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Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.
Una delle ragioni per cui Maduro è stato catturato sarebbero i balletti che faceva in pubblico e che infastidivano Trump Trump avrebbe interpretato quei gesti come una provocazione e avrebbe quindi deciso di dimostrare che le precedenti minacce non erano un bluff.
Gli sciamani peruviani che ogni anno predicono il futuro avevano predetto la caduta di Maduro Durante l'abituale cerimonia di fine anno avevano avvertito della cattura del presidente venezuelano, e pure di un'imminente e grave malattia di Trump.
A nemmeno quarantott’ore dal colpo di Stato in Venezuela, Trump ha già minacciato altri quattro Paesi Stando a quello che ha detto Trump, i prossimi a doversi preoccupare sono Cuba, Colombia, Groenlandia e pure il Messico.
Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.
Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.

Skopje si fa bella

03 Giugno 2011

La capitale macedone di Skopje possiamo definirla storicamente schizofrenica. Distrutta diverse volte da terremoti vari (l’ultimo nel 1963) e da sempre contesa come importante nodo commerciale dall’impero di turno (Romano, Bizantino, Bulgaro, Serbo), solo nel secolo scorso la città è stata occupata dai nazisti, ripresa dai bulgari e poi inglobata nella Jugoslavia comunista, per assumere infine il ruolo di capitale dell’attuale Repubblica di Macedonia, nel 1991. Rispecchiando il profilo storico del suo Paese, Skopje si divide tra una maggioranza di Macedoni ed un caleidoscopio di minoranze etniche, tra cui spiccano un 20% albanese e significative enclavi turche e rom.

Era quindi abbastanza prevedibile che ci fossero delle discussioni, quando nel febbraio dell’anno scorso le autorità cittadine hanno annunciato un progettone di lifting neoclassico per il centro città. L’intervento è stato denominato Skopje 2014 (anno in cui dovrebbe essere completato) ed è spiegato in dettaglio in un video diffuso su YouTube in cui, con un sottofondo musicale trionfalmente malinconico, lente panoramiche sull’area interessata sono interrotte da goffi pop-up, che evidenziano i monumenti a venire con frettolosi dettagli rotanti in 3D.

Aldilà dalla qualità piuttosto scadente del video, comunque, le prevedibili contestazioni sono dovute sia all’aspetto etnico/religioso – l’equilibrio tra Macedoni ed Albanesi – che a quello storico – lo stile neoclassico dei nuovi progetti è stato accusato di non rispecchiare la storia del paese. Per non parlare di questioni di mera praticità, visto che c’è anche chi dice che quegli 80 o 200 milioni di euro (non s’è ben capito) si possono spendere meglio.

Già anni fa la Macedonia aveva avuto problemi diplomatici con i Greci (ai quali non piace nemmeno l’omonimia con la loro regione) quando aveva dato il nome di Alessandro Magno all’aeroporto della capitale, ed altre polemiche, questa volta con le minoranze interne, avevano accompagnato l’annuncio di un monumento allo stesso e di una chiesa nella piazza principale di Skopje.

Secondo i partiti albanesi, la visione futura che il governo ha della piazza non rispecchia la multiculturalità della città e, difatti, ne stanno pianificando un’altra loro in un quartiere vicino. Le associazioni musulmane e turche, dal canto loro, preferirebbero la ricostruzione della vecchia Moschea di Burmali o l’erezione alternativa di un monumento a Maometto II, il sultano che fece costruire il ponte adiacente.

Proteste o no, il progettone va avanti lo stesso. Per farmi un’idea della sua portata architettonica e delle possibili implicazioni per l’identità della città, mi sono scambiato qualche e-mail con Ljubo Georgiev, architetto bulgaro di stanza a Rotterdam. Ljubo (che ha studiato in Italia e mi ha quindi molto gentilmente risparmiato la traduzione delle sue risposte) ha recentemente presentato la situazione di Skopje al secondo evento Failed Architecture, al Trouw di Amsterdam, e ne presenterà un altro nella stessa Skopje, durante la settimana dell’architettura.

Secondo lui, l’intervento previsto non è male dal punto di vista urbanistico e si inserisce tutto sommato bene sul piano modernista realizzato da Kenzo Tange dopo il terremoto del 1963. Il problema è piuttosto architettonico: “I materiali, lo stile e le tecniche utilizzati sono di qualità temporanea. Secondo me si tratta di decor. La questione del decor diventa interessante perché, anche se l’architettura è sempre stata in un certo senso un modo per creare atmosfera, dimostrare potenza o innovazione, è solo con Las Vegas che viene introdotta la temporaneità. Il progetto Skopje 2014 è una sorta di Las Vegas, solo che il governo macedone non presuppone l’uso temporaneo degli edifici, ma li presenta come un segno di identità che rimarrà per sempre”.

Anche il video dimostra questa intenzione. “Mi fa pensare ad un video game, potrebbe anche far parte di Lord of the Rings. Dico così perché sembra un paesaggio mitico, idealizzato, una sorta di Arcadia, con edifici che sembrano più templi Greci che sedi dell’amministrazione”.

I testi in macedone, senza nessuna versione inglese, confermano che il messaggio è rivolto principalmente alla popolazione locale: “Rinforzare – e direi anche creare – un’identità è lo scopo principale del progetto nella sua totalità. Più che provare a fare un branding internazionale, il primo obiettivo è convincere i Macedoni stessi della loro appartenenza alla cultura europea”.

Skopje 2014 non si pone in maniera neutrale rispetto alla storia nazionale macedone, ma è uno statement significativo rispetto a passato, presente e futuro. “Anche negli anni ’60 la ricostruzione di Skopje dopo il terremoto era una questione di creare un’identità. Allora si guardava verso il futuro, mentre oggi i sogni vengono cercati guardando al passato. La vecchia identità viene negata, anche odiata, e ne viene introdotta un’altra. La questione è se ne verrà creata una nuova fra 50 anni”. Considerate le controversie che stanno accompagnando il progetto ed i metodi con cui sta venendo promosso, l’impressione non è proprio di stabilità. “Il problema e’ che l’identità diventa troppo definita da strategie di marketing, manca la qualità per essere una cosa ‘naturale’ per la città”.

Forse la soluzione migliore sarebbe guardare al presente e prendere atto del complesso status della capitale macedone, con i suoi conflitti e le sue contraddizioni. Perchè 200 milioni a Las Vegas fai in fretta a perderli.

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