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22:49 giovedì 12 marzo 2026
Le persone stanno scrivendo pessime recensioni di un hotel di lusso di Dubai perché ci cadono i missili vicino Le iniziali e autentiche lamentele degli ospiti della struttura sono presto degenerate in una marea di commenti lasciati da troll di tutto il mondo, che infatti sono stati tutti prontamente rimossi.
La sicurezza agli Oscar quest’anno è stata molto rafforzata per paura di un attacco di droni iraniani Secondo l'FBI il rischio è reale, perciò l'Academy è stata costretta a correre ai ripari a poche ore dalla cerimonia.
C’è voluta la minaccia dei droni iraniani perché l’Ue si accorgesse che gran parte dei suoi bunker sono inutilizzabili Italia, Francia e Spagna ne hanno pochi, la Germania ne ha solo per lo 0,5 per cento della popolazione, l'Olanda praticamente non ne ha. Si salva solo la Finlandia.
C’è una nuova borsa di studio per chi non può permettersi un corso di scrittura creativa Si chiama "Arrivare a fine mese", sarà organizzata dall'agente Arianna Miazzo con il supporto della scuola di scrittura Belleville, e possono richiederla tutti coloro che hanno un Isee inferiore ai 30 mila euro annui.
Renè Redzepi si è dimesso dal Noma, dopo decine di accuse da parte di ex dipendenti e la perdita di diversi sponsor Lo ha fatto con un video strappalacrime su Instagram, ammettendo le sue responsabilità per anni di abusi e violenze ai danni dei suoi dipendenti.
Sembra proprio che Billie Eilish farà il suo debutto da attrice interpretando la protagonista nell’adattamento di La campana di vetro di Sylvia Plath Sarà Esther Greenwood nel film tratto da uno dei classici della sad girl literature: a dirigerlo dovrebbe essere la regista premio Oscar Sarah Polley.
L’unico Paese entusiasta della decisione di riammettere la Russia alla Biennale di Venezia è la Russia Quasi tutti Paesi europei si sono espressi contro la decisione della Biennale e in tanti hanno già iniziato a minacciare il boicottaggio.
C2C Festival ha pubblicato il set che Nicolas Jaar ha dedicato a Sergio Ricciardone nella serata finale dell’ultima edizione del festival Un set speciale e segreto che ora, nel giorno dell'anniversario della morte del fondatore, si può ascoltare e scaricare gratuitamente sulla pagina Bandcamp di C2C Festival.

Le recensioni dei libri scritti da donne sono piene di cliché sessisti?

12 Aprile 2016

Quella del sessismo nel mondo letterario, l’idea insomma che le scrittrici siano prese meno sul serio degli scrittori, è una questione molto discussa e polarizzante in America. Basti pensare alle reazioni che ci sono state quando Gay Talese ha detto di non essere stato influenzato da alcuna collega donna (sì, qualcuno gli ha fatto il nome di Joan Didion, pare lui abbia fatto spallucce). Oppure al dibattito intorno alla lista degli «ottanta libri che ogni uomo dovrebbe leggere» pubblicata da Esquire, dove ce n’è solo uno scritto da una donna. O, ancora, al caso della donna che si è fatta pagare per leggere Franzen, una provocazione che prendeva l’autore di Purity per indicare un sistema dove sono soprattutto gli scrittori maschi ad avere successo.

C’è chi sostiene che la forma di discriminazione più diffusa nei confronti delle scrittrici rispetto agli scrittori consista proprio nel fatto di avere minore visibilità: i libri di autrici donne, in altre parole, sarebbero meno recensiti e avrebbero meno possibilità di finire in liste di testi consigliati. Altri però dicono che esiste anche una forma di discriminazione più subdola: i libri scritti da donne sarebbero considerati più sentimentali anche quando non lo sono. Recentemente un pezzo di The New Republic ha confrontato due progetti, chiamati “the count” e “Culture after computation”, che partono da questi due approcci diversi.

NYReview

Dal 2009 il progetto “the count” analizza il numero di recensioni di libri che appaiono in alcune testate considerate particolarmente rivelanti e rappresentative, come la New York Times Review of Books, la Paris Review e la London Review of Books. L’obiettivo del progetto è stimare se davvero, e in che ordine di grandezza, i media penalizzino le autrici. Il quadro dipinto da VIDA segnala una visibilità maggiore data agli autori maschi, ma varia molto da testata a testata e, soprattutto, sembra indicare che la situazione stia lentamente migliorando.  Nella New York Times Review of Books, per esempio, c’è un gender-gap relativamente ridotto: gli uomini rappresentano circa il 66 per cento degli autori recensiti. La Paris Review, sempre per i canoni di VIDA, è decisamente più sessista ma lo è sempre meno nel tempo: nel 2010 le donne erano appena il 32 per cento degli autori recensiti, nel 2014 erano il quaranta.

L’altro progetto non si basa invece sull’idea di paragonare il numero di recensioni dedicate ad autori e autrici, ma in che termini i libri di autori donne e uomini vengono descritti. In altre parole: quali sono le parole che si usano più frequentemente quando si recensisce un libro scritto da una donna? E quali invece sono le parole che si usano più frequentemente quando si recensisce un libro scritto da un uomo?

Paris review

Andrew Piper e Jean So, docenti di Letteratura alla McGill University e all’Università di Chicago rispettivamente, hanno analizzato 10,287 recensioni apparse sulla New York Times Review of Books negli ultimi 15 anni. Hanno scoperto che i recensori, quando il soggetto del loro articolo era un libro scritto da una donna, tendevano a utilizzare parole come «marito», «madre» e «matrimonio» con una frequenza di tre volte superiore a quella utilizzata quando invece si parla di libri scritti da uomini. Termini come «amore», «sesso» e «bellezza» sono due volti più comini nelle recensioni di libri scritti da donne. Al contrario le parole «presidente», «leader», «argomentazione» e «teoria» sono due volti più comini nelle recensioni di libri scritti da uomini.

«La presenza di stereotipi sulle autrici nelle recensioni dei loro libri è un fatto triste, che segue schemi molto prevedibili», scrivono i due autori sulla TNR. «Gli uomini ancora scrivono di politica e hanno “idee” mentre le donne scrivono di “famiglia” e sono ossessionate dall’amore e dal proprio ombelico». Piper e So lasciano intendere che la maggiore frequenza di termini come «matrimonio», «amore» e «sesso» nelle recensioni di libri scritti da donne abbia più a che vedere con i pregiudizi, magari inconsci, di chi li recensisce, che con i contenuti dei libri stessi.

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Il problema secondo gli autori, insomma, non è che le donne sono relegate a scrivere di argomenti più frivoli (né tanto meno, come farebbe notare qualche critico, che è forse sbagliato e sessista considerare frivoli argomenti come sesso e amore), ma piuttosto che alcuni recensori partirebbero dal presupposto che le scrittrici sono più frivole degli scrittori e di conseguenza tendono a sottolineare questi aspetti.

Nell’immagine: una bambina che legge, Iowa 2016 (foto di Justin Sullivan/Getty Images)
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