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21:58 lunedì 4 maggio 2026
In Inghilterra vogliono costruire nuove case popolari per risolvere la crisi abitativa ma c’è un problema: molti dei terreni su cui costruire sono occupati dai campi da golf Il governo Starmer vuole costruire un milione e mezzo di case nei prossimi cinque anni. Ma lo spazio è poco e da qui l'idea di usare i campi da golf.
Quest’estate arriveranno nei cinema italiani quattro film inediti di Hirokazu Kore-eda Dal 14 maggio all'1 luglio BIM porterà in sala quattro opere giovanili del regista, mai distribuite prima nel nostro Paese.
Un tribunale cinese ha stabilito che le aziende non possono licenziare i lavoratori per sostituirli con l’AI «L’intelligenza artificiale dovrebbe essere utilizzata per creare lavoro, promuovere l’occupazione e migliorare i salari», si legge nella sentenza.
Palantir ha lanciato la sua giacca da lavoro anche se nessuno l’ha chiesta e nessuno la vuole Anche perché non costa neanche poco: 239 dollari per un oggetto brandizzato da una delle aziende più controverse e criticate del mondo.
Fred Again ha messo tutti i pezzi che ha suonato nel suo USB002 tour in un video lungo 108 ore e l’ha pubblicato su YouTube Secondo gli storici di YouTube, è il video più lungo mai pubblicato dalla piattaforma. Anche uno dei più belli, ci permettiamo di aggiungere.
Costruirsi un cyberdeck è diventata l’ultima forma di protesta contro la prepotenza di Big Tech Sono piccoli computer "artigianali", costruiti con pezzi vecchi, economici e di seconda mano, e personalizzati in ogni modo possibile e immaginabile.
Tolti gli Stati Uniti, l’Italia è il Paese in cui Il diavolo veste Prada 2 sta incassando di più in tutto il mondo Il film sta infrangendo record su record al botteghino italiano: ha già superato il milione di presenze in un solo fine settimana di programmazione.
Si è svolta in Colombia la prima conferenza dei Paesi che vogliono abbandonare per sempre i combustibili fossili Vi hanno preso parte 57 Paesi (compresa, a sorpresa, l'Italia). L'obiettivo è liberarsi della dipendenza dal fossile immediatamente.

Tecnologia per la politica

La politica sfrutta sempre più tecnologia per attirare e mantenere consenso. Ma siamo sicuri che i politici la stiano sfruttando nel migliore dei modi?

19 Novembre 2012

È fuori discussione che la conversazione politica si sia spostata online grazie ai social media, come innegabile è il gran lavoro fatto sull’analisi di dati e numeri. Ma è così vero che la politica si stia migliorando grazie alla tecnologia e che la tecnologia, viceversa, stia facendo tutto il possibile per mettersi al servizio e sfruttare le opportunità che la politica potenzialmente offre? Si può fare meglio? Dubbi, stimoli e provocazioni firmati Milo Yiannopoulos (un estratto dall’articolo comparso nell’ultimo numero di Studio).

Esiste un software che sia davvero in grado di migliorare l’efficacia di un partito politico? Non lo sa nessuno. Per quel che mi è dato conoscere, sono ancora troppo pochi gli imprenditori che stanno davvero cercando di capire, ad esempio, come il disorientante mondo dei social media possa essere usato per incidere sul più potente e lucrativo target esistente: le élite chiamate a legiferare nei vari parlamenti del mondo democratico.

Ed è un discorso che non vale solo per la politica a dire il vero: l’industria “tecnologica” – termine col quale oggi si indica in fondo poco più che gli autoreferenziali distretti tech di Londra e Berlino i quali aspirano, con risultati a volte esilaranti, a scimmiottare la Silicon Valley – non è affatto riuscita a fornirci tutti quei mirabolanti mezzi che ci erano stati promessi nei teen-movie degli anni ’80.

Jason Pontin, direttore della Technology Review dell’Mit, recentemente ha iniziato a dedicare a questo fallimento una serie di articoli con lo scopo di provare con fatica a comprendere in cosa l’innovazione in California abbia preso la piega sbagliata. Secondo me la risposta è abbastanza chiara e può essere riassunta molto più semplicemente rispetto a quello che fa Pontin coi suoi articoli: tecnologia è diventato sinonimo di Internet. Questo è un problema perché Internet è probabilmente arrivato al limite delle sue attuali potenzialità: metti insieme Google, Facebook, Amazon e gli altri rimanenti giganti americani e resta davvero poca domanda di consumo per qualcosa di nuovo e dirompente.

Come spesso succede, i governi ci stanno mettendo molto per realizzare tutto ciò. Prendiamo l’Inghilterra. Va benissimo che Cameron abbia una sua applicazione per iPad dedicata, ma esiste qualche traccia di una big data room seria nel cuore operativo del governo inglese che stia veramente coordinando policy e servizi pubblici? E che dire degli innumerevoli progressi in materia di microchip fatti in posti come Cambridge, Inghilterra? Se la strategia un pelo miope della “Tech City” londinese è tutto ciò che il governo inglese propone, Downing Street conferma di non essere in fondo interessata ad alcun prodotto tecnologico che non sia presente nell’App Store – trascurando fra l’altro il fatto che le aziende alla base di quelle applicazioni creano pochissimi posti di lavoro e raramente producono reddito.

Ovviamente gran parte del problema è legato al luddismo del governo e ai suoi ministri che faticano già solo a trovare il tasto di accensione dei propri device. Sarà probabilmente questo il motivo per cui il governo è ancora lontano dall’adottare un metodo ineccepibile per ricavare proposte politiche dal pubblico: si fa molto uso retorico dell’idea di crowdsourcing, ma l’impressione è che a nessuno importi molto di quel che succede fuori dalla Zona 1 di Londra.

(continua su Studio 11)

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