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03:20 mercoledì 20 maggio 2026
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».
Sta per uscire un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.
Sempre più scrittori inseriscono apposta dei refusi nei loro testi per non essere accusati di usare l’AI È una sorta di test di Turing al contrario: adesso sono gli esseri umani a dover dimostrare di non essere delle macchine.
Le città di pianura è tornato al cinema ed è di nuovo uno dei film che sta incassando di più Tornato in sala dopo il trionfo ai David, il film di Francesco Sossai è attualmente quinto al botteghino e ha incassato più di 2 milioni di euro.

Curb your enthusiasm

20 Luglio 2011

Da pochissimo, per l’esattezza il 10 luglio, è partita l’ottava stagione di una delle poche serie televisive per cui vale la pena vivere: Curb Your Enthusiasm. In Italia, scopro ora, è stata mandata in onda da Jimmy nel 2005 e quest’anno se l’è accaparrata FX. Ma non voglio neanche sapere se è stata tradotta, come è stata tradotta e che fine ha fatto. Preferisco non saperlo, giuro. Deduco che non dev’essere andata benissimo, visto che comunque non sono in tanti a conoscerla. E qui possiamo aprire l’angolo indignazione. Agitando furiosi i pugnetti e gridando: “Non sapete quello che vi perdete!”, ricordiamo che in otto stagioni C.Y.E. s’è guadagnata 34 candidature agli Emmy e 5 pure ai Golden Globes. Non solo: Larry David, il creatore e protagonista, è stato anche scelto come protagonista di Basta che Funzioni, pellicola diretta da Woody Allen nel 2009. Anche questo però, non è servito a far capire a noi italiani una cosa fondamentale: Larry David è un semidio, un bene culturale inestimabile, da difendere con la vita. Adesso apro una parentesi dove vi racconto chi è Larry David, poi vi spiego perché questo folle e incontrollato amore.

Lawrence Eugene David è nato 64 anni fa a Brooklyn. Ebreo, ha studiato a Brooklyn per poi trasferirsi in Maryland per l’università, dove s’è portato a casa due bachelor: uno in Storia e uno in Business. All’inizio degli anni ’70 passa cinque anni nell’esercito. Finito questo periodo, Larry comincia a lavorare come stand up comedian. Contemporaneamente fa l’autista, ripara televisori e lavora come commesso. Dopo anni di pratica e piccoli spettacoli, tra il 1980 e l’82, diventa uno degli scrittori dello Show della ABC, Friday. Grazie a quest’esperienza, viene scelto per scrivere degli sketch per la stagione 1984-’85 del Saturday Night Live. Le cose vanno tutt’altro che bene, visto che in tutto l’anno viene mandato in onda un suo solo scketch. Ma il nostro non demorde: nel 1989 incontra e comincia a lavorare con il comico Jerry Seinfield. Il risultato è l’incredibile Seinfield, semplicemente uno degli show più famosi e divertenti della storia dell’umanità. Anche se ovviamente tutti impazziscono per il protagonista della serie, Larry David è l’uomo dietro le quinte: in tutto ha scritto 62 episodi, tra cui il famosissimo The Contest che è al primo posto nella classifica “TV’s Top 100 Episodes of All Time” di TV Guide. Diciannove nomination agli Emmy – di cui due vinti – e il raggiungimento di una fama e di un successo assolutamente senza precedenti. Per farvi capire di che cifre stiamo parlando: è stato calcolato che nel 1998, Larry David ha guadagnato solo grazie a Seinfield 250 milioni di dollari. Rileggete: 250 milioni di dollari. In un anno.

Poi la svolta: nel 1999 scrive per la HBO Larry David: Curb Your Enthusiasm, un mockumentary (un finto documentario) incentrato su di lui che, dopo l’enorme successo di Seinfield, vuole tornare a fare spettacoli di stand up. Lo show è un successo e spinge Larry a portare avanti questo progetto, creando (a 53 anni) la serie Curb Your Enthusiasm. Di cosa parla? Di Larry David. Basta, solo di quello, non c’è altro. Senza se e senza ma, è lo show più egocentrico che sia mai esistito. Ma meno male che esiste. Abbandonato il mock dello speciale, s’è scelto di realizzare una serie che ha molto a che vedere con il cinema verità. Quello che si racconta è la pura e semplice quotidianità di uno sceneggiatore di enorme successo in quel di Los Angeles. Un uomo sposato, che ha una cerchia ristretta di amici, che ha un lavoro, che va a mangiare al ristornate, che va al cinema, a cui succedono le cose della vita. Niente di più, niente di meno. La cosa incredibile è il modo con cui il tutto viene messo insieme. Larry David scrive la storia, ma non esiste sceneggiatura. Gli attori sono liberi di improvvisare sul set, seguendo il canovaccio. Questo rende il tutto incredibilmente reale e concreto, anche nei momenti più squisitamente deliranti.

E poi, soprattutto, c’è lui. Larry David è esattamente come si dovrebbe invecchiare. Larry David è un uomo dotato, non solo di un senso dell’umorismo clamoroso, ma di un’infinita serie di paturnie, convinzioni, stereotipi, preconcetti straordinari. Larry David è stupendamente gretto e cattivo. Non ha rispetto per nulla e per nessuno e il più delle volte le puntate sono incentrate su di lui che deve chiedere scusa a qualcuno. C.Y.E. è un elogio di quell’individualismo ed egoismo secondo il quale tutti noi vorremmo vivere, comandati solo ed unicamente dai nostri dogmi, ma che troppo spesso siamo costretti a celare. Quest’unicità si rispecchia nelle microtrame al centro degli episodi della serie che, in barba a qualsiasi political correctness, rischiano ogni anno di far chiudere la HBO. In questi anni Larry ha preso in giro storpi e balbuzienti. È diventato amico di un maniaco sessuale solo perché questo era un suo fan. Ha insultato neri, italiani e omosessuali. Se l’è presa con bambini e vecchi. Ha sparso urina su un quadro di Gesù Cristo e, da ebreo, ha fatto finta di essere praticante per pure questioni economiche. Quando il suo migliore amico gli ha chiesto un rene per non morire, ha fatto di tutto per non darglielo. Larry David non ha paura di ridere di nulla o di mostrarsi (peggio di) com’è. A metà strada tra finzione e realtà, a 64 anni e probabilmente con un conto in banca pari al PIL di qualche stato nord africano, rimane il più punk di tutti.

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