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Si è scoperto che una casetta in mezzo alle montagne vicino a Barcellona è in realtà un’opera di Antoni Gaudì Giusto in tempo per la ricorrenza dei 100 anni dalla morte del grande architetto catalano.
Nel suo nuovo video Lana Del Rey “omaggia” Sylvia Plath con una scena in cui mette la testa nel forno Dandoci un indizio dei rimandi nascosti in Stove, il possibile titolo dell'album che dovrebbe uscire tra poco più di tre mesi.
Anche il Papa ha rifiutato l’invito a unirsi al Board of Peace di Donald Trump La Città del Vaticano ha ricevuto l'invito a unirsi al Board alla fine di gennaio, ma ha già reso note le sue intenzioni di declinare cortesemente.
Stephen Colbert ha detto che il suo editore, la Cbs, gli ha censurato un’intervista a un politico democratico per non far arrabbiare Trump Intervista che poi Colbert ha pubblicato sul canale YouTube del suo programma, aggirando il divieto che gli era stato imposto dalla rete.
Da quando c’è al governo Pedro Sanchez, il salario minimo in Spagna è aumentato del 60 per cento L'ultimo aumento, appena approvato, ha portato il salario minimo spagnolo a 1.221 euro lordi al mese per 14 mensilità. Sei anni fa era 735 euro.
Il successo di Hamnet sta portando a un boom turistico nel paese natale di Shakespeare A Stratford-upon-Avon sono abituati ad avere tanti turisti, ma non così tanti come quelli arrivati dopo aver visto il film.
Il 6 marzo esce la nuova opera di Michel Houellebecq, che non è un libro ma un disco in cui recita le sue poesie Si chiama Souvenez-Vous de l’Homme e arriva 26 anni dopo il suo disco d'esordio, Présence Humaine, ormai diventato di culto.
In Brasile, il tiktok di un lavoratore arrabbiato col suo capo ha dato inizio a un movimento per la riduzione della settimana lavorativa Rick Azevedo voleva soltanto sfogarsi sui social per l'ennesima richiesta assurda del suo capo. Ha dato il via a una protesta nazionale e a un processo di riforma.

Perché il Libano ha detto no a Ikea, sui profughi siriani

12 Dicembre 2013

Sono almeno due milioni i siriani che sono stati costretti a lasciare le loro case a causa della guerra civile, che ormai dura da due anni e mezzo. Circa 800 mila si trovano in Libano e, di questi, circa un decimo vive in semplici tende, molti altri in baracche prive di riscaldamento. Con l’inverno alle porte, la situazione sta diventando gravissima, tanto che le Nazioni Unite hanno espresso una fortissima preoccupazione: senza mezzi termini, si teme che i più deboli possano morire di freddo (qualche caso, pare, c’è già stato).

Perché i rifugiati siriani vivono in tende e baracche di fortuna? Si tratta, ovviamente, anche di questioni economiche e della difficoltà di gestire un numero così grande di profughi. Ma, specie nel caso del Libano, si tratta anche di questioni politiche.

Infatti il Libano ha scelto di non concedere i permessi per costruire edifici permanenti… o anche solo baracche un po’ più solide delle tende. Come per esempio i rifugi pre-fabbricati proposti da Ikea.

La scorsa estate, infatti, il noto colosso dei mobili low cost aveva progettato, in collaborazione con l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, un’unità mobile che potesse offrire maggiore protezione ai profughi rispetto alle tende. Si tratta di un piccolo prefabbricato che può essere facilmente smontato e rimontato senza necessità di strumenti particolari.

Il Libano ha però messo il veto, a questo ed altri progetti analoghi. Oggi il New York Times ha pubblicato un articolo  che spiega perché. Il titolo “Lebanon Worries That Housing Will Make Syrian Refugees Stay” la dice lunga: i libanesi infatti temono che degli alloggi troppo permanenti (leggi: comodi) possano indurre i profughi a restare sul loro territorio.

Il Libano ospitava già quasi mezzo milione di profughi palestinesi, ossia i palestinesi fuggiti durante la guerra del 1948 e i loro discendenti, che poi si sono fermati (anche se volessero andarsene, comunque, non potrebbero: Israele non riconosce il diritto di ritorno ai profughi palestinesi. Una questione piuttosto complessa, tra l’altro, che costituisce uno dei nodi più difficili dei negoziati tra israeliani e palestinesi).

A loro volta, i profughi palestinesi – o, meglio, i loro discendenti – hanno svolto un ruolo di primo piano della guerra civile nella guerra civile che ha devastato il Libano tra gli anni Settanta e Novanta. Da qui la preoccupazione dei libanesi davanti all’ospitare i profughi siriani.

Qui l’intero articolo del New York Times.

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