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15:41 mercoledì 17 giugno 2026
In Corea del Sud sono sempre più diffusi i siti dopaminici, cioè siti in cui fingi di comprare cose solo per far provare al cervello il piacere dell’acquisto Siti in cui si ordina cibo da ristoranti inesistenti o vestiti da negozi inventati. Tutto per avere quella scarica dopaminica senza spendere soldi.
In Antartide non ha mai fatto tanto caldo come nell’ultimo mese e gli scienziati dicono che la situazione ormai è «assolutamente pazzesca» Ci sono due gradi in più del precedente massimo registrato. La neve che copre il terreno si scioglie. In cima ai ghiacciai piove invece di nevicare.
La FIFA vuole coprire tutti i loghi dei brand con cui non ha accordi commerciali negli stadi del Mondiale, ma di questi loghi ce ne sono troppi e non ci sta riuscendo E dove ci è riuscita ha ottenuto un discreto effetto comico, come nel caso del telo bianco messo a coprire il logo Levi's al Levi’s Stadium di Santa Clara.
Nel loro concerto a Bologna i Kneecap hanno fatto salire sul palco Jose Nivoi del Calp per parlare del blocco con cui i portuali vogliono fermare le armi dirette in Israele Il sindacalista e attivista del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali ha anche annunciato un grande sciopero internazionale per ottobre, «a sostegno del popolo palestinese. A sostegno del popolo libanese. A sostegno di Cuba. Contro gli oppressori e contro gli imperialisti».
Le maglie da calcio più desiderate di questi Mondiali costano soltanto 50 dollari, raccontano New York e sono un’idea di Mamdani Sono state disegnate da un'artista di Brooklyn e realizzate da una piccola azienda famigliare di Bed Stuy. Una risposta al costosissimo merchandise ufficiale del Mondiale.
Un regista ha deciso di distribuire il suo primo film esclusivamente in videocassetta per protestare contro l’AI È la prima volta che succede in 22 anni. Il film si intitola This is How the World Ends e lo ha diretto Robert dos Santos.
In Cina hanno cancellato più di 12 mila corsi di laurea perché l’AI li ha resi obsoleti I tagli si sono concentrati soprattutto (come sempre in questi casi) nelle arti e nelle discipline umanistiche, ma ce ne sono stati parecchi anche nelle lingue straniere e nella gestione aziendale.
Una ricerca ha dimostrato che andare in bici fa così bene a corpo e mente che dovrebbe rientrare nelle politiche di salute pubblica La ricerca comprende 87 studi da 19 Paesi e conferma che la bici è uno dei più efficaci strumenti per migliorare la qualità della vita in città.

Vittorio De Scalzi, la piccola grande storia del rock italiano

L'amicizia con Fabrizio De André, i pantaloni rubati a Mick Jagger, la passione per la Sampdoria: un ricordo del fondatore dei New Trolls, scomparso ieri a 72 anni.

25 Luglio 2022

In quella Genova conservatrice che però evidenziava, con proverbiale riservatezza, fisiologiche ansie di libertà, Vittorio De Scalzi, scomparso ieri all’età di 72 anni, da ragazzino se ne andava in giro a importunare, con una vecchia chitarra di plastica a pile con altoparlante incorporato, tutti i conoscenti che incontrava, e non erano pochi, del Lido, lo stabilimento chic della borghesia genovese, fondato nel lontano 1908 dal figlioccio di Garibaldi, dove Ungaretti trovò l’ispirazione per scrivere nel 1922 “Silenzio in Liguria” («Scade flessuosa la pianura d’acqua. Nelle tue urne il sole, ancora segreto si bagna»), mentre Tommaso Marinetti provava a trasformare la palazzina liberty dello stabilimento in una sorta di effimera officina del Futurismo.

Un giorno, dopo ore di elaborati appostamenti, il futuro leader dei New Trolls riuscì a intercettare Fabrizio de André, già abbastanza conosciuto, costringendolo in qualche modo ad ascoltare le sue prime fatiche musicali, in quell’occasione accompagnate da parole in inglese inventate, perché il ragazzo non aveva ancora scritto i testi. L’autore di “Anime salve” ascoltò in silenzio, poi, non appena la musica finì, sentenziò, con un sorriso appena accennato: «Scrivi subito i testi e evita di dire queste stronzate in inglese».

Talentuoso, piccolo prodigio sin da ragazzino, alle spalle studi di pianoforte e poi di chitarra classica, Vittorio de Scalzi mai avrebbe immaginato quel giorno al Lido, e per la verità neppure nel periodo successivo, che solo pochi anni dopo i due si sarebbero ritrovati a lavorare insieme per dar vita a Senza orario senza bandiera, storico primo disco dei New Trolls, una delle primissime rock band italiane, che ancora oggi si contende con Tutti morimmo a stento il primato di primo concept album della canzone italiana. Un album tanto dimenticato quanto straordinario, a partire dalla presunzione di mettere insieme in un unico disco un poeta con la P maiuscola, il grande Riccardo Mannerini, un gruppo rock, un musicista e il più elegante dei cantautori.

«Fu un’idea geniale di Giampiero Reverberi, che stava già lavorando a Tutti morimmo a stento, quella di coinvolgere Fabrizio, farlo innamorare delle nostre musiche e utilizzare le poesie di Riccardo, che io ancora non conoscevo», mi aveva raccontato De Scalzi qualche anno fa, ricordando che allora lui era solo un ragazzino di neanche vent’anni. «Noi avevamo già abbozzato le musiche dell’album, ma scrivendo in grammelot, una specie di inglese finto, perché sono sempre stato dell’idea che la musica andrebbe sempre scritta separatamente dal testo. Solo dopo venne l’idea di abbinarla ai versi di Mannerini». Fu Fabrizio de André, con la sua fenomenale abilità di mosaicista, a trovare le parole giuste per cucire insieme i versi con le musiche dei New Trolls, trovando un’armonica unità di racconto musicale.

Senza orario senza bandiera, che ebbe un’accoglienza trionfale, con più di centomila copie vendute, si permise tra l’altro un vezzo artistico non comune, quello di ispirarsi a Sgt. Pepper dei Beatles, uno dei dischi più importanti del Novecento. «Ci sono un paio di analogie nell’album, non certo musicali ma di idee – aveva aggiunto De Scalzi – la prima è che i brani sono traghettati uno all’altro da uno stacco musicale e orchestrale, e la seconda è che la prima e l’ultima canzone hanno la stessa musica, proprio come succedeva in Sgt. Pepper».

Davvero niente male per un gruppo di aspiranti musicisti ventenni diversi praticamente in tutto, come poi dimostreranno gli shakeasperiani drammi esistenziali della band (i fondatori erano Nico Di Palo, Gianni Belleno, Giorgio D’Adamo e Mauro Chiarugi), che avevano iniziano a suonare trasformando il salone del ristorante del padre di Vittorio, il celebre Da Gianni a Sturla, in una poco ordinaria sala prove (con buona pace degli altri commensali) oltre che in un luogo di scambio e di condivisione, utilizzato anche da altri gruppi coma la PFM o i Rokes di Shel Shapiro, naturalmente tra un pesce al cartoccio e un giancu de portofin. Ci pensò Gino Arduino, amico del padre e a quei tempi discografico alla Fonit Cetra, a fargli fare il salto di qualità, non cosi semplice in una città dove se ti azzardavi a sostenere che facevi il musicista ti sentivi puntualmente ripetere: «No, intendevo di mestiere», e a spingerli letteralmente sopra il palco per aprire il tour dei Rolling Stones al palasport di Genova. Si, degli Stones. Si racconta che Vittorio De Scalzi in quel periodo se ne andasse in giro per i vicoli della città vantandosi di indossare degli improbabili pantaloni a strisce bianche e nere che appartenevano a Jagger e che lui aveva gentilmente preso in prestito con una veloce e fortunatamente indolore incursione nel suo camerino.

Oltre che un raffinato polistrumentista, Vittorio De Scalzi è stato un accanito tifoso della Sampdoria. D’altronde sotto la Lanterna la querelle sulla rivalità tra Genoa e Samp è antica quanto la storia delle due squadre. Cosi l’ex cantante dei New Trolls nei primi anni Novanta trovò anche il tempo di dedicare un intero disco alla sua squadra del cuore, rivendicando con orgoglio questa appartenenza. Oggi, a oltre trent’anni di distanza, c’è un pezzo che i ragazzini cantano ancora a squarciagola. Si chiama “Lettera da Amsterdam” e racconta la storia di un ragazzo che è andato a vivere in Olanda e che scrive al suo migliore amico chiedendogli, senza mai nominare il nome della squadra, «chissà come è adesso la domenica con lei». La canzone ebbe talmente successo tra i tifosi che anni dopo, quando la Sampdoria fu retrocessa in serie B, allo stadio un giorno comparve uno striscione. C’era scritto «chissà come è adesso il sabato con lei».

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