Industry | Dal numero

Franciacorta, le bollicine che ci piacciono

Intervista a Silvano Brescianini, Presidente del Consorzio Franciacorta e direttore generale di una storica cantina pioniera del biologico.

di Teresa Bellemo

Barone Pizzini è la storica cantina di Franciacorta pioniera del biologico e della sostenibilità nella catena produttiva

Mi piace andare nei ristoranti, provare in prima persona quello che la creatività degli chef produce. Certo, lo faccio spesso per lavoro. Ma non si tratta soltanto di questo. Qualche mese fa, era febbraio e si poteva ancora viaggiare, ero negli Stati Uniti e sono andato al Blue Hill at Stone Barns di Dan Barber. Un ristorante dove per riuscire a sederti a tavola devi prenotare con molti mesi di anticipo. Al Blue Hill non esiste la carta, vai lì e ti fai guidare da ciò che quello chef ha deciso per te sulla base del terzo grado sui tuoi gusti che ti ha fatto quando hai compilato il form per la prenotazione. Come entrée mi hanno portato un salamino, una specie di cacciatorino, appoggiato sul tagliere e un coltello a fianco. Dovevo sostanzialmente servirmi da solo. Sul tavolo, un pane eccezionale appena sfornato. Ovviamente era buonissimo, però mi sono detto: io così ho fatto merenda per tutta la mia infanzia. La Nutella era un lusso che a casa mia capitava un paio di volte all’anno. Le merende si facevano con il salame dei contadini che conoscevano i miei genitori e il pane fresco. Quando dico che gli italiani non sanno valorizzare il
loro patrimonio, parlo di
questo. Parlo di quanto a
ogni latitudine, in qualsiasi
borgo, ognuno di noi italiani ha una storia di tradizione enogastronomica da raccontare e che dà quasi sempre per scontata, mentre il resto del mondo la guarda affascinato. Il problema sta tutto qui e con il Consorzio Franciacorta stiamo provando a cambiare passo».

Silvano Brescianini, presidente del Consorzio Franciacorta, racconta questa storia mentre camminiamo lungo i filari di uva Pinot nero. Intanto, mostra le differenze del suolo, prodotto millenario dello scioglimento del ghiacciaio e che rendono la Franciacorta zona d’elezione per la coltivazione di uve di qualità. Lo incontro nella sede di Barone Pizzini di cui è direttore generale, storica cantina di Franciacorta pioniera del biologico e della sostenibilità nella catena produttiva. Mi accoglie con l’esuberanza di chi ha appena finito di vendemmiare quella che sembra essere un’annata buona ma strana. Non suona così insolito in realtà per un anno che di regolare, finora, ha avuto ben poco. «Quello del 2020 sarà un vino a sorpresa. Ha piovuto molto, abbiamo aspettato un paio di settimane rispetto al consueto per iniziare a vendemmiare quelle che di solito sono le prime uve a essere raccolte: Chardonnay e Pinot bianco. Siamo curiosi di assaggiarne i risultati».

Dal 2018, Brescianini presiede il Consorzio e sembra piuttosto consapevole del difficile compito di essere il portavoce unico di più di 200 associati, sparsi in un territorio totale di circa 200 chilometri quadrati: «Il Consorzio è il risultato di un percorso iniziato nel 1990, esattamente trent’anni fa, e di fatto è il luogo dove la filiera produttiva si confronta e ragiona sulle strategie per migliorare la qualità del prodotto e gli aspetti tecnici di viticultura; inoltre si definiscono le priorità e le attività per la comunicazione del territorio, del vino, che deve arrivare dall’America ad Hong Kong».

Qui ci sono le cantine note in tutto il mondo, come Berlucchi, Ca’ del Bosco, Barone Pizzini e Mosnel, ma la Franciacorta è un territorio fatto anche di piccole realtà, di conduzioni familiari secolari che come durante il Festival appena trascorso (“Franciacorta in Cantina”, di solito diluito in due appuntamenti, uno a giugno e uno a settembre, per quest’anno eccezionalmente concentrati in due weekend di settembre, quello del 12-13 e del 18-20), aprono i loro battenti per farsi conoscere, anche se le bottiglie prodotte superano a volte a malapena le 10 mila unità. «Si tratta di un microcosmo che conferma quanto questo territorio sia perfetto per la coltivazione dell’uva e la produzione del vino. Da sempre. In molti pensano che quel Franciacorta che oggi conoscono in tanti sia un’invenzione recente, degli anni Sessanta, invece manoscritti dell’Alto Medioevo confermano che qui il vino è sempre esistito. Non solo, che il vino “mordace” faccia altrettanto parte della tradizione della zona. Tanto che Girolamo Conforti, medico del Cinquecento, ha codificato nei suoi scritti il metodo per ottenere il vino vivace. Era di certo un qualcosa di ancora poco “scientifico”, ma è accaduto molto prima del metodo champenoise, per intenderci [nato secondo la storia dagli studi di Dom Pérignon, attorno al 1690, nda]. Oggi il nostro è il riferimento nella categoria, leader in volumi e prezzo; ciononostante continuiamo a investire per fare meglio, in particolare per l’ambiente e il paesaggio». Un’altra cosa che ha fortemente voluto Brescianini è stato raccontare proprio questo: la storia di una terra che, spesso e per molti, è solo il nome di un vino. Questo infatti è un territorio che fa da metonimia di ciò che la maggior parte delle persone conosce della Franciacorta: il vino e le bollicine. Ma che in realtà ha al suo interno una varietà di offerta perfetta per quello che soprattutto in questi ultimi mesi, a causa della pandemia, si è andati cercando: il turismo di prossimità.

Franciacorta

A poco meno di un’ora di auto da Milano, quella che si apre è un dolce intervallarsi di col- line e zone pianeggianti, declivi chiusi a nord dal Lago d’Iseo e dal monte Alto e a sud dal monte Orfano. Un territorio che quindi è morfologicamente accogliente, mite, non soltanto per la relativa protezione dalle correnti fredde, ma anche per l’addolcimento dovuto naturalmente dall’aria lacustre. Il Lago d’Iseo, diviso tra le province di Bergamo e Brescia, è un piccolo bacino dove sono incastonate tre isole di suggestiva bellezza. Già nel 2016 ebbe un’enorme visibilità per l’istallazione “The Floating Piers” della coppia di artisti Christo e Jeanne Claude, che per poco meno di un mese (dal 18 giugno al 3 luglio) permise di passeggiare dalla costa (Sulzano) alle due isole di Monte Isola e San Paolo. La prima, la più estesa, è soprattutto popolata da pescatori ed è frequentissimo incappare, passeggiando, nelle tipiche sarde di lago stese al sole a seccare. Poi ci sono San Paolo, di proprietà della famiglia Beretta, armaioli
 storici la cui azienda è a Gardone Val Trompia, e l’Isola
 di Loreto, privata anch’essa,
dove svetta un pino marittimo secolare e un castello
in stile neogotico che fece
erigere il cavaliere Vincenzo
 Richieri. I natanti sono numerosi e partono dalla costa
o dalle isole. Non è raro incontrare qualche motoscafo
 Riva, fiore all’occhiello della
nautica made in Italy e che
nella costa bergamasca ha il
suo centro artigiano (a Sarnico), ma anche per merito
della famiglia Bellini, che da
tre generazioni li restaura e
li colleziona: più di 20 natanti d’epoca, da quello della famiglia Lamborghini a uno dei primi che hanno corso (via acqua) la Pavia-Venezia: un piccolo bolide che più che una barca sembra uno slittino tutto matto.

Attorno, un fiorire di piccoli borghi, tenute e vecchi monasteri trasformati in boutique hotel, perfetti per un fine settimana, a caccia di ristoranti che passano dai piatti più tipici delle zone del bergamasco e bresciano, come i casoncelli, la polenta taragna e il manzo all’olio, al bistrattato pesce di lago: la sarda lacustre, grassa e pronta per l’essiccazione a fine estate ma buonissima anche fresca, alla griglia, e poi il luccio, la trota, il gambero d’acqua dolce, la tinca e il coregone. Dato che le distanze sono piuttosto ravvicinate e la natura particolarmente effervescente, passeggiate a piedi, a cavallo o in bicicletta sono perfette, soprattutto perché molte zone non sono accessibili con i mezzi a motore. Tra questi, la riserva delle Torbiere: delle pozze d’acqua circondate da alberi e vegetazione incontaminata formate durante la discesa a valle del ghiacciaio e che oggi sono dimora di numerose specie di uccelli, pesci e piccoli animali selvatici. Un territorio, quello della Franciacorta, che merita di essere dunque scoperto di persona, esplorato anche oltre il perlage e vissuto, magari con il pretesto del turismo di prossimità e delle distanze necessariamente ridotte e atrofizzate, perché offre scoperte fatte di natura, ricerca e tradizione. Anche solo per dismettere quella cattiva abitudine di non apprezzare e talvolta non conoscere la bellezza più vicina a noi, inseguendo a tutti i costi l’altrove.

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