Politics and P-Art. A prima vista, un bizzarro climax di parole che iniziano con P. Cosa le unisce?

Surasi Kusolwong: Mi piace giocare con il linguaggio, svela i legami tra le opere. P-Art è People Art, così definisco il mio lavoro. Povera, invece, è un richiamo all’Arte Povera che usa i materiali del quotidiano, ma anche alla povertà, una condizione sociale dell’umanità quanto mai attuale a causa della crisi mondiale. Nella mostra, questa duplice dimensione di significato emerge nelle sculture di tessuto e acciaio (materiali preferiti di artisti come Pistoletto e Anselmo ndr) che vedi per terra: sono tende di emergenza, rifugi, rispecchiano il bisogno primitivo dell’uomo di ripararsi attraverso un’architettura dalle forme semplici. E il Panda? È un’animale in via d’estinzione, ma è anche un bene prezioso che il governo cinese usa come strumento diplomatico per intessere relazioni di politica estera. Ironia della sorte, il mio panda è un prodotto industriale di bassa qualità, “made in china”.

Appena si entra nello spazio espositivo si è accolti dalla voce di Kurt Cobain. Perché proprio lui?

Sono Buddista e il nome del suo gruppo – Nirvana – evoca in me il concetto di illuminazione, apre all’infinito. Ma nel pezzo che ho scelto – un estratto dalla canzone “Smells like teen spirit” – c’è il ribaltamento, la contraddizione. La voce di Cobain oscilla tra le parole “hello” e “hell”, un saluto e un richiamo all’inferno, e una serie di immagini, ritagli di giornali e vecchie fotografie d’archivio, appese ad una recinzione ci mettono in guardia: mai fidarsi delle apparenze né delle parole. Un esempio? La centrale nucleare di Fukushima sembra un museo di arte contemporanea e nella didascalia si parla di “energia pulita”.

In mostra ci sono anche cinque tavoli da ping-pong coperti da superfici specchianti e costellati da una serie di oggetti che preludono a temi specifici. Sono degli ostacoli al gioco o, piuttosto, estremi per un dialogo tra i due sfidanti?

Uno dei tavoli rappresenta il mondo degli animali: ci ho incollato una gallina intagliata in legno danese, uno scoiattolo di erba sintetica e una statuetta di un bambino che abbraccia un gatto. Puoi contemplarlo nella sua bellezza o decidere di usarlo per giocare; ma, se lo fai, la pallina rimbalzerà su uno o più animali e modificherà la natura del campo. In ultima istanza, potresti colpire e uccidere un animale. Che fare? Devi cambiare le tue regole, capire cosa succede se vinci sapendo che uno dei due, uomo o animale, si è intromesso nel mondo dell’altro…

In uno dei tavoli da ping-pong hai appoggiato la copertina del libro “In the End of Times” di Slavoj Zizek. Le pagine, incollate una a una, formano un lungo serpente di parole di cui si possono cogliere solo frasi a metà. A cosa si deve questa presentazione?

Ho trovato il libro a Bangkok e l’ho letto perchè attratto dal titolo. Zizek è un filosofo, ma il suo linguaggio è in contatto con l’attualità, è diretto, come la musica rock. La decisione di mostrarlo per frammenti mi è sembrata naturale, le mie sculture sono modelli di percezione del mondo, e oggi tutto è sconnesso, è impossibile cogliere più di un’idea, un’informazione.

Citando Zizek, ti rifai anche ad una visione marxista della società?

Marx ha influenzato molto l’Asia, soprattutto la Cina e la prima volta che ho esposto i tavoli era proprio lì, alla Guangzhou Triennial (2005). Volevo richiamare l’attenzione sull’evento noto come “Ping-Pong Diplomacy”: erano gli anni ‘70 e Mao Tse-tung invitò i giocatori di ping-pong americani ad inaugurare i contatti tra America e Cina alcune settimane prima del viaggio ufficiale di Richard Nixon. Il progetto è stato presentato, con qualche modifica, a New York (2007): l’Italia è la terza tappa, nonché il punto di incontro – geografico e politico – tra queste due grandi potenze. Inoltre, la sua attuale condizione la avvicina spiritualmente al mio paese, la Tailandia, il cui ex primo ministro, Thaksin Shinawatra, ricco imprenditore e proprietario della maggiore compagnia telefonica nazionale, è stato costretto alle dimissioni nel 2006 per conflitto di interesse. Lo chiamavano “Berlusconi n°2” per la sua amicizia e somiglianza con il premier italiano.

A Milano hai portato anche l’Invisible Academy, l’idea di una piattaforma di discussione in continua evoluzione, senza pareti né fissa dimora, che hai creato nel 1997. Rappresenta la tua idea di museo?

Soprattutto risponde alle sfide che il museo deve affrontare oggi: il contatto con la società e la mancanza di fondi. Il mio museo è come un aeroporto, un luogo funzionale ad accoglierti, dove andare per intraprendere un viaggio al di sopra delle nuvole, laddove si possono distinguere meglio le cose, e l’artista è il pilota dell’aereo. Purtroppo, intorno a me vedo che spesso la preoccupazione primaria dietro la creazione di un nuovo museo è la costruzione dell’edificio e l’allestimento della collezione permanente e, in tempi di crisi, queste due attività assorbono la maggior parte dei fondi. Così, è come ritrovarsi a vivere in una casa bellissima, ma non avere soldi per mangiare o comprare libri.

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