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Dialogo sui massimi sistemi con Valentina Nappi

Natura e tecnica, transumanesimo e trascendimento dei limiti, Nietzsche e Aristotele, un'intervista totale e inedita in occasione dell'uscita di Queen Kong.

Quella che avete sotto gli occhi non è propriamente un’intervista, a cominciare dalla forma in cui si presenta. Forse ha la pretesa di essere un dialogo galileiano. A me piace vederla più che altro come una performance, e adesso vi racconto perché. Ho deciso di intervistare Valentina Nappi dopo aver visto il cortometraggio di Monica Stambrini Queen Kong, in cui Valentina interpreta una creatura demoniaca, o aliena, che si avventa su un uomo durante una festa e ne abusa sessualmente. Come ho detto a Monica dopo aver visto il film, Queen Kong è soprattutto una riflessione su Valentina. In questo senso direi che Monica Stambrini delle Ragazze del porno ha centrato il bersaglio, facendo indossare a Valentina Nappi, l’attrice hard italiana più famosa al mondo, gli abiti di una creatura transumana, diabolica e incapace di comunicare. Valentina quella vera è invece transumana? Lei mi risponderebbe di sì. Di certo non è una creatura diabolica, e di lei tutto si può dire tranne che non sappia comunicare. Delle lunghe mail che ci siamo scambiati nelle ultime due settimane, ho asciugato il meno possibile (soprattutto i concetti ripetuti, e più da me che da lei). In questo senso l’intervista è una performance, perché ci troverete una Valentina Nappi inattesa e, voglio davvero sperarlo, un modo inatteso di intervistare una pornostar.

 

 Mi piacerebbe sapere se c’è stata a un certo punto della tua vita, prima di fare professionalmente cinema porno, una qualche illuminazione che ti ha spinto a cambiare strada. Magari un libro, o una riflessione casuale. So che hai studiato filosofia, ma non so in che misura questa sia stata al centro dei tuoi interessi. Come accade a certi artisti, e a chiunque si dedichi anima e corpo a qualcosa, d’un tratto due tempi diversi si scindono, quello “sacro” (diciamo la missione) e quello “profano” (la vita di ogni giorno). In te questi due tempi, di cui quello “sacro” corrisponde a quello del porno, si sono scissi in seguito a una maturazione intellettuale o eri una ragazza totalmente fuori da certi schemi anche prima? In sintesi, la domanda è: tu hai “compreso” qualcosa che ti ha portato a compiere il grande passo?

Ho studiato filosofia solo al liceo, oltre che ovviamente per conto mio. Il sesso e soprattutto la riflessione sul sesso sono stati sempre centrali nella mia vita. Al liceo, nelle discussioni con le mie compagne in materia di sesso, non ho mai sopportato certe contraddizioni e ho sempre detestato l’a-problematica accettazione delle asimmetrie di genere. Mi ha sempre fatto schifo il modo di accettare l’esistente tipico della “gente semplice”, verso la quale ammetto di provare una sorta di disprezzo “elitario” che mi rende un po’, come dire, misantropa. Quella che si è formata in seguito è stata la piena consapevolezza del fatto che il porno potesse essere altrettanto “nobile”, che so, dell’architettura o del design. A questo proposito racconto spesso che una cena da Ferran Adrià, colui che ha reso la cucina qualcosa di non secondario rispetto alla poesia o all’arte contemporanea, mi ha un po’ illuminato. Ma io credo che la consapevolezza maturi col tempo, non in un attimo kierkegaardiano.

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ⓢ Spesso, vedendo i tuoi film ma anche sentendo le tue dichiarazioni, mi sono chiesto se quando fai sesso al di fuori dell’ambiente del porno – escluso il sesso con il tuo ragazzo – tu possa sentirti a disagio. Non me ne intendo e non conosco il porno così bene, ma immagino che sia un mondo molto organizzato che in qualche modo protegge, in cui tutti la pensano allo stesso modo su certe cose: fai quello che devi fare, è il tuo lavoro, in fondo hai un ruolo preciso… ma fuori? Mettiamo che incontri un ragazzo qualunque in discoteca. È diverso il tuo modo di lasciarti andare con lui? Emotivamente hai più paura, cambia qualcosa?

Ma sì, ho spesso problemi quando provo a far sesso con persone al di fuori del mio settore. Vengo quasi sempre fraintesa, perché i ragazzi e le ragazze vivono in un mondo fatto di canzoncine pop (“romantiche” in senso deteriore), un mondo in cui il “sesso senza amore” è considerato un’esperienza in qualche modo “poco nobile”, se non addirittura degradante. Si parla tanto di dominio incontrastato del tecno-capitalismo, ma a me invece sembra che resistano ancora moltissimi retaggi tribali, comunitari e mitico-religiosi nelle nostre società. Viviamo in un mondo molto più incantato e “pasoliniano” di quello che vorrei. Il processo di astrazione, di tecnicizzazione, di allontanamento dalle radici mitico-comunitarie ancestrali, è qualcosa che – specie in ambito sessuale – non si è ancora realizzato.

 

 Stai forse dicendo che il modo di fare sesso della maggior parte delle persone è più romantico, diciamo così, di come dovrebbe essere “secondo natura”? Se ho ben capito, vuoi dire che è un sesso troppo pensato, coatto, cerebrale, appesantito dal cattolicesimo. Non so se è davvero così, io conosco gente che a letto cambia totalmente, si trasforma. Spesso a trasformarsi sono quelli che sembravano dei bigotti o timidissimi. Non credi che la trasformazione che avviene ad esempio in te, quando fai sesso, sia la stessa che ti ha reso una star del porno più autentica della maggior parte delle altre attrici? Per me la cosa interessante di Valentina Nappi sta proprio in questo: è una ragazza della porta accanto, colta e intelligente, che però quando fa sesso si trasforma… si tratterebbe di capire cosa significa trasformarsi.

No, guarda. Non hai capito. Hai proprio capito l’opposto. Io non voglio affatto tornare a ciò che il sesso dovrebbe essere “per natura”. Assolutamente no. La mia posizione è esattamente opposta. Ripeto: opposta. Te lo ripeto perché forse non hai ancora capito bene: opposta. Meglio ripeterlo ancora: opposta. Forse è meglio che te lo dica un’altra volta: opposta. Io credo nella sofisticazione, nella tecnicizzazione e nell’allontanamento più radicale possibile dalla “natura”. La natura fa schifo, io credo fortemente nel “contro natura” come ideale normativo. Sono transumanista. L’approccio cattolico (o quello pasoliniano) non è sbagliato perché “contro natura”, ma perché oramai troppo “naturale” per i nostri tempi. Certi meccanismi psicologici — ad esempio la gelosia, la trasgressione ecc. — che stanno dietro tale approccio, sono fin troppo naturali e sono legati al sesso-riproduzione. Sono probabilmente spiegabili nei termini della sociobiologia e della psicologia evoluzionistica. La mia idea è al contrario quella di un allontanamento da tutto ciò.

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 Fammi capire in che modo il tuo approccio è “tecno”.

Nel senso che se questo mio approccio potesse essere paragonato a un tipo di cucina, non sarebbe affatto la cucina del cuoco-cuciniere, del cuoco-sciamano, ma al contrario sarebbe la cucina d’avanguardia, quella che alcuni chiamano impropriamente cucina molecolare. Transumanesimo, tecnicizzazione, “contro natura”, trascendimento di ogni limite da parte dell’uomo, sofisticazione, astrazione: sono queste le parole chiave. Non: istinto, radici eccetera.

 

ⓢ Tu dici che la Tecnica, cioè l’agire organizzato dell’uomo, consiste nell’infinito trascendimento di ogni limite, ed è un modo molto preciso di guardare alla Tecnica, sono d’accordissimo. Ma ormai in Occidente è evidente a chiunque che l’infinito trascendimento di ogni limite non può che essere fallimentare. Anche perché lo scopo ultimo della Tecnica è allontanare, se non addirittura sconfiggere la morte. (Guarda che poi per umanizzazione non intendo diventare più umani e responsabili, ma proprio quello che dici tu, cioè approssimarsi sempre più al paradiso della tecnica, esplicitare fino in fondo le intenzioni dell’uomo. La genetica stessa cui ti appelli parla il linguaggio della filosofia, nel senso che è la filosofia – con Aristotele – a stabilire come funzionerà il mondo e quali saranno i suoi sviluppi, quali le categorie logiche secondo cui uomini e scienza si muovono. E non sono categorie mie. La Tecnica di cui parli è quello che ci ha insegnato Aristotele, questo immagino tu lo sappia.)

Di nuovo, sei completamente fuori strada. Innanzitutto la responsabilità è una categoria che recupererei. Una categoria moderna e in un certo senso organica al dominio della Tecnica. Nei contesti comunitari, al contrario, la responsabilità in senso moderno non c’è, perché la preservazione dell’identità comune prevale sulla metodologia scientifica del progetto tecno-razionale (che è “responsabile” appunto perché basato sul calcolo consequenzialista). Su Aristotele sei completamente fuori strada. Aristotele — assieme ai suoi epigoni contemporanei, come ad esempio i comunitaristi americani — è il principale bersaglio polemico del transumanesimo. La modernità scienza-centrica non è affatto aristotelica, è semmai platonico-galileiana. La Tecnica moderna nasce in un certo senso in opposizione all’aristotelismo ed è segnata dall’anti-aristotelismo dei massimi filosofi moderni, da Bruno (che chiamava Aristotele “sofista” anziché filosofo), a Bacone (che pure accusa Aristotele di “filosofia sofistica”), agli empiristi inglesi ecc. Sulla morte affronti una delle questioni più tipiche del transumanesimo. Notoriamente il transumanesimo considera l’immortalità uno dei traguardi raggiungibili dalla Tecnica. Uno degli slogan più popolari del transumanesimo è “la scienza ci regalerà l’immortalità”. Infine, quando scrivi «è evidente a chiunque che l’infinito trascendimento di ogni limite non può che essere fallimentare» mi ricordi quei fessi della decrescita felice.

 

 Non esistono domande fuori strada, Valentina, è inutile che continui a ripetermi che faccio domande fuori strada. Tu scrivi: «Innanzitutto la responsabilità è una categoria che recupererei». Ma scusa, rispetto a che cosa? Ti è mai capitato di dare un’occhiata a Nietzsche? O a Bataille? Rispetto agli Dei? Se la Tecnica arriva a dominare, è proprio perché da Nietzsche in poi decade ogni senso di responsabilità da parte dell’uomo. È il crollo delle responsabilità a dare il via libera al progresso scientifico. Quando poi parli di «categorie moderne organiche al dominio della Tecnica», sei consapevole di sostenere un po’ alla buona le stesse tesi di Adolf Hitler, e senza nemmeno passare da Giovanni Gentile? E credimi: il problema non è solo quello di sostenere le stesse tesi di Hitler, ma non essere passati da Gentile! Dammi lumi sull’ardua questione del “tode ti” in Aristotele, piuttosto. Hai una tua posizione in merito?

Il “tode ti” aristotelico è per l’appunto il nucleo filosofico degli omofobi, dei sessisti e in generale degli antimoderni e dei nuovi fascisti, alias comunitaristi contemporanei (da Michael Sandel al “nostro” Costanzo Preve). (Ah, io definisco omofobo chiunque rivendichi il “diritto” di non farsi sodomizzare, e definisco sessista chiunque non sia infastidito dal fatto che al ristorante servono prima le femmine.) La tua visione di Hitler e del nazismo è sbagliatissima e pasoliniana (ed è essa, sì, nazista). Il nazismo non è volontà di potenza e dominio della Tecnica ma al contrario è senso del limite, identità, radicamento, tradizione e mesotes greca, la capacità di tenere il giusto mezzo. La volontà di potenza in senso nietzscheano non c’entra nulla col nazismo, è il contrario del nazismo (che invece è difesa del limite, è rispetto del confine e dell’identità). Insomma vediamo proprio le cose al contrario: quello che per te è il nazismo (sintetizzando: il dominio della Tecnica) per me è l’opposto del nazismo, e quello che per me è il nazismo (la Mesotes) per te è l’opposto del nazismo. Probabilmente l’origine della divergenza è da ricercarsi nell’antropologia filosofica di riferimento: per me l’uomo è un primate che ha codificata nel proprio Dna la tendenza a commettere genocidi, e le uniche cose che ci possono salvare dal male che caratterizza la natura umana sono sostanzialmente il progresso dell’ingegneria genetica, l’ingegneria sociale e il transumanesimo.

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ⓢ Aspetta un attimo. Per te la scienza è una verità assoluta?

È la migliore verità di cui disponiamo. Le altre sono tutte grosso modo da buttare e la loro divulgazione andrebbe vietata.

 

 Okay. Vorrei spostare un secondo il discorso. Non so se ti è mai capitato di leggere gli Scritti di critica omosessuale di Mario Mieli. Per me è stato un libro imprescindibile (tra l’altro me lo hai fatto ritornare in mente tu parlandomi di contro natura, perché lo slogan di Mieli era «lotta dura contro natura»). C’è un passaggio in cui Mieli dice che bisogna stare molto attenti alla cosiddetta “femminilità” delle donne, perché se intesa solo in senso stereotipato (trucco, vestiario, movenze), la femminilità è un’invenzione di artisti, parrucchieri, stilisti (generalmente omosessuali), di maschi che non desiderano sessualmente le donne. Oltre a una riflessione su questo pensiero di Mieli, mi piacerebbe sapere: che cos’è per te la femminilità? Dopo quello che ci siamo detti sul paradiso della tecnica, come ti immagini la femminilità del futuro? Vorrei anche capire se per te le pulsioni erotiche più profonde di una persona sono, come dire, innate, o se invece vengano condizionate dall’aria del tempo. Secondo te il porno è in grado di cambiare la sessualità della gente? È possibile che un buon film porno gay, ad esempio, faccia scattare in uno spettatore etero il desiderio di andare a letto con un uomo?

Scusami se te lo faccio notare, ma io credo sia un po’ ridicolo chiedermi se per me «le pulsioni erotiche più profonde di una persona siano, come dire, innate, o se invece vengano condizionate dall’aria del tempo». Perché è ridicolo? Perché non è una questione di opinioni. Non è che ci si sveglia la mattina e si dice “per me la sessualità è innata” o “per me la sessualità è culturale”. Sarebbe come dire “per me l’uomo è parente stretto dello scimpanzé” oppure “no, non ci credo, secondo me non è vero che l’uomo è parente stretto dello scimpanzé”. Mi sembra chiaro che non sono cose che dobbiamo decidere noi andando a simpatia o sulla base di prese di posizione filosofiche o politiche. Sono fatti. Vale quello che dice la scienza.

 No, Valentina, ho letto solo le prime righe della tua risposta e ti interrompo subito. Quelle che tu consideri verità della scienza (il che è già un assurdo, perché la scienza definisce sé stessa “sapere statistico-probabilistico” e MAI verità) sono doxa, opinioni. Che gli scimpanzé siano esistiti, che esista il mondo, sono opinioni. È inutile che continui ad aggrapparti al dato scientifico, da qualunque parte tu voglia prenderlo la scienza non dice di essere la verità, gli scienziati sanno di agire sulla base di una indagine della “regolarità dell’accadere”; che è appunto una regolarità, non un dato di fatto incontrovertibile. Per questo ci tengo molto a sottolineare che è una TUA opinione. Ti sto lasciando parlare… Per me non lo è, per quel che mi riguarda il mondo potrebbe essere pura illusione (e sono lontano dalle filosofie orientali). Molti uomini credono in dio, gli scienziati credono nel mondo (che è un dio). Si tratta, appunto, di credere. Valentina Nappi crede che il mondo esista, che esista qualcosa come l’essere umano che si evolve, crede che ci sia stata una Storia, e crede che sia opportuno a un certo punto agire in una certa direzione e non in un’altra. Va benissimo, rispetto le tue opinioni. Ma per me sono solo opinioni. La filosofia non guarda alle opinioni ma oltre il Phanes, l’apparire del mondo. E noi stiamo avendo la pretesa di fare un discorso filosofico, ricordi? Cosa significa questo apparire? Non c’è niente di ridicolo nel ribadirti che sono opinioni, le tue. È opinionismo che il mondo esista.

 Le tue posizioni sul sapere scientifico mi sembrano affini da una parte a quelle di alcuni filosofi post-strutturalisti, dall’altra a quelle di epistemologi anglosassoni come Feyerabend. Nulla di più distante dal mio punto di vista. Io credo ad esempio che qui ed ora è ragionevole pensare che il creazionismo è oggettivamente una stronzata e che l’antivaccinismo è oggettivamente una stronzata. E non è una questione di «opinioni», ma di fatti. Tantissimi scienziati sono d’accordo con me al riguardo (dico: su scienza, «opinioni» e fatti). Ad esempio Edoardo Boncinelli e Carlo Rovelli, tanto per fare due nomi italiani famosi. Quanto alla questione della scienza, della plasticità e del transumanesimo, dovresti riconoscere che il progresso scientifico è una precondizione per il progresso tecnico, e a sua volta il progresso tecnico è una precondizione per lo sviluppo storico in direzione transumanista. Sul fatto che il progresso tecnico implichi anche uno sviluppo storico in direzione transumanista, potremmo discutere per mesi. E non mi sembra il caso.

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 Anche perché non hai ancora risposto alla domanda sulle pulsioni erotiche.

Le pulsioni erotiche sono senz’altro state plasmate, nel corso delle migliaia di anni della nostra storia evolutiva, dalla selezione naturale e sessuale. Allo stesso tempo però sono dotate di una notevole plasticità e dunque adattabilità ai contesti contingenti e alla cultura. Io credo vada favorita la plasticità, anche con l’aiuto dell’endocrinologia e dell’ingegneria genetica, in direzione di una società in cui siano tutti pansessuali. Una società in cui ad esempio l’eterosessuale sia considerato (e aiutato) al pari di chi è manchevole di un braccio o di una gamba.

 

 Aspetta. Io non ho detto che siccome la scienza è una fede tra le fedi – una fede tra l’altro che spesso riesce a ottenere risultati, quindi più immediatamente “utile” delle altre – allora l’alternativa dovrebbe essere il creazionismo o, che so, il buddhismo zen o la religione cattolica. Non affibbiarmi dogmi di questo tipo. Io non ti sto proponendo alternative. Ti ho solo fatto notare che la scienza non è una verità assoluta, per nessuno scienziato a cominciare da quelli da te citati. Ti faccio inoltre notare che gli studiosi ai quali ti riferisci – Boncinelli, che è stato mio professore, per primo – quando parlano di scienza stanno innanzitutto facendo filosofia. Se a un tavolo siedono quattro scienziati e parlano della scienza non stanno facendo scienza, ma filosofia. Così come io e te non stiamo facendo porno: se parliamo di porno con questa profondità, stiamo facendo filosofia. Ma a questo punto, visto che il discorso scientifico ti è così caro, ti chiedo perché il sesso dovrebbe venire spettacolarizzato attraverso il porno. Anche ammesso che il progresso conduca alle direzioni transumaniste di cui parli, non mi è molto chiaro cosa c’entri la pornografia. Tu sei un’attrice hard, rendi il sesso uno spettacolo. Lo esuberi. Ne fai esibizione, prodotto. In che modo questa spettacolarizzazione è di supporto al discorso sul realismo scientifico? La scienza è distante da ogni forma di spettacolarizzazione. Non ha i piedi un po’ d’argilla tutta questa strana impalcatura concettuale che ti sei costruita?

In realtà non è affatto vero che la società della Tecnica abbia in odio ogni forma di spettacolarizzazione. Anzi è il contrario: la spettacolarizzazione (del sesso come della cucina, del gesto atletico ecc.) è perfettamente organica alla società della Tecnica. Nota che la spettacolarizzazione rappresenta un passo verso l’estrema tecnicizzazione, pensa ad esempio alla cucina. Quanto all’essere umani o meno, è chiaro che sia io che te siamo umani, per il momento. Il punto però è dedurre il nostro “dover essere” non aristotelicamente da ciò che siamo, ma da criteri altri quali ad esempio l’esplorazione del possibile e l’infinito trascendimento dei limiti. Il personaggio del film di Monica  l’ho interpretato come una creatura demoniaca, non come una donna primitiva. Quello che ho cercato di evitare è stato proprio il banale messaggio primitivista. Io avevo in mente più Lucifero (e quindi, indirettamente, Prometeo). Infatti ho apprezzato molto le critiche degli esponenti della Chiesa che hanno accusato il cortometraggio di satanismo. Satanismo e transumanesimo vanno di pari passo…

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 «Eritis sicut dii» dice Lucifero ad Adamo ed Eva: “Sarete anche voi come dio”. Lucifero è quello che è perché osa voler diventare Dio. Mi sembra molto evidente il nesso con quello che l’uomo vuole diventare per mezzo della Tecnica. Però, ecco, mi fa sorridere quando usi la parola «satanismo», perché lo fai per provocare. Finora hai detto qualcosa di molto meno scontato di questo. Che significa «satanismo» detto da te?  Cosa pensi di essere, se no, una santa? È chiaro che per i contenuti del cattolicesimo la tua condotta morale è demoniaca… Che tu lo dica è pleonastico. Anche perché cosa facciamo, due pagine di intervista per dire che dobbiamo abbandonare le religioni e il cattolicesimo, e poi mi vai ad appoggiare un epifenomeno del cattolicesimo come il satanismo? Io non sono un giornalista, non devi dirmi cose che diresti alla stampa perché sai che faranno effetto. Anche la cosa cui accennavi prima, sui vaccini… Ma cosa c’entra? Quando poi dici che la spettacolarizzazione (del sesso come della cucina) è perfettamente organica alla società della Tecnica, vuoi dire che il punto cruciale del discorso è la “specializzazione” dei saperi?

In questo senso ci si specializza anche in spettacolarizzazione del sesso (nel porno, può essere). Resta comunque il fatto che stiamo parlando della spettacolarizzazione del sesso. E cioè di che cosa? Non pensi che se la sessualità è stata così demonizzata dall’educazione (e in sostanza dai passi che l’educazione ha mosso unidirezionalmente alla tecnica; penso a Gentile, ma non solo in Italia), è perché ogni educazione possibile vuol dire innanzitutto trasformare la natura belluina in natura umana? La tecnica non può avere come scopo il piacere dell’uomo. È da miopi pensare che la tecnica agisca per l’uomo e non per incrementare se stessa. Ma allora ti chiedo: la violenza dell’educazione, delle istituzioni nei confronti del sesso, non è forse il tentativo di non tornare più allo stato bestiale-naturale dell’uomo? È proprio qui che faccio fatica a seguirti: perché mai la sostanza che per la Tecnica è meno indispensabile all’incremento di se stessa – vale a dire la sostanza sessuale, il piacere – dovrebbe perdurare e trasformarsi? Quanto all’infinito trascendimento, ma questo tu già lo fai! Non tanto facendo film hard, ma nel modo in cui li fai. Il modo in cui tu scopi è quel trascendimento, forse è più chiaro a chi ti guarda che a te stessa. È talmente chiaro che mi verrebbe da dirti che forse nei tuoi interessi culturali c’è un tentativo di “riverginazione”. Mi spiego meglio: più il tuo trascendimento quando fai sesso aumenta, e più aumenta la tua sete di sapere “chi sei”. È possibile o è una cazzata maschilista?

Ma vedi, io non contesto affatto un certo tipo di repressione da parte dell’educazione del passato. Anzi credo fosse molto funzionale allo sviluppo di una società complessa (e se proprio vogliamo usare le categorie — che non amo — del Disagio della civiltà di Freud, allora ti dico chiaro e tondo che io la partita la gioco dal lato della civiltà). Io sono nel filone che promuove la società complessa ed “educata”, non in quello che vuole liberare l’animalità. Il punto è che sono cambiati i tempi rispetto a quelli del vecchio capitalismo borghese, e adesso lo sviluppo delle forze produttive (il nuovo capitalismo post-borghese) spinge in un’altra direzione: quella del sesso tecnicalizzato e performance-izzato del porno. Che la Tecnica agisca per incrementare se stessa mi è ben chiaro. Quello che non è chiaro a te è che io giudico positivamente ciò, e cerco di promuovere nel mio piccolo un’etica della negazione dell’identità umana (con i propri istinti) proprio in direzione del fine superiore dell’esplorazione del possibile e dell’infinito trascendimento di ogni limite (qui devo precisare che «trascendimento di ogni limite» non significa cedere all’istinto ma esattamente il contrario, poiché l’esplorazione del possibile richiede disciplina: tecnica, appunto! Senza disciplina, tecnica, tu umanità sulla Luna non ci vai, e manco un orgasmo a pene moscio riesci a ottenere). Una volta dissi a Michela Marzano in conversazione privata che io il sesso (come lo intende lei) volevo ammazzarlo. Se io quando sono in comitiva faccio una sega a tutti è proprio per “de-incantare” il gesto, il che è esattamente il contrario dell’istanza della Marzano di “re-incantare” la sessualità. Quanto al cattolicesimo, esso è senz’altro anti-luciferino, è vero. È retroguardia da secoli. Forse non vale lo stesso discorso per il cristianesimo delle origini, che incorporava elementi di gnosticismo (e un po’ luciferino-prometeico lo era). Così come è stato luciferino-prometeico per qualche tempo il protestantesimo (non a caso Marx festeggiava il giorno dell’affissione delle tesi di Lutero).

 

ⓢ Ho capito, ma guarda che io non dico mica che il grande Mississipi della Tecnica debba essere arginato o “cristianamente” indirizzato alla Simone Weil! Capiamoci su questo punto. Dico solo che mi sembra un processo inevitabile, entro il quale è inutile sostenere una filosofia come il transumanesimo o confondere il discorso con assurdi psichismi come il satanismo. Se tu mi stai invitando ad abbandonare certe forme di pensiero a vantaggio di altre più coerenti posso anche essere d’accordo, ma mi sembra solo intelligenza la tua, cultura: non una rivoluzione. Le forme di pensiero più sinistre e violente sono comunque fedi, anche quando sembrano più coerenti di altre; tu credi nell’uomo non diversamente da come ci crede il cristianesimo che vede in Cristo, alla fine, il transumano che trascende e «sale al cielo per sedere alla destra del Padre». Come ogni pornostar che si rispetti, sei molto più vicina al cristianesimo di quanto tu voglia farci credere. Non ti chiedo se credi in Dio, non mi permetto. Ti chiedo invece se ti è capitato di crederci in passato… Non oggi, ma quand’eri bambina?

Sono sempre stata atea.

 

Foto di scena di Angelo Turetta tratte da Queen Kong e dal “making of” del film.
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