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Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.
Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.

Paese che vai videogioco che trovi

22 Luglio 2011

I videogiochi, inutile dirlo, sono in grado di creare mondi immaginari di grande fascino. Se siete mai stati sulla nebbiosa isola di Myst o avete accompagnato Ico durante l’esplorazione del castello in cui viene tenuto prigioniero; se avete tentato di costruirvi una qualche reputazione nel complesso reticolo metropolitano di Liberty City o avete vissuto la quotidianità del Giappone vestendo i malinconici e vendicativi panni di Ryo Hazuki, be’, quei posti non ve li siete certo dimenticati e quei posti, oggi, fanno parte della vostra esperienza di vita come quelli che avete magari visitato nel corso di qualche vacanza.

Oltre ai luoghi immaginari tuttavia, i giochi elettronici sono spesso ambientati in luoghi reali e questo genere di ambientazioni – come dimostra una recente indagine – segue sempre delle logiche piuttosto banali e basate sui classici luoghi comuni.

Se la classifica dei luoghi preferiti in cui far svolgere l’azione videoludica vede al primo posto lo spazio (e a seguire il Giappone, gli Stati Uniti, New York, i castelli, le grotte, il deserto, la giungla), andando a vedere quali generi sono ambientati in determinati continenti o nazioni – e quali sono gli elementi che compaiono nella maggior parte dei casi – si possono fare delle scoperte interessanti.

Questa indagine di geolocalizzazione è stata realizzata da una rivista inglese di settore prendendo a campione un centinaio di giochi di successo della Playstation e quindi – pur non potendosi considerare esaustiva – visto che copre un arco temporale di oltre dieci anni e una bella fetta di mercato, è indicativa di alcune tendenze.

Se per quanto riguarda gli Stati Uniti l’immaginario è diviso equamente fra sci-fi, guerra e crimine (a conferma della tendenza degli ultimi anni per cui un videogioco deve comunque contenere una bella dose di azione e quindi almeno un po’ di violenza), i giochi ambientati in Canada invece contemplano nell’80% dei casi la presenza della neve. Canada=neve. Si tratta probabilmente di titoli dedicati alle Olimpiadi invernali o a sport come snowboard e affini. Cioè la noia mortale a partire dal minuto due.

A conferma che lo stereotipo impera e le location videoludiche sono il gioco stesso, e quasi mai un semplice sfondo in cui ambientarlo, più della metà dei titoli ambientati nel continente africano include animali selvaggi, mentre ben l’85% si svolge nella giungla. E per non farsi mancare niente, in tre casi su quattro è contemplata anche un po’ di sana violenza.

(Che è esattamente quello che vogliono i videogiocatori. Che sono nella stragrande maggioranza maschi. Perché a dispetto della favola della Wii e del suo popolo di casual gamers fatto di nonne che piazzano fior fiore di strike col Wii Remote, la maggioranza dei videogiocatori sono adolescenti brufolosi desiderosi di una bella dose di mazzate. Come ha capito alla fine persino Microsoft.)

Tutti i continenti hanno i loro videogiochi, persino l’Antartide (Antartide=ghiaccio. Antartide=pinguini) e ovviamente l’Europa dove il 57% dei giochi sono giochi di guerra (Europa=Seconda guerra mondiale, almeno nell’immaginario a stelle e strisce di software house come Electronic Arts e Activision).

E se la metà dei videogame ambientati in Inghilterra ha a che fare col paranormale, la maggioranza di quelli che si svolgono in Russia prevede scenari militari spionistici e cospirativi.

Ma la statistica che più di tutte ha attirato la mia attenzione riguarda l’Australia, uno scenario di grande interesse naturalistico dove, in un gioco su sette, compare un koala. Proprio così. Un koala. In un gioco su sette.

Ora, io non sono mai stato in Australia (e quindi potrei anche sbagliarmi) ma credo che, anche al di fuori dei centri urbani, incontrare uno di questi teneri animaletti non rientri mai e poi mai nella casistica 1 su 7. Immagino ad esempio che sia molto facile incontrare dei canguri e so per certo che, almeno nella zona nord orientale, i rospi delle canne sono talmente diffusi (200 milioni di esemplari) da essere diventati una vera e propria calamità naturale. Ma koala, direi di no.

Se poi a questa statistica aggiungiamo quella che afferma che il 57% dei giochi ambientati in Australia sono giochi sportivi, la probabilità che ci sia almeno un koala in un gioco sportivo è molto alta. Se scoprite qual è, fatemi sapere. Una sfidina estiva non si nega a nessuno.

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