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Il governo di Pedro Sánchez rischia di cadere per colpa di Guernica di Picasso Tutto inizia con la richiesta del governo della comunità autonoma dei Paesi Baschi di portare l'opera a Bilbao. Richiesta negata dall'esecutivo Sánchez.
Cosa sappiamo del nuovo film di Sean Baker, a parte che si intitolerà Ti amo! e che sarà molto, molto italiano Il titolo scelto dal regista è di Anora per il nuovo film è Ti amo!, con il punto esclamativo. Secondo le indiscrezioni, potrebbe venire a girarlo in Italia.
Cosa ci fanno Brian Eno, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Patti Smith, Blood Orange (e molti altri) alla Biennale di Venezia? Espongono le loro opere nel padiglione del Vaticano Per l'esposizione "The Ear Is the Eye of the Soul" la Santa Sede ha messo assieme una lineup degna dei migliori festival musicali.
In Russia non solo non si può vedere Heated Rivalry, ma si viene multati anche solo a parlarne Una rivista che aveva "osato" recensire la serie Hbo si è vista recapitare una multa di 500 mila rubli, l'equivalente di circa 6 mila euro.
In dieci anni gli affitti a Berlino sono aumentati del 69 per cento I prezzi sono aumentati in tutta la Germania, ma nella capitale la situazione è nettamente la peggiore.
La petizione per interrompere tutti i rapporti tra Unione europea e Israele ha superato il milione di firme Ora la Commissione europea dovrebbe presentare al Consiglio una proposta formale che, se approvata, porterà alla sospensione dell'accordo di associazione UE-Israele.
Al Festival di Cannes verrà presentato Gli amanti della notte, il primo film tratto da un romanzo di Mieko Kawakami All the Lovers in the Night di Yukiko Sode, tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice giapponese, è stato selezionato nella sezione Un Certain Regard.

Non pensate alla Leopolda

"La Leopolda di centrodestra", "il governo cambi verso", "la rottamazione di Forza Italia". L'egemonia comunicativa di Renzi e i suoi avversari incapaci di cambiare "frame", la cornice entro cui si muove la politica.

14 Dicembre 2014

Non pensate alla Leopolda. Alcuni anni fa, era il 2005, un linguista americano di nome George Lakoff scrisse uno splendido saggio, tradotto in Italia per “Fusi Orari”, per spiegare, attraverso il linguaggio della politica, la ragione per cui, in America, i repubblicani avevano imposto una propria egemonia comunicativa rendendo quasi irrilevanti i rivali democratici.

La tesi del libro (“Non pensare all’elefante”) è la seguente. Un partito vincente è un partito che cannibalizza i “frame”, le cornici linguistiche all’interno delle quali si vanno a comporre i dibattiti politici. Creare un frame efficace, sostiene Lakoff, significa essere capaci di usare con abilità simboli in grado di orientare le emozioni dei cittadini in maniera da predeterminare l’accettazione o il rifiuto di un argomento prima ancora di un’analisi critica e razionale. “Ci sono parole – dice Lakoff – che evocano concetti, processi mentali, sequenze di pensieri che sfuggono dal nostro controllo. Ci sono parole potenti per natura che vivono una vita propria dal momento che entrano a far parte dei nostri pensieri, e sulle quali la nostra coscienza ha ben poco controllo. E in politica vince chi costringe gli avversari a giocare sul proprio terreno. Vince chi mette i propri rivali nella condizione di mostrarsi all’elettore come una comparsa insignificante nel frame creato da chi tiene il pallino in mano. Usare bene i frame significa dettare l’agenda politica, significa costringere l’avversario a giocare sempre con regole scritte da te e significa riuscire a far discutere i tuoi rivali degli argomenti che tu in teoria padroneggi meglio di chiunque altro”.

Oggi il ragionamento di Lakoff ci è utile per capire quello che, dal punto di vista culturale, è il vero dramma del centrodestra italiano, e la vera forza del centrosinistra renziano. In poco tempo, Renzi è riuscito ad appropriarsi non solo della scena politica ma anche del linguaggio politico, e lo ha fatto attraverso l’affermazione di alcuni concetti che sono diventati a loro volta dei frame. Tre in particolare: la rottamazione, la Leopolda, il cambiare verso. Renzi, con abilità, si è a poco a poco impossessato anche di molti contenuti che negli anni sono stati custodi con gelosia dagli avversari del Pd: lotta alla burocrazia; lotta contro le tasse troppo alte; lotta contro gli eccessi della spesa pubblica; lotta contro gli eccessi della magistratura; lotta contro il corporativismo; lotta contro il conservatorismo sindacale (argomenti utilizzati come una calamita per conquistare consenso, ma in alcuni casi non diventati provvedimenti concreti).

L’identità dei “repubblicani” italiani, esattamente come capitava un tempo con il Pd di Bersani, è un’identità che nasce non attraverso la promozione di qualcosa ma attraverso la declinazione dell’essere contro qualcuno: Renzi

Ma la vera spia di quella che potremmo definire una egemonia renziana la si legge in una serie precisa di meccaniche di cui oggi è vittima il centrodestra. E il fatto che l’universo berlusconiano e post berlusconiano non sia in grado di esprimere una propria cultura innovativa lo si deduce anche da due fattori precisi. Il primo è che l’identità dei “repubblicani” italiani, esattamente come capitava un tempo con il Pd di Bersani, è un’identità che nasce non attraverso la promozione di qualcosa ma attraverso la declinazione dell’essere contro qualcuno, ovvero Renzi (il che ovviamente è paradossale, perché Forza Italia, con responsabilità, ha scelto di appoggiare le riforme renziane ma, come è evidente dai sondaggi e dalle recenti elezioni, non riesce a trasformare in consenso la sua scelta di governo). E anche quando il centrodestra propone qualcosa (riduzione delle tasse, riduzione della spesa pubblica, abbattimento del debito, riforme del lavoro più incisive) è credibile fino a un certo punto, perché le persone che propongono oggi determinate riforme sono le stesse ma proprio le stesse ma proprio le stesse che quelle riforme avrebbero potuto farle al governo quando al governo c’erano loro.

Il secondo fattore è invece quello che ci riporta a Lakoff e che ci fa capire come il centrodestra sia totalmente ostaggio del frame renziano. Succede così che i giovani e i meno giovani di Forza Italia dicano che per cambiare il partito serve, indovinate un po’, “una rottamazione”. Succede che ogni evento piccolo o grande di orgoglio del centrodestra venga definito come “una Leopolda di centrodestra”. Succede che i deputati e i parlamentari non renziani utilizzino il lessico renziano anche quando devono criticare l’operato renziano (“il governo cambi verso”). E succede, caso limite, che persino l’unico leader che in questo momento costituisce un’alternativa concreta al Matteo di Palazzo Chigi venga identificato, semplicemente, come “l’altro Matteo”. A pensarci bene, l’unica forma di linguaggio autonomo del centrodestra, e anche questa è una spia significativa del decadimento complessivo, è un’espressione che arriva dalla preistoria: dobbiamo recuperare lo spirito del 94. Un po’ poco, no?

Il consiglio che Lakoff rivolse pochi anni fa ai democratici vale dunque oggi perfettamente anche per i “repubblicani” italiani. Non pensare all’elefante aveva proprio quel senso lì: per strutturare la vostra identità, non pensate all’elefante, simbolo dei repubblicani, pensate a qualcosa di vostro, createvi un vostro frame, plasmatelo su di voi e non in contrapposizione all’avversario. Lo stesso principio vale per il centrodestra. E il titolo del libro che Lakoff dedicherebbe agli eredi del berlusconismo (e anche a Berlusconi) è facile facile: ragazzi, via, non pensate alla Leopolda.
 

Nella foto: la sala grande della Stazione Leopolda a Firenze

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