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22:44 giovedì 16 luglio 2026
Le matite Ikea sono diventate uno degli strumenti più usati nelle sale operatorie perché sono gratis, sono piccole e scrivono benissimo sulle ossa A quanto pare, i chirurghi di mezzo mondo adorano questa matita e vorrebbero che Ikea ne producesse una linea pensata appositamente per loro.
Una ricerca ha scoperto che il cromosoma Y, quello che determina il sesso biologico maschile, sta letteralmente perdendo pezzi e potrebbe scomparire Quando i primi mammiferi sono comparsi sulla Terra, il cromosoma Y conteneva 900 geni. Oggi ne contiene appena 55 e continua a perderne.
Questo fine settimana, tra le colline toscane, si tiene la prima edizione di Metallic Memories, un nuovo festival dedicato a musica, cibo e cultura palestinese Due giorni di festa nell'azienda agricola Terrafranta, vicino Firenze, organizzati da Palestinian Sound Archive/Majazz Project.
Per impedire alle AI di rubare i testi altrui, un designer ha inventato un font che le AI non riescono a leggere Si chiama Ghost Font ed è basato su un'illusione ottica, un "trucco" nel quale le intelligenze artificiali cascano il 100 per cento delle volte.
Cicciolina è la protagonista della nuova campagna di Vivienne Westwood Scattata da Juergen Teller nello showroom di Belloni, tra salotti, studi e boudoir, Ilona Staller posa insieme a «un mix di amici e persone selezionate per strada».
Il Partito Comunista Francese ha aperto la sua sede parigina gratuitamente a tutti coloro che non hanno l’aria condizionata a casa «La sede del PCF a Parigi apre le sue porte a tutte e tutti coloro che soffrono il caldo», ha detto Fabien Roussel, segretario nazionale del PCF.
Futuro Nazionale di Roberto Vannacci ha aperto una sede a Firenze, ma siccome su internet la stanno recensendo come fosse una kebabberia, per Google adesso è una kebabberia Ha già quasi trecento recensioni, tra chi consiglia «la salsa alla remigrazione» e chi commenta: «In Generale un buon kebab», con la G maiuscola.
Nel Regno Unito si sono accorti che 9 bestseller su 10 hanno una cosa in comune: una donna che viene uccisa da un uomo Per la precisione, l'84 per cento dei libri più acquistati racconta una storia che comprende una donna che viene uccisa da un uomo.

Pasolini, Roma / Pt. 1

Il rapporto tra lo scrittore (e poeta, regista, pittore) e la Capitale, raccontato con testimonianze, oggetti, scritti, video in una mostra. Il racconto di un personaggio unico al netto delle ideologie.

17 Aprile 2014

Si chiama semplicemente Pasolini Roma la mostra appena aperta al Palazzo delle Esposizioni capitolino molto didascalica e affollatissima e forse già classica e fondamentale; e racconterebbe il rapporto del Poeta (e critico e romanziere e regista e poi a sorpresa anche pittore) friulano con la città, ma poi vien fuori soprattutto tutto un mondo e un personaggio abbastanza unico, al netto delle iconologie e ideologie del quarantennio successivo alla morte (1975). Un mondo di intelligenze dolenti (ma anche no) arrivato alla stazione Termini nel 1950 dopo una fuga dai dissapori e dalle discriminazioni friulane a seguito di camporelle rustiche, con partiti comunisti molto omofobi rispetto a vizi pluto-capitalistici, e strappo della tessera PCI numero 1480079, firmata Palmiro Togliatti, qui esposta.

La mostra suddivide in quattro periodi l’epoca di Pasolini a Roma, con cartine tipografiche e mappe fisiche e politiche nelle varie zone e quadranti in cui PPP costruiva la sua icona dentro il Gra a bordo della Alfa Romeo GT Veloce targata Roma K69996 presa coi primi benesseri. Molto prima, la prima fase dal 1950 al 1954, con l’installarsi umile in ghetti veri e metaforici (il Ghetto ebraico, con una prima residenza nel palazzo Costaguti di piazza Costaguti 14, grazie a uno zio benestante, e l’ammirazione per la fontana delle Tartarughe di piazza Mattei, con estetica twink, e prima dei culti per una irrilevante fontana di Trevi non ancora immortalata nella Dolce Vita). E il ghetto della Tiburtina non ancora dei treni Italo, e qui intervista televisiva in francese in cui spiega che lui nelle periferie ci ha abitato davvero, con uno stipendio di “vent-sept-mille lires”, da insegnante in una scuola di Ciampino, altro che turista delle periferie come da mitologia postuma a cui tutti si è un po’ abboccato (e la mamma finita a far la serva, e il papà militare Carlo Alberto malmostoso e malato, che gli spia i diari: la Condizione dell’Orrore, e anche orgogli comitali offesi, in fondo son sempre i conti Pasolini, anche se decaduti, lo scriveva Enzo Siciliano nella Vita di Pasolini ma non bisognava dirlo, forse).

A Roma, come tanti, rinasce, però. Piace pensare che prendesse, per andare a scuola, il mirabolante trenino wesandersoniano Roma-Ciampino ancor oggi in funzione, con interni in fòrmiche azzurrine e cromature e paesaggi molto meglio di Grand Budapest Hotel, e viste di acquedotti romani  identici a certi dipinti da Grand Tour; e mentre i pischelli oggi vanno tutti in massa a vedere Wes Anderson, con record ai botteghini e fine di nicchie, PPP appena in città corre al cinema – al Nuovo di Testaccio, qui riprodotto in maquette – a vedere il neorealismo appena cominciato.

Senza nessuna preparazione, anche il cinema gli riuscirà poi benissimo, come tutto, come un James Franco anche più bello e senza Twitter.

Se si fosse affacciato dalla littorina avrebbe visto proprio tutto il Pigneto non ancora pasoliniano sfilare dopo Termini, e la chiesa di Sant’Elena sulla circonvallazione Casilina dove don Pietro-Aldo Fabrizi cattolico adulto farcisce messali di lire o dollari per sostenere la causa partigiana proprio in Roma città aperta che Roberto Rossellini ha appena finito di girare e che lui vede e rivede ossessivamente al cinema. PPP ha deciso che farà anche il regista (ha già scritto Ragazzi di vita nella stamberga sulla Tiburtina, ha scritto i poemetti delle Ceneri di Gramsci, ha dipinto quadri con uno stile sicuro, autoritratti che sembrano dei Bacon). Senza nessuna preparazione, anche il cinema gli riuscirà poi benissimo, come tutto, come un James Franco anche più bello e senza Twitter. Col neorealismo, cortocircuiti gustosi – scazzo d’epoca qui registrato in audio, con la Magnani sul set di Mamma Roma. Lui le dice che è poco spontanea, lei gli dice «non posso essere spontanea come i tuoi ragazzi presi dalla strada, che tu tratti come robot. Io sono un’attrice», e poi, con grazia e incazzatura sotto pressione, «chiamami vecchia volpe, chiamami come vuoi, ma io so solo fingere», e insomma: il neorealismo, dallo ar gatto.

(I-continua)

Nell’immagine, Pasolini nel 1975. Keystone/Getty Images

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