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00:43 sabato 13 giugno 2026
La tomba di Immanuel Kant a Kaliningrad è diventata sorprendentemente una delle attrazioni turistiche più frequentate, fotografate e recensite su Tripadvisor C'è chi è rimasto molto soddisfatto della visita. Chi accusa Kant di essere un bluff e la sua tomba di essere noiosa. Ma in media, su Tripadvisor il filosofo se la cava bene: punteggio medio 4,3.
I Gen Z hanno inventato una nuova forma di protesta sui social: pubblicare le deprimenti, esasperanti, scandalose conversazioni con i loro capi Messaggi per stipendi non pagati, contratti non rispettati, in cui si cambiano orari all'improvviso e non si rispetta la malattia. Ne sono stati pubblicati centinaia.
L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.
La FIFA aveva imposto il divieto di portarsi la propria bottiglietta d’acqua alle partite del Mondiale ma dopo le proteste dei tifosi e l’intervento di Mamdani è stata costretta a ripensarci Il sindaco di New York si è schierato con i tifosi dicendo che «nessuno dovrebbe rischiare la disidratazione perché i prezzi sono troppo alti».
La nuova impresa di Peter Thiel è una start up AI che aiuta i ricchi a querelare i giornalisti Si chiama Objection.ai e per una cifra che va da un minimo di 2 mila a un massimo di 15 mila dollari permette di smentire un articolo e denunciare un giornalista.
Ari Aster ha scritto un prequel di Hereditary ma non trova mai il momento giusto per girarlo La sceneggiatura è finita, si tratta "solo" di far partire la produzione. Ma a quanto pare, proprio non trova il tempo.
Thomas Bangalter dei Daft Punk ha pubblicato online un set in cui suona tutte le sue canzoni preferite Lo ha fatto per The Lot Radio, radio di Brooklyn, che ha messo tutto il set online, gratuitamente. Bangalter aveva annunciato nulla, si è semplicemente messo in postazione e ha iniziato a suonare.
Nonostante le aziende ci stiano investendo miliardi, non c’è ancora nessuna prova scientifica che l’AI sia più efficiente e conveniente del lavoro umano Nonostante investimenti che sfiorano già i mille miliardi di dollari, nessuna ricerca scientifica ha ancora dimostrato che le macchine costano meno degli uomini.

Il gender gap nelle faccende domestiche, Paese per Paese

07 Settembre 2016

Una delle ultime barriere alla vera parità dei sessi nel mondo occidentale, scrive Taryn Hillin su Fusion, è un gender gap di una dimensiona più quotidiana, quello che si manifesta quando la maggior parte delle faccende di casa sono ancora considerate un’incombenza della donna. Studi hanno già provato come quello che viene definito “housework gap” condizioni la vita femminile, al punto dal peggiorare lo stato di salute di molte donne, ma nessuno aveva ancora indicato in quali luoghi questa tendenza è più marcata (e, viceversa, dove la strada verso l’uguaglianza è più in discesa).

Alcuni ricercatori di Oxford si sono dedicati a scoprire come la divisione dei compiti domestici è cambiata negli ultimi 50 anni in 19 Paesi occidentali, tra il 1961 e il 2011. Si è scoperto che l’housework gap in valore assoluto, come ci si sarebbe potuto aspettare, è diminuito, ma a questa variazione corrisponde un dato di fatto incontrovertibile: le donne sono ancora molto più impegnate nei lavori di casa degli uomini. Come scrivono gli autori del paper,

The data show that being a woman is, on average, associated with more than two hours of extra housework per day. When we add the controlling factors into the model, the coefficient of being a woman falls by only ten minutes.

Jimmy Greaves

Ci sono poi dati imprevisti: negli Stati Uniti, ad esempio, l’housework gap ha raggiunto il valore più basso negli anni Novanta, per poi tornare in modo controintuitivo a crescere negli anni Duemila, prima di un nuovo livellamento verso il basso. L’Italia, invece, è messa molto male: con la Spagna e alcuni Stati dell’area ex sovietica – ex Yugoslavia e Polonia, tra gli altri – si posiziona tra le nazioni più arretrate.

In generale, il team di ricerca ha scritto di poter dividere i Paesi analizzati in due categorie: quelli che hanno sperimentato un declino ripido del gap a partire dagli anni Sessanta, e una seguente stabilizzazione negli Ottanta, che si è tramutata in un rallentamento arrivato fino ai giorni nostri; e quelli che hanno avuto un miglioramento delle condizioni femminili meno marcato, che sta continuando solo negli ultimi anni. L’Italia e la Spagna fanno parte di questa seconda categoria.

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