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01:35 domenica 14 giugno 2026
La tomba di Immanuel Kant a Kaliningrad è diventata sorprendentemente una delle attrazioni turistiche più frequentate, fotografate e recensite su Tripadvisor C'è chi è rimasto molto soddisfatto della visita. Chi accusa Kant di essere un bluff e la sua tomba di essere noiosa. Ma in media, su Tripadvisor il filosofo se la cava bene: punteggio medio 4,3.
Il primo sciopero di tutti i lavoratori della cultura nella storia d’Italia Si fermano il personale di musei, biblioteche, archivi e teatri, insieme ai lavoratori autonomi dell'editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale.
I biglietti dei Mondiali costano così tanto che ce ne sono ancora 180 mila invenduti Persino i bagarini che li hanno comprati con largo anticipo sono in difficoltà e puri di liberarsene sono disposti ad andare in perdita.
Da quasi un anno un’associazione segnalava alla polizia irlandese i gruppi razzisti che stanno mettendo a ferro e fuoco Belfast, ma la polizia non ha fatto niente Il gruppo si chiama Accountability Project Northern Ireland e ha fatto decine di segnalazioni alle forze dell'ordine tra novembre 2025 e giugno 2026.
I Gen Z hanno inventato una nuova forma di protesta sui social: pubblicare le deprimenti, esasperanti, scandalose conversazioni con i loro capi Messaggi per stipendi non pagati, contratti non rispettati, in cui si cambiano orari all'improvviso e non si rispetta la malattia. Ne sono stati pubblicati centinaia.
Una booktoker ha provato a registrare come marchio lo slogan “hot girls read” e le altre booktoker l’hanno boicottata finché non ci ha rinunciato Allie Mitrovich ha pensato che uno slogan che non è di nessuno poteva benissimo diventare suo. BookTok non ha apprezzato l'idea.
È uscito il primo trailer del sequel di The Social Network e sono tutti straniti dal fatto che non c’è Jesse Eisenberg a interpretare Mark Zuckerberg L'arduo compito è passato a Jeremy Strong, che nel trailer ha stupito (e interdetto) tutti sfoggiando un notevole caschetto rossiccio.
L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.

Pio pio. Il realismo della crime fiction/1

10 Maggio 2011
Pio pio, bau bau, miao miao.

1. Il regicidio 

In questo testo vorrei discutere dell’idea di realtà, e di “raccontare la realtà”, che c’è alla base di una bella analisi scritta di recente su Studio da Tim Small. La sua tesi, detta molto approssimativamente, è questa: la crime fiction – sia letteraria che, forse più specificamente, televisiva – è una nuova forma di realismo sociale: un tentativo di racontare storie il cui scopo è descrivere il mondo che ci circonda.

Volevo intitolare questa mia risposta “Il regicidio” – era una specie di gioco di parole sul fatto che gli ultra-realisti della Restaurazione francese si definivano “più realisti del re”. L’idea era che se si comincia a fissare un parametro della realtà (il re, nel caso loro, la crime fiction, nel caso nostro) si finisce per superarlo e ritrovarsi, appunto, da un’altra parte. In questo contesto, la mia risposta voleva essere una sorta di regicidio. Alla fine ho cambiato titolo, però, perché questa roba era tutta un po’ macchinosa. Il titolo attuale sarà più chiaro alla fine.

2. Il solarium

Un’altra premessa: la parte più condivisibile, per me, della tesi di Tim Small, è che quanto di più interessante succede, oggi, nel campo della narrazione, succede a prescindere dalle divisioni tradizionali fra romanzi, film, serie TV ecc. Forse è vero che per accettare la TV nella famiglia dei “mezzi rispettabili” (in cui, ad esempio, il fumetto – o come lo si voglia chiamare – è entrato già da un paio di decenni) ci si è messo parecchio – e che questo è dipeso da reticenze e snobismi e luoghi comuni dei “letterati”. Ma in generale mi sembra che definire la letteratura (come fa Tim) “cose che fanno riferimento ad altri libri letterari, o a trattati di filosofia, o al post-modernismo o a qualsiasi altro –ismo” è tanto sensato quando definire la TV come “quella roba che io non ho in casa dove si vedono tette e culi”: una mossa fatta più che altro per arruffianarsi il lettore calcando la mano sugli stereotipi. Se non sono d’accordo con l’analisi, molto positiva, che fa Tim di The Wire non è perché in quanto scrittore io abbia qualche interesse a marcare il territorio della “letterarietà della letteratura letteraria”, ma perché, come cercherò di spiegare, trovo più realista una serie TV come Boardwalk Empire, o un romanzo “letterario-noioso-di-1000-pagine” come 2666 di Roberto Bolaño, o un capolavoro come Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons.

Questo è importante precisarlo, prima di tuffarsi in questo solarium abilmente camuffato da bar sport, da bagni in riviera romagnola o da terrazza crogiolata nel tramonto di un ottobre romano che è la discussione letteraria.

3. Ma non facciamoci prendere la mano

Sì, non facciamoci prendere la mano. Siamo qui per parlare di crime fiction. Tim la definisce come “narrativa realista incentrata attorno a un crimine”. L’idea sembra essere questa: il crimine entra nella storia della crime fiction quasi solo come pretesto scatenante, come filo conduttore che – attraverso gli sviluppi delle indagini, da una parte, e degli effetti collaterali dall’altra (altri crimini, litigi, ripercussioni, lutti) – fa dipanare una storia. Il “vero tema”, quindi, non è il crimine in quanto tale, ma la realtà che si snoda intorno ad esso.

La crime fiction, scrive Tim, non è semplicemente un giallo, in cui si tiene il pubblico agganciato alla promessa che prima o poi scoprirà se l’assassino è il maggiordomo (ma forse ci sono vari tipi di maggiordomo): è una forma di ritratto del mondo, una strategia per raffigurare una realtà sociale, parola da mettere in corsivo in segno di deferenza. E di cosa si compone questa realtà? Be’, di ciò di cui si compone la realtà, senza corsivo, in cui viviamo tutti i giorni: si compone di idraulici, professoresse, adolescenti, psicologhe, matrimoni, viaggi in bicicletta, procuratori corrotti, assassini senza pietà e imperatori dei cartelli della droga.

4. Le astronavi

Naturalmente, la realtà si compone di moltissimi adolescenti e di pochissimi imperatori dei cartelli della droga. Questo, di per sé, non è un argomento: però dovrebbe far suonare un campanello d’allarme. Perché siamo portati a ritenere “realista”, o rappresentativo della “realtà sociale”, un genere di narrativa che parla, in fondo, di un settore molto ristretto della realtà, e che gli dà una visibilità del tutto sproporzionata rispetto a quella che ha nella nostra vita quotidiana? Può anche parlarne in modo realistico, ma la cosa non cambia: io posso parlare in modo realistico del fatto che una settimana fa ero in aereo con la nazionale italiana di body building over 50, ma non per questo riterrò di stare parlando del “mondo là fuori” in senso ampio e generalizzabile.

Forse stiamo arrivando da qualche parte. Un altro modo in cui Tim caratterizza la crime fiction è: “il crimine non è altro che una scusa, un espediente per esplorare un mondo popolato da tanti personaggi diversi che, se non fosse per lo scontro dell’omicidio, […] non si sarebbero mai incontrati”. Detta così, sembra una posizione molto fondata, e tutto sommato di buon senso. Ma forse lo sarebbe anche con qualche modifica. Ad esempio: lo sbarco dei marziani non è altro che una scusa, un espediente per esplorare un mondo popolato da tanti personaggi diversi che, se non fosse per lo scontro con le astronavi aliene, non si sarebbero mai incontrati. Mars Attacks è un affresco sociale?

5. Lo specchio che si rompe

Che cosa significa parlare della realtà? In un senso molto semplice, significa sforzarsi di descrivere realisticamente la propria materia, ispirandosi a ciò che si osserva, “inventando il meno possibile”. Ma naturalmente non è questo il senso in cui la crime fiction sarebbe particolarmente rilevante: anche ER e The West Wing lo fanno; anche un film sullo sbarco dei marziani potrebbe farlo. E allora? Probabilmente – quando si parla di “affresco sociale” o cose simili – significa descrivere realisticamente qualcosa che, pur essendo una storia/personaggio/evento singolo, può essere generalizzato: qualcosa che rappresenta, in piccolo, dei meccanismi più vasti che operano anche in altri settori della società. In questo senso, credo, nelle intenzioni di Tim la crime fiction è “più realista” di Mars Attacks: non nel metodo, ma nella scelta del proprio soggetto, che, appunto, è un soggetto particolarmente adatto a parlare del mondo di oggi o a raffigurarlo o a fornire lo specchio delle sue trasformazioni e dei suoi meccanismi e dei suoi lutti.

Il problema, certo, rimane. Come mai parlare di imperatori della droga e killer efferati ci dice o potrebbe dirci di più sul nostro mondo, piuttosto che parlare di alieni? Certo non è una questione statistica (tipo: perché al mondo ci sono più spacciatori alieni), altrimenti fare realismo significherebbe parlare di esperienze universali tipo l’esame delle medie e di tipi umani statisticamente significativi come i neonati. Ma allora perché il crimine “fa realtà” e i marziani no? Il problema, sì, rimane, ma improvvisamente non è più un problema di letteratura ma un problema di mondo, non è più legato alle storie ma a ciò di cui parlano, c’è uno specchio che si rompe e chissà cosa vedremo fra le crepe o invece abbassando lo sguardo nei frammenti che sono caduti in terra, forse ci siamo tagliati.


Questo articolo prosegue e  si conclude giovedì 12

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