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Un sito sta raccogliendo tutte le elegie funebri scritte dai giornalisti palestinesi per i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani Si chiama The Living Record e permette di ascoltare la voce e le parole dei giornalisti di Gaza, mentre ricordano i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani.
Un fotografo, una pittrice, una casa d’aste e una galleria d’arte si stanno facendo causa per la famosa foto in cui Liam Gallagher dà un bacio a Noel Justin Thomas accusa Elizabeth Peyton di plagio e la David Zwirner Gallery e Sotheby’s di aver provato a trarre guadagno da questo plagio.
Sempre più miliardari stanno comprando casa in Patagonia perché si sono convinti che lì sopravviveranno alla fine del mondo A convincerli sono stati quattro fattori: isolamento, capacità di produrre di cibo, capacità di produrre energia e abbondante disponibilità d’acqua.
Dolly Parton verrà ricordata anche come una delle più agguerrite sindacaliste nella storia dell’industria musicale La cantautrice è stata una lavoratrice della musica e non ha mai smesso di usare il proprio potere per tutelare chi suonava al suo fianco.
Pur di non danneggiare un antico castello da ristrutturare, in Giappone lo hanno fatto spostare a mano da 1800 volontari Il mastio del castello di Hirosaki pesa 360 tonnellate. Questo non ha affatto scoraggiato i volontari.
C’è una certa confusione attorno all’attore che interpreterà il professore di Difesa dalle Arti Oscure nella serie tv di Harry Potter La parte era stata affidata a Nicholas Hoult, che prima ha accettato e poi ci ha ripensato perché i suoi fan avevano preso malissimo la notizia. Ora il ruolo è passato a Kit Harington, i cui fan si sono fin qui dimostrati indifferenti.
Uniqlo ha lanciato la sua prima collezione di hijab Il lancio è avvenuto il 17 agosto in Malesia, Indonesia, Singapore e Filippine. È la prima collezione di hijab tutta realizzata dal brand, al di fuori di capsule collection e partnership speciali.
La tv di Stato iraniana ha messo una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa di Barron Trump Dando anche dei consigli pratici e logistici su come uccidere il più piccolo dei figli del Presidente degli Stati Uniti.

Dal videoclip al grande schermo

Prima Gondry e Spike Jonze, ora Tarsem: chi parte da Mtv e arriva, bene o male, a Hollywood

09 Novembre 2011

Questo venerdì, sfruttando la suggestiva data 11/11/11, vedrà il buio delle sale di tutto il mondo Immortals, disponibile – per chi ancora vuole – anche in 3D. Guardando il trailer, ma soprattutto leggendo la frase di lancio “da i produttori di 300”, ci si può fare un’idea probabilmente sbagliata del film. Certo, il perché del richiamo al film dei palestrati unti è evidente, ma probabilmente la forma di Immortals sarà diversa rispetto a quella della serie tv Spartacus, per citare un altro prodotto, questo sì, figlio dell’exploitation legato alla graphic novel di Frank Miller. Vediamo perché. Immortals è un film di Tarsem. Dietro questo nome si cela Tarsem Dhandwar Singh, regista di uno dei videoclip più famosi della storia, ovvero quello di “Losing My Religion” degli ormai compianti R.E.M. Ve lo ricordate? Nel caso ripassate, anche perché è una sorta di manifesto dello stile di Tarsem. Il regista indiano intende il cinema come una serie di tableaux vivants smaccatamente ispirati a famosissimi dipinti. Pesante, barocco, ridondante, lo stile di Tarsem, piaccia o meno, è unico. Ma perché tre film in undici anni? Tarsem, dopo il video dei R.E.M. del 1991, diventa un nome su cui puntare per altri videoclip e pubblicità. Dopo essersi fatto un nome, esordisce al cinema nel 2000 con quel pasticcio che era The Cell, dove le sue pretese artistiche finivano schiacciate da una trama, a voler essere buoni, ridicola. Gli è andata meglio nel 2006 con The Fall, film pochissimo visto, ma sicuramente più personale. Il problema qui era la scarsa volontà di piegarsi al linguaggio cinematografico narrativo, cosa che ovviamente ha allontanato parte del pubblico. Forse con Immortals e con l’annunciato Mirror Mirror, rilettura di Biancaneve in uscita a marzo 2012, Tarsem riuscirà a trovare un’onesta via di mezzo tra svolazzi artistici e il vecchio adagio “damo soddisfazione ar popolo”. Ma è altro quello che ci interessa. Tarsem è esponente e padre putativo di una generazione di registi di videoclip passati poi al grande schermo. Vale la pena spendere qualche minuto sulle loro tracce.

Vi ricordate? Eravamo vicini al cambio di secolo, diciamo tra il 1997 e il 1999. In quel periodo pre iPod, pre download matto e disperatissimo, Mtv era enorme. Non trasmetteva solo reality su gente operata al cervello, anzi: la maggior parte della programmazione – oggi può sembrare strano – era costituita da video musicali. Mtv aveva un ruolo tutt’altro che marginale nel delineare un immaginario estetico. Il videoclip era un territorio di sperimentazione notevole: più fruibile di un cortometraggio (oggetti spesso senza distribuzione), meno impegnativo di un film, ammantato di una patina di coolness non indifferente. In quel periodo, forse proprio all’ombra del padre sperimentatore Tarsem, vengono fuori i nomi di tre registi: Chris Cunningham, Michael Gondy e Spike Jonze. Certo, di registi che sono passati dai videoclip al cinema è pieno il mondo, ma solitamente si tratta di onesti e rispettabilissimi shooters senza personalità. Qui invece si tratta di tre artisti. Cunningham, Jonze e Gondry, nei loro videoclip, davano prova di possedere una poetica. Accomunati da una predilezione per l’assurdo, i tre erano anche molto diversi l’uno dall’altro. Il freddo richiamo alla tecnologia a braccetto con il rispolvero di effetti prostetici di Cunningham, non a caso da molti identificabile con la musica di Aphex Twin. Il rifiuto del digitale in favore di un ritorno a una manualità naive di Gondry, evidente nell’epocale “Around The World” dei Daft Punk. Per finire, l’anarchia giocattolosa e citazionista di Spike Jonze, che trova la sua massima espressione in “Sabotage” dei Beastie Boys.

L’unico a non aver diretto un film tutto suo è Cunningham, che però ha comunque detto la sua (anche se spesso sotto pseudonimo o non accreditato) nel cinema di fiction ufficiale: nel 1990 il nostro ha curato gli effetti speciali per due film: Cabal ma soprattutto Hardware, dimenticato esempio di horror fantascientifico robotico (giuro). Cunningham ha poi lavorato sul set di Alien 3, di Alien: la ClonazioneA.I. – Intelligenza Artificiale. Molto meno star dei suoi due colleghi, ha scelto una carriera a basso profilo. Innegabile però, soprattutto ripensando ai suoi video più riusciti, come la sua idea di effetto speciale abbia avuto una certa eco nel cinema di genere mainstream anni Novanta. Il campioncino dei tre è sicuramente Gondry il quale, dopo aver esordito al cinema con il sottovalutato Human Nature, ha convinto tutto e tutti con Eternal Sunshine of The Spotless Mind. Uscito nell’ormai lontano 2004, questo titolo rimane ancora oggi il manifesto della poetica di Gondry e risulta imbattibile nella sua capacità di inserire in un approccio narrativo larghissimo (leggi: se concentrata, anche mia nonna riesce a seguire la storia) una cura formale quasi sperimentale. Peccato che Gondry non sia più riuscito ad esprimersi a quei livelli e, dopo il poco compreso L’Arte del Sogno, abbia sbagliato in pieno un film come Be kind rewind – che sulla carta poteva essere una bomba – e sia finito poi in quello strano ibrido antipatico che è stato Green Hornet, cinecomic forse non proprio nelle sue corde. Discorso leggermente differente per Spike Jonze che sembra essere tra i tre il più trasversale. L’esordio al cinema avviene nel 1999 con il folle Essere John Malkovich, clamoroso esempio di cinema mainstream capace ancora oggi di stupire per coraggio e libertà espressiva (memorabile il flashback della scimmia). Gran parte del merito è senza dubbio dello sceneggiatore Charlie Kaufman, non a caso lo stesso di Gondry, ma Jonze dà prova di essere un regista molto furbo e capace. Nel 2002 i due si ripresentano a braccetto per Il Ladro di Orchidee che si porta a casa una satuetta e altre tre candidature agli Oscar, tra cui proprio quella per lo script. Jonze intelligentemente non rischia come Gondry mettendosi a fare lo smargiasso sullo stile, ma sembra posizionarsi volontariamente in disparte, dando maggior spazio alla storia. Il passo falso è il suo adattamento, firmato insieme allo scrittore Dave Eggers, del libro Nel Paese dei Mostri Selvaggi di Maurice Sendak. Where The Wild Things Are non accontenta quasi nessuno, annoiando sia i più piccoli attratti dalla cuteness delle Creature Selvagge, sia gli spettatori più cresciuti attratti dal nome di Eggers e dal richiamo ricattatorio del “riscopri il fanciullino”. Ma il vero punto di forza di Jonze, quello che ad oggi ce lo fa risultare il più simpatico dei tre, è la sua partecipazione al progetto Jackass, la serie di Mtv (e il cerchio si chiude) dedicata agli stunt man dementi che si fanno prendere a cornate in pancia dai tori per il nostro sollazzo. Inizialmente visto come una delle più grosse stupidate della storia della televisione, Jackass oggi ha milioni di estimatori che ne apprezzano la comicità basilare (si sprecano coloro che ci vedono addirittura dei richiami a Buster Keaton) e l’aria ribelle e anarchica. C’è del vero, ma soprattutto è l’unico prodotto che ancora riesce, a distanza di più di un decennio da quando questo trittico di registi s’è fatto conoscere, a essere ancora uguale a se stesso e all’idea di cinema del proprio creatore. Forse però oggi, data astrale 2011, l’epoca dei registi di videoclip prestati al cinema è finita. Aspettiamo l’11/11/11 per vedere come se la caverà Immortals al botteghino.


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