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Sull’isola di Epstein c’era un Pokestop di Pokemon Go ma non si sa chi è stato a metterlo lì E probabilmente non lo sapremo mai, visto che lo sviluppatore del gioco Niantic nel frattempo lo ha rimosso.
Alla Berlinale, il Presidente della giuria Wim Wenders è stato criticatissimo per aver detto che «il cinema deve stare lontano dalla politica» Lo ha detto durante la conferenza stampa di presentazione del festival, rispondendo a una domanda su Israele e Palestina.
È scoppiato un grosso scandalo attorno al più famoso e lussuoso ristorante del mondo, il Noma di Copenaghen Un ex dipendente sta raccogliendo e pubblicando decine di accuse nei confronti dello chef René Redzepi: si va dagli abusi psicologici alla violenza fisica.
Per il suo centenario, E/O ripubblicherà tutta l’opera di Christa Wolf con le copertine degli anni Ottanta Si comincia il 9 aprile con la riedizione di Cassandra.
James Blake presenterà il suo nuovo disco con una listening session gratuita in Triennale Milano Trying Times, questo il titolo del disco, esce il 13 marzo. Con questo evento in Triennale, Blake lo presenta per la prima volta al pubblico.
Gisele Pelicot ha scritto un memoir in cui racconta tutto quello che ha passato dal giorno in cui ha scoperto le violenze del suo ex marito Il libro uscirà in contemporanea in 22 Paesi il 19 febbraio. In Italia sarà edito da Rizzoli e tradotto da Bérénice Capatti.
Le cure per il cancro sono costate così tanto che la famiglia di James Van Der Beek è rimasta senza risparmi ed è stata costretta a lanciare una raccolta fondi In nemmeno due giorni, 42 mila persone hanno fatto una donazione e sono stati raccolti più di 2 milioni di dollari.
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.

Los Angeles

17 Maggio 2011

Los Angeles viene spesso presa come esempio negativo di urban planning. Uno dei resoconti più dark è il viscerale Città di Quarzo, dove Mike Davis descrive come l’urbanistica a zone della città nasconda ed esalti fenomeni diversi e sinistri. I ricchi se la cantano e se la suonano tra gated communities, occultismo e scientologia, mentre ai poveri toccano gli abusi di potere e le guerre tra Bloods e Crips.

Al posto dell’iconica Statua della Libertà di New York, simbolo dei valori e del sogno americano, l’unico vero landmark è la scritta HOLLYWOOD, feticcio di finzione, gossip e perdizione vip. Programmi TV e musica hip-hop hanno tracciato geografie e mitologie antagoniste nell’immaginario collettivo: da una parte le colline di Beverly Hills 90210, dall’altra la South Central del gangsta rap.

Ma tra il vero più truce e la finzione più eterea, nel paradosso urbano di Los Angeles può succedere di tutto. Anche che un ex galeotto con l’afro arcobaleno e la faccia pittata, dal nome (piuttosto ridondante) di Tommy the Clown, incontri l’ultrafamoso David LaChapelle. E che LaChapelle, che ha fatto foto pure per Warhol, gli dia i suoi proverbiali 15 minuti di celebrità facendoci su un documentario.

Innanzitutto, Tommy the Clown (vero nome Thomas Johnson) ha sempre vissuto al crocevia di tutti gli stereotipi sulla vita nei ghetti di LA.

Cresciuto a Watts (teatro dei disordini del 1965), cinque anni in carcere per spaccio, rilasciato nel ’92 giusto in tempo per vedere South Central devastata dalle rivolte post Rodney King. Decide di cambiare vita, trova lavoro ed intrattiene i figli dei colleghi alle feste. Tra break dance e buffonerie del caso inventa il clowning, uno stile di danza street frenetica e spettacolare che, piano piano, coinvolge bambini e ragazzi. Diventa una figura esemplare, crea un’accademia per clown, il suo stile si evolve e dalle numerose crew della zona ne nasce anche uno nuovo e più hardcore, il krumping, che attira l’attenzione di LaChapelle.

Quando nel 2005 il fotografo arriva a girare Rize, Tommy the Clown è già qualcuno. Rappresenta un’alternativa ai gangster che definiscono l’immaginario del sud LA, un modello adulto energetico e positivo che promuove creatività personale e spirito di gruppo. Proprio in quest’ottica organizza le battle che costituiscono la parte più spettacolare del film, uno spettacolo esaltante e colorato con una potenza visiva che va oltre l’ironia glam caratteristica di LaChapelle.

Dopo il film, clown e krumping spopolano tra i vip: si esibiscono per Madonna e Pamela Anderson, appaiono nei video dei Chemical Brothers, nel 2008 Tommy the Clown apre una fondazione a beneficio della gioventù a rischio insieme a Snoop Dogg. E continua a fare feste ed eventi per le scuole.

A questo punto viene spontaneo chiedersi quanto sia sopravvissuto al film. Se io dico South Central, voi pensate ancora ad Ice T, mica ai clown.

C’è chi ha criticato Rize per l’eccessivo alone patinato tipico di LaChapelle e la poca considerazione dei problemi del quartiere. Ma il merito del fotografo è stato proprio quello di mostrare l’energia senza compromettere lo stile. Esaltandolo, anzi. Un po’ come successe con il disco Bangin’ on Wax del 1993, in cui veri membri di Bloods e Crips si sparavano strofe invece di proiettili, il clowning è riuscito a lanciare un messaggio positivo senza negare l’appeal dell’hip-hop. Rize ha raccolto lo spirito di ciò che documenta ed ha mostrato che può rendere la gente di South Central orgogliosa, colpendo l’immaginario collettivo. Non è una mistificazione, è un’operazione che mira a correggere il concetto di cool, prepotentemente rivendicato da esempi autodistruttivi. Grazie ai muscoli mediatici di LaChapelle, la visione emancipatrice di Tommy the Clown ha gareggiato ad armi pari con i gangster già patinati e contropatinati da tempo nei video musicali.

Film come South Central mostrano un problema, Rize mostra una possibile soluzione. E altera la topologia di quell’area di LA nell’immaginazione collettiva, che ha un’importanza da non sottovalutare. Perché è attraverso l’immaginazione che la gioventù del ghetto, come tutti, proietta il proprio futuro.

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