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Le colonne di fumo generate dagli incendi in Francia e Spagna sono talmente grandi che al loro interno si stanno formando dei temporali Si chiamano pirocumulonimbus e sono nuvole che si generano direttamente dentro il fumo degli incendi, con tanto di fulmini e raffiche di vento.
L’annuncio di una sua terza e incostituzionale candidatura alla presidenza degli Usa non è nemmeno lontanamente la cosa più assurda fatta da Trump alla Cena dei Corrispondenti Faccette, sfottò, insulti a giornalisti, attori e politici, aneddoti su mucche investite e poi, alla fine, il "grande annuncio".
Se è così difficile vedere un film in IMAX 70mm è perché negli ultimi 50 anni non è stato costruito un solo nuovo proiettore IMAX 70mm E non è stato costruito perché (tra le altre cose) IMAX, l'azienda, ha perso i progetti originali di questi proiettori e ora non sa più come costruirli.
A causa del caldo estremo e della crisi climatica, in Europa c’è una nuova forma di siccità Secondo gli scienziati, questa nuova siccità non è più dovuta alle poche piogge ma alle temperature troppo elevate. E trovare dei rimedi è difficilissimo.
I proprietari di Myspace dicono che Myspace sta per tornare, un’altra volta Lo hanno annunciato Chris DeWolfe e Tim Vanderhook, gli stessi che però avevano annunciato la stessa cosa già nel 2013, con scarsi risultati.
Dei milionari inglesi hanno chiesto al loro governo di essere essere tassati di più «perché possiamo permetterci di pagare molto di più» Lo hanno fatto con una lettera, firmata Patriotic Millionaires, in cui propongono anche una tassa del 2 per cento sui patrimoni oltre i 10 milioni.
La BCE ha lanciato un “referendum” per decidere il design delle nuove banconote euro, e la scelta sostanzialmente è: uomini o uccelli? Preferite Maria Callas o il picchio muraiolo? Leonardo da Vinci o il gruccione? Bertha von Suttner o il martin pescatore? Avete tempo fino al 21 settembre per decidere.
Un contadino tedesco ha costruito un santuario per salvare dal macello i montoni gay che rifiutano di accoppiarsi con le pecore Lui si chiama Michael Stücke e il rifugio Rainbow Wool: dal 2023 a oggi hanno salvato decine e decine di animali.

La parola dell’anno?

La rivoluzione delle Pussy Riot è avere portato la parola "pussy" su tutte le prime pagine del mondo

04 Settembre 2012

Ci tocca aspettare quattro mesi, forse qualche giorno in meno. Poi sui maggiori quotidiani italiani inizierà il consueto gioco di fine anno: qual è stata la parola più rappresentativa di questo 2012 che sta per finire? Ci saranno liste, sondaggi, word cloud. Non è poi così improbabile pensare che ancor più di “crisi”, “spread”, “eurobond”, “Ilva”, la rivelazione dell’anno sia lei: la vagina.

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È necessaria una premessa: questo articolo contiene volgarità, ma non può essere altrimenti. Non è “necessario” perché vuole divertire, o perché vuole scandalizzare. È necessario perché di volgarità si sta trattando.

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La parola sarebbe scritta nella sua versione inglese (che suona un po’ più dolce, edulcorata, ma cambia il significante, non il significato: qui non si può andare “lost in translation”, proprio no): pussy. Perché? Perché la vera rivoluzione delle Pussy Riot, attiviste russe che hanno fatto parlare più di mezzo mondo dello sbilenco concetto di democrazia nella Russia putiniana, è aver portato una parolaccia – una delle più volgari – sulle prime pagine dei più autoritari media in giro per il globo. Come segnala Slate, non è stato così da subito. A giugno, prima che esplodesse il caso e l’attesa del processo montasse l’attenzione mediatica, il LA Times descrisse le tre (Maria, Yekaterina e Nadezhda) come «membre di un gruppo punk femminista dal nome profano». In agosto non era più possibile nascondersi, e “pussy” era lì, a campeggiare tra un Romney e una Merkel. Pure il New York Times non ci ha pensato due volte, e ha servito in prima pagina la… figa (ancora: è singolare anche per chi scrive, fidatevi, eppure questo strano esercizio s’ha da fare: almeno per capire cosa esattamente prova un anglofono a leggere “pussy” in un articolo di politica estera).

E dire che la stampa Usa non è – generalmente – propensa a strappi alla regola della politically correctness, almeno per quanto riguarda la profanità e il turpiloquio. Quando, ad esempio, Kobe Bryant si rivolse a un arbitro dandogli del “faggot” (frocio, qui da noi si dice senza troppi problemi anche in Nazionale), i media parlarono della “F-bomb”. Che, rimanendo nell’ambito della metafora bellica, non viene pronunciata ma “sganciata” (dropped): la scelta semantica suggerisce la singolarità e la straordinaria (leggi: fuori dall’ordinario) gravità del gesto.

Facciamo un gioco: se in Italia venissero arrestate tre ragazze chiamate “Rivolta della Figa”, che succederebbe? Ce la farebbero, un Corriere o una Repubblica, a sbattere in prima pagina l’ardito organo? Non abbiamo prove. Io credo di no. Sono convinto che nascerebbero acronimi furbetti (“RdF”) o classificazioni (“le Femen italiane”, o, addirittura, “Pussy Riot italiane”, senza rendersi conto che si sta dicendo – quasi – la stessa cosa) che verrebbero subito adottati e battezzatti “ufficiali” grazie a quegli strani fenomeni italiani che trasformano un venticello Beatrice o un anticiclone Caronte da boutade ad abitudine linguistica. La parola “f.” (la chiamiamo “bomba-F”?) verrebbe probabilmente utilizzata soltanto negli interni, e soltanto per dovere di cronaca, magari specificandolo.

Ma come, non è l’Italia il paese del turpiloquio, dell’insulto, perfino della bestemmia che fa tanto “colore regionale”? Certo che lo è. “Culona” in prima pagina ci va, eccome, anche se solo su una certa stampa (questo un articolo di Libero di sabato 1/9). Per non parlare del campionario travaglino, meno canonicamente volgare ma persino più razzista: il Banana (Berlusconi), Giuliano l’Aprostata (Ferrara), Pierluigi Cerchiobottista (Pigi Battista). E ha ragione da vendere Ferrara stesso quando, scherzando su La7, si chiede perché non può dire “fottutissimo” se a un altro è permesso di usare “zombie” come insulto.

Eppure nemmeno un evento fondamentale della storia recentissima (che piaccia o no è così: e a chi scrive non piace affatto) è riuscito a sdoganare una parola innocente come “vaffanculo”. Le iniziative di Grillo sono chiamate V-day, “vaffa- day”, e “mandare a quel paese” è ancora, ipocritamente e macchiettisticamente, il giro di parole più utilizzato.

Eppure perché “pussy” ci sembra più innocente di “f.”? Perché ha una gamma di significati più larga, certo: è sinonimo per gatto, ad esempio. È certamente più diffuso nella letteratura e nel cinema rispetto alla sua variante italiana. Eppure ha delle accezioni che l’italiano “f.” non ha, se non regionalmente: è razzista (doppiamente, per di più). Un uomo che venga etichettato come “pussy” è una checca, un debole, un vile. E in quest’accezione “pussy” si trasforma da organo a metonimia del genere femminile, assumendo anche una forte connotazione sessista. E poi c’è la discriminante forse più grande: pussy ci sembra meno volgare perché nella traduzione ci poniamo su di un altro piano, necessariamente distorto, per il quale, detto banalmente, tradurre è un po’ tradire.

Insomma, dov’è, in fin dei conti, il punto? Il punto è che probabilmente questa è una piccola rivoluzione, se non culturale almeno linguistica, o la prima breccia di una crepa che – è fisiologico? – si farà strada presto o tardi. Ciò che è sostanzialmente doveroso segnalare è: ehi, sulle prime pagine di tutto il mondo c’è scritto “figa”. Non è divertente?

Foto MARCUS BRANDT/AFP/GettyImages

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