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19:48 mercoledì 4 marzo 2026
Dopo una saga di libri, tre serie tv, fumetti, videogiochi e merchandise d’ogni tipo, adesso arriverà anche un film di Game of Thrones Sarà ambientato 300 anni prima dell'inizio del primo episodio della serie originale. C'è però un problema: Hbo sta girando un'altra serie spin-off di Game of Thrones ambientata nello stesso periodo.
A Parigi aprirà il primo museo al mondo interamente dedicato ad Alberto Giacometti Sarà inaugurato a fine 2028 e nella sua collezione permanente ci saranno 10 mila tra opere, oggetti e documenti dello scultore.
Siccome non sono già abbastanza impegnati militarmente, gli Stati Uniti sono intervenuti anche contro i narcotrafficanti in Ecuador Le operazioni sono iniziate il 3 marzo e rientrano in quella che gli Usa definiscono «offensiva contro il narcoterrorismo in America Latina».
Per festeggiare i loro compleanni, è uscito un disco da collezione in cui Lucio Dalla e Lucio Battisti cantano per la prima volta “assieme” Sarà disponibile in pre ordine solo per due giorni: il 4 e il 5 marzo, data di nascita rispettivamente di Dalla e di Battisti.
Il centrodestra ha affossato la proposta di legge sulla settimana lavorativa corta La proposta di Avs, M5S e Pd prevedeva quattro giorni di lavoro a parità di stipendio. La maggioranza ha deciso che non se ne farà nulla.
Dopo la Spagna, anche Francia e Canada si sono accorti che l’attacco di Usa e Israele all’Iran viola il diritto internazionale Sia Emmanuel Macron che Mark Carney hanno condannato un'operazione eseguita senza il consenso dell'Onu e in violazione del diritto internazionale.
Tutta internet sta gongolando per le disgrazie degli influencer che si sono trasferiti a Dubai e ora si ritrovano in mezzo a una guerra Decine di reel e tiktok in queste ore ritraggono influencer e creator che scoprono, improvvisamente, che fuori c'è la morte. Internet non aspettava altro.
In cima al botteghino italiano c’è un documentario religioso sulle «apparizioni del Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque» di cui nessuno sembra sapere niente Il film si intitola Sacro Cuore – Il suo regno non avrà mai fine e ha incassato 264 mila euro in un giorno di programmazione.

Il 40% dei palloni da calcio di tutto il mondo sono prodotti in una città del Pakistan

04 Luglio 2014

Il quaranta per cento dei palloni da calcio di tutto il mondo sono prodotti nella stessa città: Sialkot, nel Pakistan orientale non lontano dal confine con l’India. La città, che ha poco più di un milione e mezzo di abitanti, vanta almeno 135 fabbriche di palloni, specializzate soprattutto nella cucitura a mano.

Infatti se si parla di palloni professionali, cuciti a mano, addirittura il 70 per sono prodotti nella cittadina, che dal 1982 fornisce quelli utilizzati durante i Mondiali.

Sialkot ha cominciato a specializzarsi nella produzione di palloni durante il dominio britannico: i colonizzatori inglesi hanno importato il calcio, inizialmente si facevano spedire i palloni dalla madre patria, ma poi si sono resi conto che richiedeva troppo tempo. L’idea di concentrare la produzione proprio a Sialkot, secondo la tradizione, risale al 1889, quando un ufficiale inglese chiese a un calzolaio della città di riparare il suo pallone e, vedendo i risultati, si rese conto della potenzialità degli artigiani locali.

Nonostante la sua posizione dominante sul mercato, tuttavia, pare che l’industria della città pachistana fatichi a reggere il passo con la tecnologia. Pare infatti che le aziende locali continuino ad utilizzare vecchi locali meccanismi inefficienti per il taglio del cuoio, nonostante oggi ne esistano di migliori: la questione del mancato adattamento tecnologico delle fabbriche di palloni di Sialkot è oggetto di un recente studio pubblicato sul sito della Columbia University.

Una delle spiegazioni, sostengono i ricercatori, è che i lavoratori sono pagati per il numero di palloni prodotti, non per ora di lavoro. Questo significa che i lavoratori non sono incentivati a provare nuovi metodi di produzione — che nel lungo termine potrebbero aumentare la loro produttività — perché nel breve termine, insomma nel periodo di apprendimento rallenterebbero il loro lavoro e dunque metterebbero a rischio il loro sostentamento. Intervistato da The Atlantic, uno degli autori dello studio, Eric Verhoogen, docente alla School of International and Public Affairs della Columbia, riassume la questione così: «C’è moltissima conoscenza [tecnica] che va sprecata perché i lavoratori non hanno alcuni incentivo a condividerla».

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