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11:45 lunedì 27 aprile 2026
La Slovenia non solo boicotterà l’Eurovision ma al suo posto trasmetterà una rassegna di film palestinesi «Trasmetteremo la rassegna cinematografica Voices of Palestine, una serie di film di finzione e documentaristici palestinesi», ha detto il direttore della tv pubblica slovena.
Su YouTube è stato pubblicato Giorni di gloria, il primo film italiano a raccontare la Resistenza Lo girarono nel '45 Luchino Visconti, Mario Serandrei, Giuseppe De Santis e Marcello Pagliero, con l'intenzione di lasciarci «la testimonianza definitiva della lotta partigiana».
Sta per uscire il nuovo album di Thomas Bangalter dei Daft Punk ed è di nuovo la colonna sonora di un balletto Si intitola Mirage: Ballet For 16 Dancers e uscirà il 5 giugno. Nell'attesa, se ne può ascoltare già un pezzettino su YouTube.
La costumista del Diavolo veste Prada 2 ha detto che i brand di moda si sono fatti la guerra pur di comparire nel film con i loro vestiti e accessori Molly Rogers ha detto che per la prima volta nella sua carriera si è trovata ad affrontare un eccesso di scelta che l'ha costretta a scartare molti capi nonostante fossero perfetti.
Uno dei soldati che hanno partecipato alla cattura di Maduro ha vinto 400 mila dollari su Polymarket scommettendo sulla cattura di Maduro Il sergente maggiore Gannon Ken Van Dyke ha piazzato ben 13 scommesse sulla cattura di Maduro. Ovviamente le ha vinte tutte.
Il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha assunto nel suo staff il creatore di È quasi magia Giany, un profilo Instagram di meme su di lui Enrico Milano, 22 mila follower su Instagram guadagnati prendendo in giro Giani, è la prova che i meme ormai sono un mestiere vero e proprio. O, quantomeno, aiutano a trovarne uno.
Secondo una ricerca, l’unico risultato che l’AI otterrà sicuramente e immediatamente è aumentare il numero di miliardari nel mondo Le proiezioni indicano che entro il 2031 i miliardari passeranno dagli attuali 3 mila a 4 mila. Tutto grazie agli investimenti in AI.
I produttori di Project Hail Mary stanno facendo di tutto per candidare all’Oscar come Miglior attore non protagonista James Ortiz, che però non è un attore ma il burattinaio che nel film muove l’alieno Rocky E a quanto pare potrebbero riuscirci, perché quella di Ortiz – che a Rocky presta anche la voce – è considerabile come una vera e propria prova attoriale.

Tecnologia per la politica

La politica sfrutta sempre più tecnologia per attirare e mantenere consenso. Ma siamo sicuri che i politici la stiano sfruttando nel migliore dei modi?

19 Novembre 2012

È fuori discussione che la conversazione politica si sia spostata online grazie ai social media, come innegabile è il gran lavoro fatto sull’analisi di dati e numeri. Ma è così vero che la politica si stia migliorando grazie alla tecnologia e che la tecnologia, viceversa, stia facendo tutto il possibile per mettersi al servizio e sfruttare le opportunità che la politica potenzialmente offre? Si può fare meglio? Dubbi, stimoli e provocazioni firmati Milo Yiannopoulos (un estratto dall’articolo comparso nell’ultimo numero di Studio).

Esiste un software che sia davvero in grado di migliorare l’efficacia di un partito politico? Non lo sa nessuno. Per quel che mi è dato conoscere, sono ancora troppo pochi gli imprenditori che stanno davvero cercando di capire, ad esempio, come il disorientante mondo dei social media possa essere usato per incidere sul più potente e lucrativo target esistente: le élite chiamate a legiferare nei vari parlamenti del mondo democratico.

Ed è un discorso che non vale solo per la politica a dire il vero: l’industria “tecnologica” – termine col quale oggi si indica in fondo poco più che gli autoreferenziali distretti tech di Londra e Berlino i quali aspirano, con risultati a volte esilaranti, a scimmiottare la Silicon Valley – non è affatto riuscita a fornirci tutti quei mirabolanti mezzi che ci erano stati promessi nei teen-movie degli anni ’80.

Jason Pontin, direttore della Technology Review dell’Mit, recentemente ha iniziato a dedicare a questo fallimento una serie di articoli con lo scopo di provare con fatica a comprendere in cosa l’innovazione in California abbia preso la piega sbagliata. Secondo me la risposta è abbastanza chiara e può essere riassunta molto più semplicemente rispetto a quello che fa Pontin coi suoi articoli: tecnologia è diventato sinonimo di Internet. Questo è un problema perché Internet è probabilmente arrivato al limite delle sue attuali potenzialità: metti insieme Google, Facebook, Amazon e gli altri rimanenti giganti americani e resta davvero poca domanda di consumo per qualcosa di nuovo e dirompente.

Come spesso succede, i governi ci stanno mettendo molto per realizzare tutto ciò. Prendiamo l’Inghilterra. Va benissimo che Cameron abbia una sua applicazione per iPad dedicata, ma esiste qualche traccia di una big data room seria nel cuore operativo del governo inglese che stia veramente coordinando policy e servizi pubblici? E che dire degli innumerevoli progressi in materia di microchip fatti in posti come Cambridge, Inghilterra? Se la strategia un pelo miope della “Tech City” londinese è tutto ciò che il governo inglese propone, Downing Street conferma di non essere in fondo interessata ad alcun prodotto tecnologico che non sia presente nell’App Store – trascurando fra l’altro il fatto che le aziende alla base di quelle applicazioni creano pochissimi posti di lavoro e raramente producono reddito.

Ovviamente gran parte del problema è legato al luddismo del governo e ai suoi ministri che faticano già solo a trovare il tasto di accensione dei propri device. Sarà probabilmente questo il motivo per cui il governo è ancora lontano dall’adottare un metodo ineccepibile per ricavare proposte politiche dal pubblico: si fa molto uso retorico dell’idea di crowdsourcing, ma l’impressione è che a nessuno importi molto di quel che succede fuori dalla Zona 1 di Londra.

(continua su Studio 11)

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