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13:18 mercoledì 17 giugno 2026
Nel loro concerto a Bologna i Kneecap hanno fatto salire sul palco Jose Nivoi del Calp per parlare del blocco con cui i portuali vogliono fermare le armi dirette in Israele Il sindacalista e attivista del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali ha anche annunciato un grande sciopero internazionale per ottobre, «a sostegno del popolo palestinese. A sostegno del popolo libanese. A sostegno di Cuba. Contro gli oppressori e contro gli imperialisti».
Le maglie da calcio più desiderate di questi Mondiali costano soltanto 50 dollari, raccontano New York e sono un’idea di Mamdani Sono state disegnate da un'artista di Brooklyn e realizzate da una piccola azienda famigliare di Bed Stuy. Una risposta al costosissimo merchandise ufficiale del Mondiale.
Un regista ha deciso di distribuire il suo primo film esclusivamente in videocassetta per protestare contro l’AI È la prima volta che succede in 22 anni. Il film si intitola This is How the World Ends e lo ha diretto Robert dos Santos.
In Cina hanno cancellato più di 12 mila corsi di laurea perché l’AI li ha resi obsoleti I tagli si sono concentrati soprattutto (come sempre in questi casi) nelle arti e nelle discipline umanistiche, ma ce ne sono stati parecchi anche nelle lingue straniere e nella gestione aziendale.
Una ricerca ha dimostrato che andare in bici fa così bene a corpo e mente che dovrebbe rientrare nelle politiche di salute pubblica La ricerca comprende 87 studi da 19 Paesi e conferma che la bici è uno dei più efficaci strumenti per migliorare la qualità della vita in città.
È disponibile in streaming Free Party: A Folk History, uno dei più bei documentari di sempre sulla storia dei rave Presentato nel 2023, il film di Aaron Trinder racconta la nascita della scena rave britannica e soprattutto il leggendario festival di Castlemorton, uno dei più grandi rave di tutti i tempi.
Ci vorranno almeno sei mesi per rimuovere tutte le mine piazzate nello Stretto di Hormuz e riaprirlo davvero Ma prima bisogna capire se queste mine ci sono, perché l'Iran potrebbe come non potrebbe averle piazzate.
La Cassazione ha stabilito che se i tuoi colleghi ti causano ansia e stress il tuo capo deve risarcirti (e tanto, anche) Dopo la sentenza il lavoratore in questione è stato riassunto e il datore di lavoro costretto a pagare un risarcimento di 80 mila euro.

Sul talento

Esistono capacità "innate" o chiunque può diventare bravo in un determinato ambito? Qualche risposta da Malcolm Gladwell e alcuni esperimenti online.

18 Luglio 2013

«Quando desidererai avere successo quanto desideri respirare, solo in quel momento lo otterrai».

Sono queste le parole usate da Eric Thomas nel climax di uno dei suoi video più famosi («How bad do you want it?»). La frase è tratta da una vecchia storia, questa:

Un uomo si reca da un maestro zen chiedendo come può avere successo. Il maestro, dopo averlo ascoltato, chiede di incontrarlo il giorno successivo alla spiaggia più vicina. La mattina seguente l’uomo raggiunge la spiaggia in giacca e cravatta, convinto che questo possa aiutarlo. Il maestro lo vede e chiede di seguirlo nell’acqua. L’uomo esitante lo fa ed entrambi si immergono fino ad avere l’acqua alla vita. L’uomo dice al maestro «Non ho chiesto di diventare un bagnino, ma di desiderare di avere successo!». «È ancora così?» chiede il maestro. «Sì», risponde l’uomo. A quel punto il maestro chiede di esser seguito e si avvia dove l’acqua è molto più alta. L’uomo lo segue. Il maestro, a quel punto, affonda la mano nei capelli dell’uomo e gli immerge la testa sott’acqua contro la sua volontà, impedendogli di respirare. Dopo qualche decina di secondi il maestro lascia la presa e l’uomo è libero di respirare nuovamente. «Quando desidererai avere successo quanto desideravi respirare quando eri sott’acqua, solo allora otterrai quel che vuoi» sentenzia il maestro.

Il racconto mette bene in evidenza una caratteristica che accomuna tutti i più grandi atleti e le persone di successo: una volontà apparentemente inesauribile di diventare i migliori nel proprio campo.

Ma è tutto qui? Per avere successo basta soltanto desiderarlo o c’è bisogno di qualcosa di più, qualcosa di innato?

Un modo di analizzare la questione è prendere ad esempio discipline come il bodybuilding, dove in aggiunta ad anni di lavoro è necessaria una predisposizione genetica perfetta: se l’inserzione del tuo bicipite brachiale è troppo alta per quanto tu possa sviluppare il muscolo questo sembrerà più piccolo di altri, col risultato di privarti della gioia di vincere Mr. Olympia. Oppure il fondo, dove da decenni gli atleti keniani dominano le classifiche grazie ad una combinazione di ottima predisposizione genetica, condizioni di altitudine favorevoli nel luogo natio, e importanza culturale dello sport nella società africana.

L’altro modo di vedere le cose è attraverso un filtro ambientale e sociale. Maradona era il migliore perché aveva un talento straordinario, o perché passava ogni momento con il pallone attaccato ai piedi? È difficile, se non impossibile, scollegare il suo talento dal tempo speso a giocare con una palla immaginando di ottenere ugualmente lo stesso risultato.

Questa idea, di un talento quasi democratico e accessibile a tutti (se si verificano le giuste condizioni), è stata popolarizzata da Malcolm Gladwell nel libro Outliers. Per diventare bravo in qualcosa, dice Gladwell, il primo passo è esercitarti in quella cosa per almeno 10 mila ore. Così hanno fatto i Beatles, suonando per anni ad Amburgo prima di produrre il loro primo disco; così ha fatto Bill Gates programmando software fin da bambino. Anche una frase famosa di Michael Jordan sembra corroborare questa teoria: «Ho sbagliato più di 9,000 tiri nella mia carriera. Ho perso quasi 300 partite. Per 26 volte mi hanno affidato il tiro vincente e l’ho fallito. Ho fallito, e fallito nuovamente nella mia vita. Ed è per questo che sono diventato grande». Per avere successo bisogna fare tanta pratica, insomma.

La teoria di Gladwell non ha niente di scientifico in senso stretto, è soltanto una supposizione formulata dall’ossservazione di vari casi specifici. Ciononostante sembra descrivere accuratamente la realtà. Della sua veridicità ne è fortemente convinto Dan McLaughin, creatore di The Dan Plan. Dan è un tipo che a 30 anni, il giorno del suo  compleanno, ha deciso di mettere alla prova l’idea di Gladwell mollando il suo lavoro di fotografo impegnandosi ad allenarsi a golf per 5 ore al giorno per circa sei qanni, totalizzando le 10,000 ore previste. Dan non ha mai praticato lo sport prima, è partito perciò da basi nulle. Per rendere più credibile la sua storia ha deciso di raccontare le sua esperienza passo passo nel suo blog, tenendo una specie di diario giornaliero descrivendo analiticamente i risultati, statistiche, ed emozioni.

Una storia simile è quella di Karen Cheng, una ragazza che ha deciso di imparare a ballare in un anno. Anche lei partita da zero, adesso è capace di mosse che sembrano di sola competenza di ballerini con molta più esperienza.

Ballare, molto più di giocare a golf, è una disciplina a cui spesso si associano termini come «naturale», «istintivo», e «innato». Danzare sembra più un’arte che qualcosa da imparare, una questione di puro intuito, eppure Karen Cheng ha dimostrato che è scomponibile in movimenti da imparare e lezioni da apprendere; un concetto magari banale per chi è addetto ai lavori, meno distinguibile da persone «normali». L’esperimento di Cheng sembrerebbe voler dimostrare che dato un tempo di allenamento infinito la bravura tende a crescere proporzionalmente.

Il talento più che una lotteria comincia allora ad assomigliare ad una maratona, dove partire con un vantaggio «innato» di qualche decina di metri è sì utile, ma non significativo e determinante. Viene da pensare che il talento, se definito come capacità straordinaria di riuscire in qualche disciplina senza particolare sforzo, sia effimero e davvero non esista.

Immagine: Michael Jordan durante una partita (Jonathan Daniel  / Stringer / Getty Images)

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