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02:21 venerdì 6 novembre 2026
Tre sex worker si sono stufate delle piattaforme che le sfruttano e censurano, così hanno deciso di fondarsi una piattaforma tutta loro, «la più pro-sex worker del mondo» È nata per accorciare la strada tra i social e i contenuti per adulti, e la gestiscono tre sex worker. Vieta l’AI, commissioni più basse di OnlyFans e promette alle creator una cosa rara in questo lavoro: una comunità.
Il rimedio contro la desertificazione potrebbe venire da una sperduta isola dell’Atlantico che da deserto si è trasformata in giungla Dal 1847, su un’isola vulcanica di Ascension, gli alberi dei Kew Gardens hanno creato una foresta che si mantiene da sola. Gli scienziati la studiano per capire come fermare l’avanzata dei deserti, ma il modello ha dei limiti.
Il paradiso esiste e si chiama Gifcities, il museo che raccoglie tutte le gif apparse sull’internet dei bei vecchi tempi Più di quattro milioni di GIF animate recuperate dalle pagine di GeoCities, grazie all'ennesimo sforzo di conservazione del benemerito Internet Archive.
Le proteste in Francia continuano e adesso agli studenti si sono aggiunti lavoratori di praticamente tutti i settori Lavoratori degli ospedali, degli aeroporti, delle poste, delle scuole, delle ferrovie e molti molti altri: questo fine settimana sono attesi in piazza centinaia di migliaia di persone.
Le banche stanno iniziando a rinegoziare i mutui concessi alle persone che vivono nelle zone più a rischio a causa del Super El Niño Con il super El Niño che si sta formando nel Pacifico, i grandi istituti di credito stanno rivedendo i prestiti esposti a siccità e alluvioni, soprattutto in agricoltura.
Se come noi siete ancora in lutto per la morte di Juan Atkins, il padre della techno, sappiate che su YouTube è stato appena pubblicato uno dei suoi ultimi set in versione integrale L'uomo che a Detroit inventò un suono che non esisteva è morto a 64 anni. Una delle sue ultime esibizioni è stata quella al Dekmantel di Amsterdam, nella scorsa estate. Ora la si può vedere tutta, ancora e ancora.
Nonostante non ci siano stati né incidenti né scontri, la polizia ha comunque sgomberato l’accampamento del movimento per la casa a Puerta del Sol a Madrid Quattrocento agenti hanno allontanato 334 persone dall’accampamento nato dopo lo sfratto e la morte di Maricarmen Abascal. La protesta contro la crisi abitativa, però, continua.
La Casa Museo di Rembrandt offre agli amanti di Rembrandt un tatuaggio di Rembrandt alla modica cifra di 400 euro Il museo dice che non è affatto una trovata pubblicitaria, perché le stampe e i tatuaggi servono alla stessa cosa: far conoscere l'arte di Rembrandt.

(Ri)qualificarsi alle Olimpiadi

Vantaggi e svantaggi di ospitare un'Olimpiade in una metropoli già affermata e frenetica come Londra

26 Luglio 2012

Ultimamente mi gira in testa una domanda: ma chi glielo fa fare a Londra di ospitare le Olimpiadi? Lo so che idealmente l’evento rappresenta tutto il mondo che si unisce per celebrare la forza, l’elasticità e la tenacia della fibra umana, ma a leggere in giro mi sembra che, tutto sommato, per la capitale inglese i problemi derivanti dall’ospitare l’evento siano più dei vantaggi.

Per prima cosa i costi: molto più alti del previsto e, visto che siamo in tema di competizioni, i più alti della storia. In teoria si dovrebbero recuperare con il turismo e con l’uso delle strutture costruite per l’occasione, ma secondo un articolo dell’Atlantic sarà un lusso anche solo andare in pareggio. Scrive Andrew Zimbalist, professore di economia, che in generale la scommessa olimpica è un’azzardo dove di rado si vince. E’ stato il caso di Barcellona, diventata poster child dell’evento sportivo un po’ come Bilbao lo è per i musei giganti, ma non a tutti va ugualmente bene. Se le Olimpiadi sono un’ottima scusa per mettere a posto l’infrastruttura di una città non eccellente come Atene, dice Zimbalist, per una metropoli funzionante e frenetica come Londra il gioco non vale la candela. Da sempre considerata quantomeno nella Top 2 della civiltà occidentale, uno dei centri culturali ed economici indiscussi nel mondo, la capitale inglese non sembra nemmeno avere bisogno del turismo portato dai giochi che, se va bene, sostituirà quello standard. Ma il fattore denaro liquido è solo uno dei tanti generatori di controversia. Vediamone qualcuno.

Fattore immagine: avere i media addosso può anche non essere conveniente, specialmente se poi gestisci male lo stress e gli scandali fioccano uno dietro l’altro. Aldilà di budget e sicurezza si è parlato di maneggi sporchi sulla vendita dei biglietti e anche di corruzione, e molti hanno aggrottato le sopracciglia davanti ai nomi di alcuni sponsor olimpici (tipo Dow Chemical e BP), che stridono abbastanza con il concetto di sostenibilità su cui ufficialmente questi giochi londinesi insistevano molto. Scandalose sono anche le condizioni abitative quasi da slum degli spazzini dei siti olimpici, denunciate dal Daily Mail, e pure (anche se in senso ridicolo) l’ultrasevera applicazione di misure di ogni tipo contro l’uso del logo olimpico ufficiale da parte di negozianti entusiasti (ma anche sbeffeggiato sia online che dagli street artist londinesi).

Arrivando al fattore costruzione, forse ci avviciniamo di più al vero ritorno che Londra avrà una volta finiti i giochi. Per esempio, nella skyline cittadina da quest’anno troviamo due nuovi landmark: uno è lo Shard di Renzo Piano, l’altro l’AncelorMittal Orbit, disegnato da Anish Kapoor e Cecil Balmond. Il primo è il palazzo più alto dell’unione europea, una scheggia di vetro riflettente che cambia colore a seconda del tempo, il secondo una specie di torre Eiffel abortita e arrotolata su se stessa (ma anch’essa con comoda visuale panoramica), definita da molti un pugno in un occhio. Per diversi che questi due progetti possano essere, in comune hanno il fatto che sono stati resi possibili da soldi arrivati da investitori privati esterni. Con la crisi lo Shard rischiava di saltare, ma poi sono arrivati degli investitori del Qatar a metterci una pezza, mentre l’Orbit è stata pagata quasi interamente dalla AncelorMittal, ditta di acciaio che le dà il nome (anche se la struttura, che è fatta proprio d’acciaio, non porterà segni di branding durante le Olimpiadi causa regolamento). Ma sarà l’Olympic Park a cambiare più significativamente: dopo i giochi, sarà intitolato alla Regina in onore del suo Giubileo di Diamante e diventerà parte della nuova East London Tech City, hub tecnologico che si aggiunge ai vari progetti di riqualificazione, gentrificazione e risviluppo dell’East End. Per il 2030, l’area (che oggi è possibile ammirare dall’alto di una funivia disegnata da Wilkinson Eyre e sponsorizzata da Emirates Air Line) è destinata a densificarsi, ospitando migliaia di appartamenti, una nuova università (che riciclerà le strutture per gli eventi sportivi dei giochi olimpici), un museo e spazi naturali rinnovati. Quel che si dice un investimento a lungo termine.

A questo punto vale la pena ricordare un articolo dell’Economist, secondo il quale la “brillantezza precaria” di Londra è dovuta al suo primato di città più internazionale del mondo, che potrebbe perdere se smettesse di essere aperta, anche in termini di affari. Probabilmente a Londra non servivano le Olimpiadi per attirare gli investitori stranieri che la stanno aiutando a rifarsi il trucco, ma in tempi di recessione generale sicuramente sono state utili per dare un’accelerata e delegare qualche spesuccia. Quanto al parco di Elisabetta, le prossime gare che vedrà forse saranno quelle di appalto.

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