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Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.
Una ragazza ha trovato la discarica in cui è stato buttato il tappeto rosso degli Oscar, ci è entrata, ha strappato un pezzo del tappeto, se l’è portato a casa e ne ha fatto un tappeto da salotto La ragazza, Paige Thalia, ha documentato tutto su TikTok e ha precisato che con la stoffa avanzata ha fatto una copertina per il suo cane.
Per la prima volta verrà trasmesso in tv il documentario sul concerto dei Pink Floyd a Pompei Stasera, dalle 23:35 su Rai5 verrà mandato in onda per la prima volta Pink Floyd: Live at Pompei MCMLXXII.
Vogue ha fatto causa a un giornale di moda per cani perché si chiama Dogue Secondo la casa editrice Condé Nast, il magazine, che ha una circolazione di 100 copie, «potrebbe danneggiare in maniera irreparabile la reputazione di Vogue».
Hans Zimmer ha confermato che la persona che canta nel trailer di Dune 3 è proprio Timothée Chalamet Alcuni fan avevano riconosciuto subito la voce dell'attore, ma adesso è arrivata anche la conferma del compositore della colonna sonora del film.
L’annuncio di Meloni ospite del podcast di Fedez sembrava la cosa più assurda della campagna referendaria. Poi abbiamo visto il trailer della puntata La puntata verrà pubblicata giovedì 19 marzo alle 13. Nel frattempo, abbiamo un trailer che ha già raggiunto altissime vette di surrealismo.
Il fatto che continui a chiedere alla Nato di intervenire nello Stretto di Hormuz dimostra che Trump non ha capito cos’è la Nato La Nato non può fare nulla perché è un'alleanza difensiva, che tra l'altro non è neanche stata interpellata prima degli attacchi Usa e Israele contro l'Iran.
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.

La seconda stagione di Westworld è stata un flop?

I primi dieci episodi sono stati l'esordio più guardato del catalogo Hbo, poi il pubblico ha iniziato a diminuire.

25 Giugno 2018

Con tredici milioni di spettatori, quella di Westworld è stata la prima stagione più vista nel catalogo Hbo. Neanche l’esordio di Game of Thrones, anch’essa trasmessa dalla tv via cavo statunitense, era stato accolto dal pubblico con lo stesso entusiasmo. Con il procedere degli episodi, GoT ha accresciuto la propria audience, consolidando il suo status di cavallo vincente. Nonostante alcuni degli episodi siano andati avanti con il freno a mano tirato, per tenere gli spettatori incollati allo schermo, nel 2019 Hbo si troverà orfana delle sottoscrizioni che il ciclo di Westeros aveva saputo procurarle. Nulla di strano se ai piani alti si guardano intorno alla ricerca di un nuovo fenomeno popolare.

Fin dall’inizio, Westworld è stata paragonata a Game of Thrones. L’Hollywood Reporter ha osservato che entrambe non si trattengono dal mostrare corpi nudi e momenti di cruda violenza, inoltre le narrazioni procedono in maniera simmetrica: ad esempio in tutte e due la morte di un personaggio importante innesca a una serie di eventi. Tuttavia, prima di quest’anno, la maggior parte dei commentatori abbinava le produzioni per la capacità di richiamare un pubblico ampio. Westworld (che pure è ispirata a Il Mondo dei Robot, scritto e diretto da Michael Crichton) sembrava vivere sia dei temi della fantascienza più riflessiva, quella del meraviglioso Ex Machina di Alex Garland, sia dei generi meno frequentati da chi va al cinema, come il western horror di Bone Tomahawk, che qui in Italia è arrivato soltanto in un’edizione per l’home video.

Invece la seconda stagione di Westworld ha una narrazione di ampio respiro (più luoghi, più personaggi, più azione, più sottotrame intrecciate) e scene di battaglie campali, come se la Hbo avesse voluto diluire il composto di base con la formula inventata dal successo di Game of Thrones. L’obiettivo potrebbe essere quello di creare una casa comune per i fan di entrambe le serie, ora che GoT si avvicina alla fine. Quel che ne viene fuori, come spesso accade in questi casi, è un mischione che non ha né la personalità delle prime puntate di Westworld né la quadratura della narrazione di R. R. Martin. A scanso di equivoci diciamolo subito: anche così, Westworld merita di essere guardata, soprattutto per la capacità di rinnovare puntata dopo puntata i segreti del parco.

Diverse scelte narrative la rendono assimilabile a Game of Thrones. Durante i primi dieci episodi, abbiamo accompagnato Dolores e Maeve in un processo di liberazione dalle catene che ne facevano un oggetto di piacere a disposizione degli ospiti, arrivati nel parco per uccidere e stuprare i residenti (questo il nome delle creature prodotte artificialmente). Nelle seconde dieci puntate, le due eroine, l’Uomo in Nero e Karl Strand, che guida i militari inviati dai proprietari del parco, prendono strade diverse che convergono sullo stesso obiettivo. Ognuno dovrà stringere alleanze per andare avanti, proprio come gli accordi sui quali Game of Thrones costruisce diversi colpi di scena. Lo spettatore può simpatizzare per una fazione o l’altra: Lee Sizemore è dissoluto come Tyrion Lannister, e come quest’ultimo ha la battuta sempre pronta. Maeve scopre di avere un potere che le dà un importante vantaggio sugli avversari, così come Daenerys è temuta per i suoi draghi. Come la Signora dei Sette Regni, Maeve e Dolores sono donne spietate e pietose allo stesso tempo. Non mancano battaglie campali, né un presunto crossover che ha visto un metalupo di Game of Thrones, comparire in Westworld. Ultima nota (ma la lista potrebbe andare avanti): in alcune puntate di questa seconda stagione sono comparse location molto diverse dal West, che ricordano i regni di Game of Thrones, ognuno con la sua spiccata identità. «Più che un modo di incasinarti il cervello, Westworld ha adesso a che fare con il potere», ha scritto Kathryn Lindsay su Refinery29, a cui la svolta in direzione di GoT è piaciuta.

Cosa ne pensa il pubblico? Gli ascolti della premiere sono stati in linea con quelli della messa in onda della stagione uno, ma da allora il numero di spettatori è molto diminuito. Probabilmente il nuovo Game of Thrones non potrà che essere Game of Thrones: la Hbo è al lavoro su un numero imprecisato di spin-off, per i quali ha già in mente di spendere un sacco di soldi. Ciò che se la passa davvero male, invece, è la fantascienza riflessiva, generalmente a basso o medio budget, che la prima stagione di Westworld ha avvicinato a un’audience ampia. L’ultimo film di Garland, Annihilation, è stato pubblicato su Netflix senza passare per le sale, tranne che in alcuni paesi. La scelta della Paramount, che lo ha prodotto, è stata molto criticata, ma con il senno di poi si è rivelata lungimirante. Nei cinema, Annihilation è stato un flop, e adesso nessuno vuole investire in un genere che è considerato in declino.

Westworld, tuttavia, ha dimostrato che il pubblico non si è stufato dei lunghi discorsi sul libero arbitrio e sull’autodeterminazione, per quanto considerati ostici, né alle trame attorcigliate e piene di buchi. Il problema di Annihilation era forse la forma: quella delle serie tv è più adatta ai tempi che corrono. I fan si sono molto divertiti a costruire teorie sulle domande che la sceneggiatura ha lasciato senza risposta, anzi, c’è chi ha ipotizzato che tra gli appassionati e la serie si sia innescato un gioco di ruolo dove i primi sono incoraggiati a costruire la propria versione della storia. I dati di audience suggeriscono che più trame e più battaglie non hanno funzionato come quando Westworld era più piccolo e brillante. Una terza serie è già stata annunciata, quale direzione prenderà?

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