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11:44 lunedì 22 giugno 2026
Loris Messina e Simone Rizzo sono i nuovi Direttori Creativi di Moschino Il loro debutto è fissato per settembre, alla Milano Fashion Week, dove presenteranno la loro prima collezione ufficiale.
Trump sta combinando un grosso, grossissimo guaio con la Reflecting Pool del Lincoln Memorial a Washington Ha speso 15 milioni di dollari per rifarla come voleva lui. Ora l'acqua è verde perché invasa dalle alghe e la vernice del fondo si sta staccando.
A Berlino sta nascendo una nuova scena musicale che mescola il jazz e (ovviamente) la techno Due generi apparentemente lontanissimi e che, non senza una certa sorpresa, a Berlino hanno scoperto che stanno benissimo assieme.
Lo smartworking riduce la socialità e rovina la salute mentale, secondo una delle più grandi ricerche di sempre sul lavoro da casa Quasi 600 mila lavoratori hanno preso parte alla ricerca e i risultati sono stati abbastanza incontrovertibili.
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
All’improvviso Rick Rubin ha annunciato che questo fine settimana torna in Toscana per la seconda edizione del suo Festival of the Sun Anche questa volta l'annuncio è arrivato all'ultimo momento: festival gratuito, basta prenotarsi e presentarsi domenica 21 a Colle Val d’Elsa, vicino Siena.
Persino J.D. Vance si è stufato delle deliranti uscite di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sull’accordo di pace con l’Iran «Trump è l'unico capo di Stato al mondo solidale con Israele. Non attaccherei l'unico alleato che mi è rimasto», ha detto in conferenza stampa il Vicepresidente USA.
In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.

L’allucinante ambizione di essere normali

Sul voto di domenica: perché l’Italia non ha bisogno di abbattere alcun Sistema ma, al contrario, ha bisogno di crearne uno.

03 Giugno 2016

Cominciamo con una storia di politica interna. Da circa due anni affitto un appartamento che la Regione Piemonte, in seguito alla spending review, non voleva più permettersi: tre ex uffici poi convertiti ad uso abitativo, con terrazzo, all’ultimo piano di un edificio degli anni Sessanta, a pochi metri dalla vecchia sede del Banco Ambrosiano Veneto degli anni Settanta (ora un hotel). La casa, di proprietà di una gentile signora, confina con un altro appartamento perennemente vuoto, ubicato in modo simmetrico nel palazzo adiacente, dove si dice che abitasse Roberto Calvi quando soggiornava a Torino. Nel mio pianerottolo c’è poi un’altra porta, che s’apre su un ufficio, un’agenzia che organizza matrimoni e corsi per chi organizza matrimoni: il commercialista che prima risiedeva lì, e che ha smesso l’attività nei primi anni del nuovo millennio, si chiamava ‘Drammi’, e tra i suoi clienti più prestigiosi annoverava un certo Gustavo Adolfo Rol. Aggiungete che da qualche tempo la capitale del Regno Sabaudo è diventata una meta turistica abbastanza intensa, e che ogni sera, con ogni tempo, drappelli di visitatori si radunano cinque piani sotto, per ascoltare le attente parole di attente guide che puntano l’attenzione su certi strani tombini ottocenteschi della casa caratterizzati da due occhietti: «Signori e signore, ecco uno dei simboli della massoneria sotto i vostri piedi». A pochi metri dai tombini, attraversata la strada, c’è un isolato dove svetta l’Ersel, una delle casseforti della finanza subalpina, dove tutte le famiglie benestanti e aristocratiche (quelle che non hanno perso tutto) mettono i loro soldi. Credo che il quadro sia chiaro.

Ora: pensate al quadro, immergetevi nei dettagli mentali e fisici, fantasiosi e storici: poi scendete di due piani, anche senza prendere l’ascensore, e troverete gli uffici dei gruppi consiliari alla Regione Piemonte del Movimento Cinque Stelle. Ci sono anche quelli della Lega Nord e di Forza Italia. Il vantaggio è che alle cinque smettono tutti di lavorare, sempre, e quindi si potrebbe fare festa. Lo svantaggio è che quando hai bambini non fai molte feste e ti svegli presto, perciò incontri negli spazi comuni i consiglieri, i richiedenti favori, i consulenti, i dipendenti, i sostenitori. Moltiplicate tutto questo per le settimane all’anno, togliendo i viaggi e le vacanze, ogni giorno alle quattro e mezza, quando sono a Torino, vado a prendere mia figlia Alma e incontro quelle facce, quelle acque di colonia, quell’invariabile professionismo nel non salutare chi gli ha sottratto l’alloggio con vista dove potevano fumare una sigaretta senza scendere al piano terra. Senza occuparmi di politica, senza fare politica attiva, mi sono fatto un’idea antropometrica molto chiara di tutto ciò che le nostre vite – cioè le nostre città – dovrebbero evitare.

ITALY-VOTE

Se un’azienda si giudica dalle facce dei suoi lavoratori, e questi sono i lavoratori dell’azienda elettorale che si oppone ai tutt’altro che meravigliosi candidati Pd (pieni di problemi, pieni di protervia, pieni di mancanza di fascino congenita), ecco nessuno di voi comprerebbe un prodotto targato con quelle facce. Non hanno mai un libro in mano. Non hanno mai un kindle in mano. Non canticchiano. Non giocano con i bimbi. Non giocano con i cani. Fanno aspettare dei poveracci con enormi faldoni sottobraccio, e guance appesantite da anni di psicofarmaci, promettendo rivoluzioni contro il sistema sanitario locale (che avrà magagne di ogni tipo, ma nella mia esperienza personale funziona egregiamente), promettendo rivoluzioni contro il sistema giudiziario, contro il sistema industriale. Promettendo rivoluzioni contro il sistema. Nel cuore architettonico del sistema finanziario che da secoli gestisce soldati, soldi, salari. Da quando vivo qui ho visto solo una persona con uno sguardo curioso avvicinarsi a quegli uffici, un uomo antico con i baffi e l’aria saggia e disperata di chi deve attaccarsi a un respiratore per pagare il mutuo. Tutto il resto è la meccanica burocratica della democrazia elettorale, probabilmente non diversa dai corrispettivi democratici, ma un po’ più inquietanti se poi vai sui siti dei loro “movimenti” o partiti, e t’immergi in proposte di legge xenofobe, autarchiche, passatiste, rionali, rabbiose, sbavanti, infantili, manichee.

Più passi tempo distratto con queste persone, più diventi un fan del sistema che vorrebbero abbattere. Vorresti dividere il tuo spazio domestico con qualche tecnocrate dell’Unione Europea, magari uno che di notte si traveste, a Bruxelles, e che di mattina guardandoti con il New Yorker in tasca commenta qualche cattiveria su Jonathan Franzen e la sua eredità spesa per un viaggio in Antartide. Insomma, persone colte, normali, contraddittorie, belle: persone che conoscono sui centimetri della propria pelle la difficoltà di essere contemporanei e non cercano facili soluzioni. Persone che hanno studiato per davvero. Formichine del Capitale, ma quel Capitale che promuove le donne ai massimi livelli decisionali, quel Capitale che investe sull’allungamento della vita media, sulle tecnologie, su tutto ciò che può cambiare il pianeta, con eterna allucinante ambizione.

Fra poche ore si vota nelle più grandi e importanti città italiane. E man mano che si avvicina il rito, viene da domandarsi: perché la politica italiana somiglia sempre e comunque a una Guerra dei mondi in cui non c’è in palio nient’altro che il male minore, e all’orizzonte si producono mali maggiori sempre più grotteschi, invalidanti, pestilenziali? La politica italiana è un Ufo per la maggior parte delle persone che non hanno interessi diretti, che non sono impiegati dal Grande Circo Invalido, come recitava il titolo di un bel romanzo di Marco Lodoli scritto durante la Prima Repubblica. Immaginate un’astronave capace di produrre un’ombra pervasiva, come nelle scene finali dei Visitors (se qualcuno ancora li ricorda): un oggetto volante a bassa velocità, dotato di un insolito talento: produrre enormi ritardi nel riconoscere gli elementi vitali della realtà in mutazione, nel restituirne un’immagine giuridica: nel garantire: nel prevenire: nell’intervenire. A volte neppure gli stati più evidenti dell’esistente vengono riconosciuti con chiarezza: la geografia, i rapporti economici, gli assi che determinano il modo in cui lavoreremo, i clienti che avremo, il modo in cui spendiamo, il modo in cui crediamo, il modo in cui organizziamo gli affetti e i sopportiamo i difetti. Il modo in cui ci divertiamo. Perché questo non succede? Perché la politica non è uno strumento lenticolare di precisione assoluta, confortato dal progresso tecnologico, capace di individuare in scala 1:1 le abitudini i bisogni i valori le tensioni le resistenze della popolazione?

Persone colte, normali, contraddittorie, belle: persone che conoscono sui centimetri della propria pelle la difficoltà di essere contemporanei e non cercano facili soluzioni

Ma su una cosa non ci sono dubbi. Lasciando perdere Roma per un momento – il caso è più complesso – il mio è un accorato appello a tutte le persone civili che leggono Studio, a tutti gli amici milanesi e torinesi che magari non amano Renzi e non amano Fassino e non amano Sala e hanno in ubbia le multinazionali e vorrebbero tutto molto più a sinistra, e si sentono poco rappresentati, e si sentono distanti, e si sentono nervosi. Io vi capisco. Ma tra il primo e il secondo turno, se ci sarà un secondo turno, venitemi a trovare: passate un giorno sulle scale, in ascensore, davanti alla plafoniera con sopra scritto: «Lega Nord Movimento Cinque Stelle Forza Italia».

Tra Milano e Torino si gioca il futuro dell’Italia in Europa: un futuro fatto di rifugiati, accoglienza, crescita, alta velocità, creazione di lavoro (non di posti di lavoro), ricerca, internazionalità, cultura, stile, giustizia sociale autentica (quella basata sull’educazione e la formazione, non solo sulla carità). Torino e Milano sono la dimostrazione che persone normali, non mirabolanti, spesso ampiamente criticabili, ben poco sexy, possono generare un’alleanza efficace e stranamente visionaria. Guardate come si lavora bene a Milano. Guardate come si vive bene a Torino. Queste due città hanno dimostrato che una classe dirigente umana (quindi difettosa) può coniugare in modo sano il privato e il pubblico. Queste due città hanno dimostrato che l’Italia non ha bisogno di abbattere alcun sistema: al contrario, ha bisogno di crearne uno, includendo più talenti possibili, da qualsiasi latitudine. Il sistema può essere soffocante, ma può essere sempre contestato, irriso, cambiato (e non si può dire che negli ultimi anni in Italia non si sia assistito a una serie di mutazioni impensabili). Immaginate una città complessa, in un momento delicato – quanti migranti accogliere, quali accordi strategici firmare, quali architetti chiamare – il cui primo cittadino si fa dettare la linea da Grillo o Salvini o Gasparri.

Dopo, quando le cose saranno di nuovo normali e ognuno tornerà felicemente a occuparsi della propria vita, ci domanderemo perché a Torino non si sono fatte le primarie del Pd. Ma questa è un’altra storia. Non è un’emergenza. È una polemica interna al sistema che protegge la libertà di odiarlo.

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