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Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.
Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.
Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza «Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.
Una delle ragioni per cui Maduro è stato catturato sarebbero i balletti che faceva in pubblico e che infastidivano Trump Trump avrebbe interpretato quei gesti come una provocazione e avrebbe quindi deciso di dimostrare che le precedenti minacce non erano un bluff.
Gli sciamani peruviani che ogni anno predicono il futuro avevano predetto la caduta di Maduro Durante l'abituale cerimonia di fine anno avevano avvertito della cattura del presidente venezuelano, e pure di un'imminente e grave malattia di Trump.

Archiviate Hobbes, l’uomo primitivo non era molto più violento di noi

29 Settembre 2016

Allo stato brado, l’umanità viveva nella violenza più assoluta, poi per fortuna è arrivata la civiltà che ci ha permesso di vivere con la ragionevole speranza di non essere sgozzati: quella dell’uomo primitivo violento e dell’uomo civilizzato molto meno violento è una percezione diffusa, cristallizzata da Thomas Hobbes nella sua teoria sullo “stato di natura”.

Un nuovo studio spagnolo, pubblicato sulla rivista Nature, sembra però smontare questa teoria: la violenza fa parte del dna umano, è principalmente una questione genetica, e la civiltà non ha cambiato di molto il tasso di violenza.

Violenza umana: il processo a OJ Simpson

Jose Maria Gomez, biologo evoluzionista dell’università di Granada, ha comparato il tasso di violenza infra-specie (cioè la tendenza a uccidere un individuo della propria stessa specie) di diversi mammiferi: ha scoperto che tutti i primati, incluse le scimmie e gli esseri umani, sono molto più violenti degli altri mammiferi. Nello studio, ripreso dallo Scientific American, si stima che la violenza infra-specie causi circa il 2% delle morti tra i primati non umani: la stessa frequenza che i paleontologi stimano per gli uomini primitivi, che hanno vissuto prima della rivoluzione del Neolitico (cioè la nascita delle società complesse), cosa che spinge Gomez a pensare a una forte componente genetica della violenza, come tratto comune a tutti i primati.

Ora, il fatto che la violenza sia genetica, insomma un elemento insito nella “natura umana”, non contraddice affatto una visione hobbesiana del mondo: il filosofo inglese teorizzava appunto che l’uomo fosse violento per natura e che per questo la civiltà fosse necessaria.

Violenza umana: l'assassinio di Enrico II

Quello che Gomez suggerisce è però che il margine di intervento della civiltà nel diminuire la violenza dell’uomo sull’uomo sia molto più ridotto di quanto non tendiamo a credere. In particolare, lo studioso spagnolo punta a smontare le teorie di molti scienziati evoluzionisti che tendono a sovrastimare la violenza degli uomini primitivi, nonché a sottostimare la nostra, e che invocano Hobbes a supporto delle loro tesi.

Lo Scientific American ricorda per esempio un paper spesso citato dello psicologo evoluzionista Steven Pinker, intitolato proprio “Hobbes got it right”: Pinker sosteneva che in un ipotetico “stato di natura” l’incidenza di morti violente sarebbe del 15%. Gomez invece abbassa la cifra al 2%. Se si pensa che, stando ai dati dell’Oms, circa 5,8 milioni di persone muoiono ogni anno di morte violenta (poco meno dell’1% della popolazione mondiale), la conclusione è che l’uomo primitivo non era poi tanto più violento di noi.

Codex Lienzo de Tlaxcala, circa 1550 (Hulton Archive/Getty Images), OJ Simpson durante il processo, 1995 (Vince Bucci/Getty), l’assassinio di Re Enrico II a Canterbury 1170. (Hulton Archive/Getty Images)
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