La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile
Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Il 16 maggio, il lancio globale della collezione Royal Pop, l’attesissima collaborazione tra Swatch e Audemars Piguet, ha scatenato una accesissima competizione tra consumatori, dimostrando come la FOMO (Fear Of Missing Out) sia ancora una forza motrice capace di azzerare la razionalità collettiva. Quello che doveva essere un tributo pop al leggendario Royal Oak, reinterpretato in formato orologio da tasca in Bioceramic, si è trasformato in poche ore in un caso di ordine pubblico planetario, per poi sgonfiarsi con la stessa, identica velocità.
Il copione, sabato scorso, ha ricalcato la frenesia già vista in passato per il MoonSwatch, ma con un’intensità decisamente maggiore. Da Milano (tra Corso Vittorio Emanuele e Piazza Gae Aulenti) a Firenze e Bologna, fino a Londra, New York e Singapore, migliaia di persone si sono accampate sui marciapiedi sin dalla sera precedente la messa in vendita dell’orologio. Sotto la pioggia, armati di sedie da campeggio e ombrelli, appassionati genuini e un agguerrito esercito di giovanissimi reseller hanno presidiato le vetrine con un unico obiettivo: accaparrarsi uno degli otto modelli disponibili. I prezzi di listino, 385 euro per la configurazione Lépine (corona a ore 12 e due lancette) e 400 euro per lo stile Savonette (corona a ore 3 e piccoli secondi a ore 6), a cui aggiungere 45 euro per il cinturino, erano il biglietto d’ingresso per provare a triplicare l’investimento sul mercato secondario. La situazione è però sfuggita di mano quasi subito.
La tensione per accaparrarsi i primi posti e la frustrazione per le scorte limitate della mattina hanno trasformato le code in campi di battaglia: spintoni, urla e sedie lanciate per aria hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine in diverse capitali dello shopping. La serietà dei disordini ha spinto Swatch a prendere decisioni drastiche: il brand ha deciso per la chiusura di oltre 30 negozi in tutto il mondo a chiudere i battenti anzitempo o a cancellare l’evento di lancio per motivi di pubblica sicurezza. A Dubai, l’enorme folle fuori dal Dubai Mall ha spinto il brand ad annullare la vendita pochi minuti prima dell’apertura del negozio, lasciando centinaia di speculatori a bocca asciutta. Scene simili si sono viste anche a Mumbai e a New York, dove la polizia ha dovuto usare lo spray al peperoncino per contenere la folla al Roosevelt Field Mall.
L’ironia di tutta questa situazione sta in quello che è venuto subito dopo. A poche ore dal lancio, le piattaforme di reselling come StockX e i canali secondari sono stati inondati di Royal Pop. Chi sperava nel colpaccio da migliaia di euro si è scontrato con una dolorosa realtà: i prezzi di rivendita sono letteralmente crollati, stabilizzandosi vicinissimi al prezzo di listino o registrando margini bassissimi che difficilmente ripagheranno le notti passate al freddo e al gelo. Un deprezzamento verticale ampiamente prevedibile grazie a un preciso insight commerciale: il Royal Pop non è un’edizione limitata numerata. Esattamente come accaduto con i suoi predecessori, l’orologio continuerà a essere venduto nei negozi ufficiali nelle prossime settimane e mesi. Il valore sul mercato secondario sarebbe sceso comunque, poiché l’offerta globale soddisferà progressivamente la richiesta, azzerando l’esclusività artificiale dei primi giorni. L’era dei guadagni facili con il “resell selvaggio” degli Swatch sembra ormai giunta al capolinea, lasciando dietro di sé solo saracinesche abbassate, transenne divelte e sedie lanciate.