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07:31 mercoledì 7 gennaio 2026
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.
Una delle ragioni per cui Maduro è stato catturato sarebbero i balletti che faceva in pubblico e che infastidivano Trump Trump avrebbe interpretato quei gesti come una provocazione e avrebbe quindi deciso di dimostrare che le precedenti minacce non erano un bluff.
Gli sciamani peruviani che ogni anno predicono il futuro avevano predetto la caduta di Maduro Durante l'abituale cerimonia di fine anno avevano avvertito della cattura del presidente venezuelano, e pure di un'imminente e grave malattia di Trump.
A nemmeno quarantott’ore dal colpo di Stato in Venezuela, Trump ha già minacciato altri quattro Paesi Stando a quello che ha detto Trump, i prossimi a doversi preoccupare sono Cuba, Colombia, Groenlandia e pure il Messico.
Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.
Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.

Il 40% dei palloni da calcio di tutto il mondo sono prodotti in una città del Pakistan

04 Luglio 2014

Il quaranta per cento dei palloni da calcio di tutto il mondo sono prodotti nella stessa città: Sialkot, nel Pakistan orientale non lontano dal confine con l’India. La città, che ha poco più di un milione e mezzo di abitanti, vanta almeno 135 fabbriche di palloni, specializzate soprattutto nella cucitura a mano.

Infatti se si parla di palloni professionali, cuciti a mano, addirittura il 70 per sono prodotti nella cittadina, che dal 1982 fornisce quelli utilizzati durante i Mondiali.

Sialkot ha cominciato a specializzarsi nella produzione di palloni durante il dominio britannico: i colonizzatori inglesi hanno importato il calcio, inizialmente si facevano spedire i palloni dalla madre patria, ma poi si sono resi conto che richiedeva troppo tempo. L’idea di concentrare la produzione proprio a Sialkot, secondo la tradizione, risale al 1889, quando un ufficiale inglese chiese a un calzolaio della città di riparare il suo pallone e, vedendo i risultati, si rese conto della potenzialità degli artigiani locali.

Nonostante la sua posizione dominante sul mercato, tuttavia, pare che l’industria della città pachistana fatichi a reggere il passo con la tecnologia. Pare infatti che le aziende locali continuino ad utilizzare vecchi locali meccanismi inefficienti per il taglio del cuoio, nonostante oggi ne esistano di migliori: la questione del mancato adattamento tecnologico delle fabbriche di palloni di Sialkot è oggetto di un recente studio pubblicato sul sito della Columbia University.

Una delle spiegazioni, sostengono i ricercatori, è che i lavoratori sono pagati per il numero di palloni prodotti, non per ora di lavoro. Questo significa che i lavoratori non sono incentivati a provare nuovi metodi di produzione — che nel lungo termine potrebbero aumentare la loro produttività — perché nel breve termine, insomma nel periodo di apprendimento rallenterebbero il loro lavoro e dunque metterebbero a rischio il loro sostentamento. Intervistato da The Atlantic, uno degli autori dello studio, Eric Verhoogen, docente alla School of International and Public Affairs della Columbia, riassume la questione così: «C’è moltissima conoscenza [tecnica] che va sprecata perché i lavoratori non hanno alcuni incentivo a condividerla».

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