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10:50 sabato 15 agosto 2026
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.

Punto XXX

Breve storia di un dominio da poco entrato in vigore, soltanto ufficialmente relegato all'erotismo

25 Gennaio 2012

L’effettiva libertà e anarchia di internet, argomento grosso grasso e vetusto – non ancora risolto, e forse mai risolvibile. I confini ci sono, non ci sono, dove sono, sono giusti, sono sbagliati, eccetera. A dicembre 2011 nasce (crescerà forte e robusta nei mesi a venire, o rimarrà un germoglio rachitico?) l’ultima polemica del caso: l’Icann – Internet Corporation for Assigned Names and Numbers – approva dopo anni la nascita del dominio a scopo porno-erotico chiamato .xxx (dot triple ex, per gli apprendisti anglofoni). L’intento? A una prima occhiata, sembrerebbe quello di categorizzare sotto un’unico tetto la maggioranza dei siti con contenuti “da adulti”, siano essi indirizzati a un pubblico etero- , omo- , bi- , e via continuando con la giungla di prefissi, acronimi e vocaboli dedicati a quella sfera. Si parla di una delle fette più importanti dell’intero mercato web: come le “fat bottomed girls” per il rock, il porno è uno dei principali fattori che fa girare il mondo dell’internet, da sempre corsia preferenziale per i bisogni più elementari dell’essere umano. Date un’occhiata ai domini più costosi di sempre: al secondo posto c’è proprio sex.com (venduto nel 2006 per 14 milioni di dollari), seguito poco dopo da porn.com, beer.com, casino.com e freeporn.com.

Il fatto singolare, per quanto riguarda il dominio .xxx, è innanzitutto il costo della registrazione: mentre la media dell’oceano internet spazia dai due ai dodici dollari di media, comprare uno spazio a tre ics ne costa addirittura 99. Potrebbe ciò scoraggiare i gestori di siti pornografici dall’abbandonare il dot com? Certo, ma il punto è un altro. Risulta sempre più chiaro, con il passare del tempo, che il fine principale del neonato suffisso web non è tanto la ghettizzazione di certi siti – con relativa facilità di censura, quindi, da parte di qualsivoglia organo statale – bensì la possibilità di accumulare soldi facili. Ancora nebbia? Arrivo subito al dunque. Eccezion fatta per qualche sito attivo ma del tutto innocuo (cioè piccolo, lontano anni luce dai numeri di un Youporn o Tubegalore), i maggiori introiti del nuovo dominio arrivano da privati, vip, università, società, banche. Nella pratica, l’invenzione delle tre x si sta configurando come un grosso ricatto di successo. E l’idea paga. Per prevenire utilizzi eterodossi del proprio nome (e della propria immagine, quindi) istituzioni e personalità si sono affrettati o si stanno affrettando a comprare il relativo dominio a tre x. Avete presente il grande copione complottista del tipo “il cattivo crea il virus per poi vendere l’antidoto e diventare ricco”? Per caso o per malizia, l’operazione .xxx si è trasformata nella variante informatica di quella sceneggiatura. Al punto che gli interessati compratori di uno spazio vengono accolti sul sito GoDaddy.com con un copy molto poco concettuale: «Secure your brand. Protect your reputation. Perhaps you’d like to create an adult entertainment website. Or maybe you’re here to keep your brand from being registered as a .xxx by someone else». La Kansas University ha preso il consiglio alla lettera e ha speso – dichiarazioni ufficiali – più di 3000 dollari in dominii, compresi KUgirls e KUnurses, ovviamente seguiti dal maligno suffisso. C’è un precedente, d’altronde, che insegna: fino al 2004 l’indirizzo whitehouse.com corrispondeva a un sito pornografico. Oggi la Casa Bianca si è già premunita contro il nuovo dominio, invece. A differenza di… digitate governo.xxx per provare.

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