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09:39 giovedì 19 marzo 2026
Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.
Una ragazza ha trovato la discarica in cui è stato buttato il tappeto rosso degli Oscar, ci è entrata, ha strappato un pezzo del tappeto, se l’è portato a casa e ne ha fatto un tappeto da salotto La ragazza, Paige Thalia, ha documentato tutto su TikTok e ha precisato che con la stoffa avanzata ha fatto una copertina per il suo cane.
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Il fatto che continui a chiedere alla Nato di intervenire nello Stretto di Hormuz dimostra che Trump non ha capito cos’è la Nato La Nato non può fare nulla perché è un'alleanza difensiva, che tra l'altro non è neanche stata interpellata prima degli attacchi Usa e Israele contro l'Iran.
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.

Il maggiordomo

Fenomenologia di una professione che sembrava scomparsa e invece non lo è. Anzi, è sempre più celebrata. Complice una serie tv (Downton Abbey), un film in arrivo (The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca) e molto altro.

21 Novembre 2013

«Dignità è la definizione ufficiale del nostro periodico Gentleman del Gentleman: un grande maggiordomo deve essere in possesso di una dignità pari alla posizione che occupa». Gli amanti del cinema, e in particolare dell’aristocrazia britannica ritratta da James Ivory nei suoi lungometraggi, ricorderanno bene questa scena, tratta da Quel che resta del giorno (1993): la servitù della splendida Darling Hall è seduta attorno al tavolo per la cena, il cameriere Charlie esprime ad alta voce le proprie velleità professionali (vuole diventare maggiordomo, in primis per essere chiamato per cognome) e mr. Stevens, maggiordomo in carica interpretato magistralmente da Anthony Hopkins, dà a tutti la piccola lezione di cui sopra. La dignità è la prima e più importante qualità di un maggiordomo. Unita alla riservatezza, alla capacità di guidare uno staff con tutto quello che ne consegue, e all’aplomb che il maggiordomo deve mantenere sempre e comunque e che si riassume spesso in un semplice «Yes, Milord» pronunciato con invariato tono di voce nelle situazioni più impensabili.

Parliamo del maggiordomo, dunque. Una figura che l’immaginario collettivo ha recuperato – un po’ perché si è diffuso il culto di tutto ciò che è vintage –, un sogno, un lavoro di nicchia che pare non conoscere crisi. E che richiede una solida preparazione. Perché deve essere allo stesso tempo un acuto osservatore, un consigliere, un problem-solver. Senza andare oltre i limiti che il ruolo gli impone. O, almeno, così vuole la tradizione.

A riportare in auge il maggiordomo ci ha pensato lo schermo, grande o piccolo che sia. A gennaio 2014 sarà al cinema The Butler (in italiano: Un maggiordomo alla Casa Bianca), film di Lee Daniels tratto dall’articolo di giornale A Butler well served by this election pubblicato sulWashington Post nel 2008 a firma del giornalista Wil Haygood.
L’articolo – lo trovate qui– racconta la vicenda di Eugene Allen (interpretato al cinema da Forest Whitaker, premio Oscar per L’Ultimo Re di Scozia nel 2007), maggiordomo nella magione presidenziale dal 1952 al 1986 e, di conseguenza, alle dipendenze di alcuni tra i più importanti “leader del mondo libero” tra cui Truman, Eisenhower, Kennedy, Nixon, Reagan. In 113 minuti il lungometraggio – costato 25 milioni di dollari e girato a quanto pare in Louisiana – costruisce sulle parole di Haygood la vita di Allen che non solo servì otto presidenti senza perdere un giorno di lavoro, ma fu il primo maggiordomo di colore alla Casa Bianca mentre, appena fuori dai cancelli, l’America cercava di fare i conti con la questione razziale. E di diventare un Paese più democratico di quanto non lo fosse negli anni 50 (allora, diciamocelo, lo era ben poco).

Allen, che cominciò a lavorare per il presidente Usa per uno stipendio di 2400 dollari l’anno, ha incarnato appieno la figura del maggiordomo così come la intendeva il personaggio tratteggiato dalla penna di Kazuo Ishiguro, autore del romanzo dal quale fu tratto il film di Ivory. Un uomo votato alla propria causa professionale – servire – nonostante tutto. Lo dice lo stesso Allen al giornalista del Washington Post, spiegando perché, pur avendo ricevuto un invito personale al funerale di John F. Kennedy, aveva preferito rimanere a casa: «Qualcuno doveva rimanere alla Casa Bianca per servire le persone dopo il funerale».

Il secondo prodotto, questa volta televisivo, a riportare in auge la figura del maggiordomo è Downton Abbey, serie tv scritta da Julian Fellowes che, giunta alla quarta stagione, sta avendo un successo planetario. Mr Carson – il nome di battesimo è Charles, ma non viene quasi mai citato – è il vero pilastro della splendida tenuta nella quale vivono il conte e la contessa di Grantham – in realtà si tratta di Highclere Castle, nello Yorkshire – e attorno alla quale si sviluppano le vicende di un’ipotetica famiglia nobile inglese a partire dai primi del Novecento. Autoritario, austero, pragmatico, il maggiordomo Carson regge il ménage della casa e non solo. Consiglia, di tanto in tanto e con estremo garbo. Risolve problemi, molto più spesso. E sempre con riservatezza e lealtà. È di fatto uno dei personaggi più conservatori della serie televisiva: fatica ad abituarsi alla modernità e a tutte le conseguenze che essa può avere sulla vita quotidiana, dalla comparsa del tostapane nelle cucine di Downton alla decisione di una delle figlie del conte di diventare columnist di un quotidiano di Londra.

Sempre attingendo al mondo del cinema, i miei maggiordomi preferiti sono da sempre due: il primo è Alfred, interpretato da Micheal Caine, nella trilogia di Batman firmata da Christopher Nolan. Alfred che consiglia, che aiuta, che rimprovera. Alfred dall’aplomb impeccabile, sempre e comunque. Il secondo è decisamente meno mainstream. Anzi, non lo è per niente: è il maggiordomo Priory del film Una ragazza, un maggiordomo e una lady, prodotto da Walt Disney nel 1977. Anche Priory – interpretato da David Niven – è un butler “moderno”, sebbene sia a servizio nella tenuta di un’anziana contessa inglese. Anche Priory consiglia e, soprattutto, risolve gli innumerevoli problemi che la nobiltà in decadenza è costretta ad affrontare.

Una menzione speciale va poi a Lurch, il maggiordomo di casa Addams. E al suo indimenticabile «You rang?», ha suonato?

Amarcord cinematografici a parte, il maggiordomo esiste ancora. Anzi: è una professione ancora molto richiesta e, soprattutto, esige una preparazione di alto livello. A questo proposito esistono numerosi istituti per la formazione dei butler: la International Butler Academy, che si trova in Olanda, offre un training di otto settimane per un costo totale di 13mila euro circa, vitto e alloggio inclusi. Una volta terminato il corso, poi, può mettere in contatto i diplomati con clienti privati e hotel che siano alla ricerca di maggiordomi professionisti. In Gran Bretagna, invece, la Butler Valet School offre invece corsi per maggiordomi e camerieri personali di 4 o due settimane (il primo costa 6800 sterline), ma anche workshop di soli due giorni. In Australia, invece, ha sede una delle scuole più accreditate: la Australian Butler School, che forma personale da inserire sia in residenze private sia in hotel e tra il personale di bordo degli yacht.

Se infatti un tempo il maggiordomo veniva assunto dagli aristocratici e dalla borghesia più abbiente per gestire la propria casa, oggi sono gli hotel la destinazione privilegiata per i professionisti dell’accoglienza. Che non sono solo uomini, anzi. Sulla scia del successo di Downton Abbey, il Mandarin Oriental Hyde Park di Londra offre agli ospiti delle suite più lussuose della struttura – Royal, Imperial e Presidential – un servizio “su misura”. I maggiordomi dell’hotel sono formati a Buckingham Palace e sono a disposizione dei clienti per le cose più svariate: dalla preparazione del bagaglio all’organizzazione di un pic-nic nel parco, dalla prenotazione del ristorante allo shopping. Sempre a Londra lo storico Hotel Savoy – vi lavorò anche Guccio Gucci, quel Gucci, come facchino agli inizi della sua carriera – è stato il primo a dare vita a una vera e propria scuola interna, la Savoy Academy, per la formazione di professionisti del settore. Fuori dai confini britannici sono molti gli hotel ad offrire questo servizio: dall’Atlantis The Palm Dubai al Plaza di New York.
Il lavoro è ambito, dunque. E lo è in tutto il mondo. Anche in Italia, per esempio, esiste l’Associazione Italiana Maggiordomi, pensata per far incontrare domanda e offerta in un mercato che, considerando le continue aperture di hotel di lusso e i lussuosi yacht che bazzicano le coste italiane durante la stagione estiva, potrebbe essere più dinamica del previsto.

Nelle foto: una scena del film The Butler di Lee Daniels, in uscita il 1 gennaio 2014 / Mr Carson e il Conte di Grantham, nella serie Downton Abbey / Michael Caine nei panni di Alfred e Christian Bale nei panni di Bruce Wayne nella trilogia di Batman di Nolan

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