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Supercazzole e spazzatura

Sulle lettere di Adriano Celentano e sulla "curiosa" disponibilità alla pubblicazione che trovano presso i maggiori quotidiani italiani.

In un paese appena normale sarebbe superfluo sottolineare come le parole di una persona che passerà alla storia con il soprannome de “Il Molleggiato” non siano da prendere sul serio, specie quando riguardano questioni rilevanti come il presente stallo della politica italiana. L’Italia però – questo è ormai tragicomicamente chiaro – non è un paese normale, non lo è nemmeno per sbaglio, e Adriano Celentano, ogni volta che dice o scrive qualcosa, riesce a trovare un eco vastissimo e una platea pronta a dare un peso alle sue opinioni, analizzare e discuterle come se provenissero dalla penna di uno statista. È accaduto ancora una volta ieri, quando una percentuale non irrilevante dell’opinione pubblica, giornalistica e politica italiana ha passato la giornata a interpretare una lettera indirizzata da Celentano a Grillo e a domandarsi se, con la suddetta lettera, Celentano stesse o meno ritirando il proprio precedente endorsement al M5S. Il che equivale a dire che una percentuale non irrilevante dell’opinione pubblica etc. ha speso più di qualche minuto per interrogarsi sul significato di periodi come:

Ma questa non è che una delle tante inquadrature della politica italiana ben al di fuori di quell’Amore universale di cui parla il Papa, che come in un film, tutt’altro che di successo, si susseguono una dopo l’altra sul viale delle “STRONZATE”. Come quella di Flores d’Arcais e il suo appello all’ineleggibilità di Berlusconi. Una cazzata non soltanto fuori luogo ma decisamente fuori “TEMPO musicale”

Il che, per proseguire sul sentiero delle equivalenze, significa che una percentuale non irrilevante della opinione etc. ha dedicato parte del proprio tempo all’esegesi di una supercazzola (un giorno sarebbe interessante calcolare con precisione l’incidenza delle supercazzole partorite dalla politica italiana sulla produttività del paese). Ma – si potrebbe obiettare – del resto a chi non succede di scrivere qualche supercazzola di tanto in tanto? È capitato anche ai migliori e ci sono diversi filosofi francesi del ‘900 che sono diventati “qualcuno” a suon di supercazzole. Il problema, come con certi filosofi francesi, è quando riesci a trovare qualcuno che si presti a fare da cassa di risonanza delle tue supercazzole. E Celentano, per qualche ragione, lo trova sempre; e non da ieri ma da anni. Perché possiamo stare qui a parlare di orizzontalità dei nuovi media, di facebook e di twitter per i prossimi tre decenni, ma la verità è che ancora oggi, specie in Italia (e l’ascesa di Grillo in realtà lo dimostra molto più di quanto non lo smentisca), non c’è nulla come una pagina di quotidiano o una prima serata sulla RAI per essere sicuri che le tue supercazzole acquistino un peso. Un tempo era il Corriere a fare da megafono del Mollegiato-pensiero (con tanto, a volte, di incresciosi preamboli firmati da De Bortoli) ora, cioè ieri, è stata La Repubblica. L’esile dito dietro cui nascondersi era però lo stesso per entrambi i quotidiani: la libertà di espressione di una figura pubblica blaba che rappresenta la culturale popolare blablabla esprime la pancia del paese blablabla. Il mio sospetto, da sempre, è che le ragioni siano molto più terra-terra e venali ma è solo un sospetto, quindi non lo approfondirò oltre, anche perché il punto della qui presente supercazzola è un altro, ovvero: come me, voi e un filosofo francese del ‘900, Celentano ha tutto il diritto di pensare e scrivere le sue supercazzole in privato (o anche in pubblico, purché in sedi gestite e finanziate in prima persona da lui) ma il ruolo di media autorevoli dovrebbe essere quello appunto di mediare, di essere giudici della qualità delle opinioni che divulgano e quindi di conseguenza quello di esercitare la loro facoltà di rispondere a Celentano, così come – se è il caso – a qualunque altro privato cittadino: «La ringraziamo di aver pensato a noi Signor Celentano ma ci dispiace comunicarLe che ritenendola spazzatura abbiamo deciso di non pubblicare la sua lettera. Cordialità».

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