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04:50 venerdì 1 maggio 2026
L’Europa sta pensando di sanzionare Israele. Non per i crimini commessi a Gaza, però: per aver comprato dalla Russia del grano rubato all’Ucraina Una nave della flotta ombra russa sarebbe stata fatta entrare nel porto di Haifa, con un carico di 25 mila tonnellate di grano rubato nei territori ucraini occupati.
La comunità enigmistica internazionale è piombata nel panico perché il New York Times Magazine ha pubblicato un cruciverba irrisolvibile L'errore è stato corretto nella versione online del cruciverba, ma a quel punto il finesettimana degli appassionati era irrimediabilmente rovinato. Non era mai successo in 84 anni di onorato servizio enigmistico.
I data server per l’intelligenza artificiale stanno diventando dei veri e propri disastri ambientali Consumano enormi quantità di energia, occupano sempre più suolo, inquinano molto e di lavoro ne danno poco. Eppure, se ne costruiscono sempre di più.
La Francia è diventato il primo Paese al mondo ad approvare l’uso della ketamina per curare le crisi suicidarie L'Agence nationale de sécurité du médicament et des produits de santé ha datto la sua approvazione ufficiale: è la prima agenzia del farmaco al mondo a farlo.
Hanno fatto un film sul looksmaxxing e ovviamente è un body horror Prevedibilmente, è stato intitolato Looksmaxxing, è un cortometraggio e se ne può già vedere qualche scena nel trailer pubblicato su Instagram.
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».

Cosa succede a Belfast (e in Irlanda)

15 Luglio 2011

Senza nessuna volontà polemica e/o politica ma solo per questioni di spazio, la parola “Irlanda” del titolo di questo pezzo si riferisce sia a quella del Nord sia all’Eire. Negli ultimi giorni i media italiani e più in generale europei sono tornati a focalizzarsi su un problema che ogni tanto salta fuori da sotto al tappeto, un problema che in generale si crede più o meno risolto: la questione irlandese. Il problema non riguarda solamente la convivenza tra Unionisti e Indipendentisti, ma coinvolge anche la parte repubblicana dell’isola. Negli ultimi tre giorni, dicevo, i maggiori quotidiani anche italiani hanno riportato le notizie degli scontri di Belfast. In particolare, le proteste e i successivi scontri sono figli dell’annuale Orange Walk del 12 luglio, una celebrazione composta da una serie di marce (da aprile ad agosto) che interessa i maggiori gruppi protestanti del Regno Unito. Specialmente in Irlanda del Nord, in minor misura in Scozia, e occasionalmente in Irlanda e Inghilterra, mentre nel resto del Commonwealth la pratica è caduta in disuso. Da sempre, dopo i famosi Troubles, le marce dell’Orange Order sono a rischio scontri e disordini; le provocazioni, sia da parte degli Unionisti che da parte dei Repubblicani, sono sempre estremizzate. Ma quest’anno la situazione è nettamente peggiore rispetto alle precedenti manifestazioni: proviamo a cercare dei motivi, senza alcuna presunzione di spiegare un sentimento e un movimento popolare così importante.

Innanzitutto i nuovi “riots”, quelli del 2011, non sono cominciati l’11 luglio ma tre settimane prima, il 20 giugno. Ci sono stati scontri tra fazioni opposte e polizia per due giorni, e la causa, come spesso accade, è stata la provocazione di un nutrito gruppo di giovani protestanti che hanno “assaltato” il quartiere-enclave cattolico di Short Strand, sempre a Belfast. Oltre ai “soliti” mezzi come bastoni, pietre, fuochi d’artificio, molotov, in quell’occasione hanno fatto la loro (ri)comparsa anche le pistole, e sono stati sparati colpi d’arma sia da una parte che dall’altra. Un fotografo è stato ferito da un proiettile a una gamba. La notte successiva gli scontri si sono ripetuti, coinvolgendo quasi mille persone. Solo il 22 giugno si è giunti a un compromesso tra rappresentanti delle diverse comunità, politici e polizia. Altri scontri sono divampati il 1 luglio e il 9. Gli scontri degli ultimi giorni sono con tutta probabilità figli di questa escalation di tensione, e la coincidenza con l’Orange Walk ha reso più semplice (e ha offerto un ottimo pretesto) la diffusione del malcontento popolare.

Un altro particolare che in molti sottovalutano (tranne Stefano Nazzi dal suo blog per ilpost.it) è l’anniversario, il trentesimo, della morte di Martin Hurson, giovanissimo militante dell’Ira morto durante il celebre Hunger Strike del 1981. Ebbene, quest’anno sono passati trent’anni, dalla morte di Martin (proprio il 13 luglio) e da quella, più “famosa”, di Bobby Sands. In un articolo del Belfast Telegraph del 15 aprile, il Chief Constable della polizia della capitale nordirlandese aveva predetto: «We are very mindful there are some pretty key dates coming up». Si riferiva, in particolare, alla visita della Regina sull’isola, iniziata il 17 maggio e durata quattro giorni (dopo un secolo dall’ultima comparsa di un monarca del Regno Unito in Irlanda). Baggott si dichiarava preoccupato per la serie di eventi chiave che include(va), oltre ai sopracitati anniversari e la visita reale, il matrimonio di Kate Middleton e William, le elezioni, le Olimpiadi. E stava indagando su un controverso omicidio, quello del poliziotto cattolico Ronan Kerr, ucciso da una bomba piazzata sotto la sua vettura. L’assassinio di Kerr, si crede, è stato un avvertimento ai cattolici per non arruolarsi nella polizia nordirlandese. L’arrivo della regina, si sa, è stato “festeggiato” con il disinnesco di una bomba (oltre che condito da proteste praticamente ovunque, più o meno violente).

Un’ultima cosa, che ignorano in molti: l’Irlanda del Nord è uno dei pochissimi paesi del mondo occidentale (perdonate l’espressione) ad avere muri (Peace lines, le chiamano) a dividere i quartieri cattolici e protestanti delle varie città. Il più importante è a Belfast, quello che divide le storiche Shankill Road e Falls Road (rispettivamente enclave protestante e cattolica). E quando, nel 2008, si parlò dell’abbattimento di tutte le barriere, entrambi i gruppi religiosi si opposero fortemente. Questo non è un dettaglio.

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