Hype ↓
16:58 mercoledì 14 gennaio 2026
Uno dei segnali di distensione tra Usa e Venezuela è il ritorno dei politici venezuelani su X Compresa la Presidente ad interim Delcy Rodriguez, che ha ricominciato a postare a un anno dall'ultima volta.
Durante la visita a una fabbrica della Ford, Trump ha fatto il dito medio a un operaio che gli aveva urlato “protettore dei pedofili” L'operaio è stato poi sospeso dall'azienda e definito «un fuori di testa» dal responsabile della comunicazione della Casa Bianca.
Jafar Panahi ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire in Iran per «fermare il massacro» Nel suo appello, il regista ha spiegato di temere che la repressione sia soltanto all'inizio e che il peggio debba ancora arrivare.
Il Presidente della Groenlandia ha detto che se proprio i suoi concittadini dovessero scegliere tra Usa e Danimarca, sceglierebbero la Danimarca «Scegliamo la Nato. Scegliamo il Regno di Danimarca. Scegliamo l'Unione europea», ha detto Jens-Frederik Nielsen.
Bill e Hillary Clinton si sono rifiutati di testimoniare davanti alla commissione parlamentare che indaga sul caso Epstein In una lettera pubblicata dal New York Times, i Clinton hanno accusato il presidente della commissione di persecuzione ai loro danni.
La polizia spagnola ha messo a segno il più grande sequestro di cocaina in mare aperto della storia d’Europa Quasi mille chilogrammi di cocaina sono stati scoperti su una nave, nascosti sotto montagne di sale per eludere i controlli.
L’uomo che ha passato 52 anni a cercare il mostro di Loch Ness ha ammesso che il mostro di Loch Ness non esiste Adrian Shine si è dovuto arrendere alla realtà: le leggende sono solo leggende, nonostante ciò, ha dichiarato di essersi divertito moltissimo
Un misterioso youtuber ha pubblicato un video lungo 140 anni in cui non succede, non si vede e non si sente niente L'utente shinywr è diventato improvvisamente l'uomo più cercato di internet: chi è? Come ha fatto? E, soprattutto, perché?

Quali film hanno più possibilità di vincere il Leone d’Oro?

Uno degli sport più praticati al Lido di Venezia, soprattutto quando i film sono tutti belli (o quasi): il toto-Leone.

05 Settembre 2018

Lo sport più praticato da chi va ai festival di cinema è lo stesso tutti gli anni: lamentarsi. Sospirare: ah, quanto vorrei non essere qui! Protestare: ah, quanti film terzomondisti nascosti nelle sezioni collaterali mi piacerebbe vedere, e invece mi tocca intervistare Lady Gaga! Sbuffare: ah, come sono stanco, le feste la sera (ditemi quali) e poi la sveglia all’alba la mattina dopo per correre alla proiezione delle otto, non ce la faccio più! Urlare: ma hai visto, la trattoria che faceva quel baccalà mantecato eccezionale è diventata un ristorante tex-mex! Quest’anno a Venezia le lagne sono decisamente diminuite. Per un motivo molto semplice: i film son belli tutti (quasi tutti, via), si parla di quelli e ci si dimentica del resto. Il cinema ha ancora questo potere? Nel 2018? Nell’epoca delle serie e dello streaming sul divano? Parrebbe di sì, pensa te.

Allora parte il secondo sport più praticato al Lido: il toto-Leone. Quella cosa che interessa solo alle poche decine di persone qui presenti, ma che pare di rilevanza mondiale. Dunque scattano i vari «Voci dalla giuria dicono che…», seguiti dalle solite illazioni non confermate. «Il film più da Leone è Roma di Alfonso Cuarón, ma Guillermo del Toro ci è troppo amico, mica lo può premiare». E ancora: «Pare che Suspiria sia piaciuto, ma che cosa può vincere?». E poi: «Ci sono ancora due-tre titoli che la giuria sta aspettando», e via di ipotesi. Paul Greengrass che racconta la strage di Utoya (22 July)? Forse, ma è Netflix: si può premiare un film Netflix? Natalie Portman che fa la popstar (Vox Lux)? Bah. Mario Martone che racconta la comune isolana di inizio Novecento (Capri-Revolution)? Naaa.

Dakota Johnson e Tilda Swinton al loro arrivo a Venezia il 1 settembre 2018. Le due attrici sono le protagoniste di Suspiria di Luca Guadagnino (fotografia di Filippo Monteforte/Afp/Getty Images)

Tanti film però sono bellissimi davvero. È bellissima la famiglia (la sua) di Cuarón e gli intrighi di palazzo di The Favourite di Yorgos Lanthimos. È bello First Man di Damien Chazelle, e Suspiria di Luca Guadagnino diverte quasi tutti, e The Sisters Brothers è il western che da Jacques Audiard mica ti aspettavi, «che gigante John C. Reilly, dovrebbe vincere la Coppa Volpi», «eh ma adesso è arrivato Willem Dafoe che fa Van Gogh e gliela ruba». Il fatto è che tutti questi titoli messi in fila sono esempi di cinema fuori dalla realtà, o quantomeno inseriti nel loro tempo, che inizia e finisce dentro quelle due ore di visione (o più: l’unico vero lamento collettivo di questa edizione riguarda la lunghezza media dei titoli in programma). È un cinema-cinema che si ritaglia il proprio spazio, traccia i propri confini, fuori dalle narrazioni a cui siamo abituati: lo storytelling delle serie, prima di tutto. E anche fuori dall’attualità. Certo, si può trovare un appiglio con il presente in ognuna delle storie raccontate, dalle classi sociali del Messico anni Settanta (Roma) all’empowerment femminista (ma ne siamo sicuri?) su sfondo neoclassico (The Favourite). Ma sono tutte interpretazioni tirate per i capelli. Forse, se una cosa deve dirci questa Mostra, è che esiste ancora un cinema classico, che dentro il suo canone deve stare, anche quando lo producono i nuovi network.

Ryan Gosling, il protagonista di First Man, mentre firma autografi ai suoi fan, il 28 agosto 2018 (Andreas Rentz/Getty Images)

Persino L’amica geniale di Saverio Costanzo, di cui si sono viste le prime due puntate (andrà in onda su Rai1 dal 31 di ottobre), sembra andare nella direzione di un cinema fuori dal tempo. La serie based on Elena Ferrante convince a metà ma fa quel lavoro lì, gioca con un immaginario che è il cinema di una volta, con i set di cartapesta e le citazioni neorealiste (Anna Magnani che insegue la camionetta in Roma città aperta, nientemeno). Il cinema non vincerà contro la nuova realtà degli audiovisivi (ma non possono convivere serenamente entrambi?), ma sembra essere ancora vivo, e fa vivere i festival, e non fa più frignare i giornalisti ai festival. Per la Mostra numero 75, questo è il vero successo.

Soltanto un titolo guarda sfacciatamente alla nostra contemporaneità. E cioè Double vies di Oliver Assayas, in Italia uscirà col titolo Non-Fiction (mah), è una delle sceneggiature più intelligenti che vedrete portate nei prossimi mesi. Il pretesto è un editore (Guillaume Canet) che si ostina a pubblicare i libri di carta e dibatte con gli amici sul futuro dell’editoria, sullo strapotere degli e-book e degli audiolibri (siamo in Francia, non in Italia: non è un piccolo particolare). Sua moglie (Juliette Binoche) fa l’attrice ed è costretta ad accettare controvoglia la quarta stagione di una serie poliziesca, poi c’è uno scrittore che riempie i suoi romanzi di messaggi subliminali (mica troppo) alle sue amanti vecchie e nuove, c’è la portaborse di un politico che deve smazzarsi i suoi scandali da social, insomma c’è il mondo come lo vediamo attorno a noi (noi della bolla, quantomeno), così precisamente uguale al nostro che ci fa quasi paura. Per questo, forse, è più bello rifugiarsi, nelle storie di un altro tempo e di un altro luogo, che forse sono solo il tempo e il luogo del cinema, e almeno per una volta siamo tutti d’accordo, e per fortuna tra pochi giorni sono di nuovo a casa, ché le molle del materasso iniziano a darmi davvero noia, ho bisogno di casa mia, questi festival durano sempre troppo, che barba.

Articoli Suggeriti
La Veneto Wave iniziata con Le città di pianura continua con i libri di Giulia Scomazzon

Con la scrittrice veneta abbiamo parlato di 8.6 gradi di separazione e La paura ferisce come un coltello arrugginito, cioè di Veneto, di alcolismo, di ragazze simpatiche, di fidanzati noiosi e di Ottessa Moshfegh.

Il nuovo cinema di guerra americano

Da Civil War a House of Dynamite passando per Una battaglia dopo l'altra, questa nuova America bellicosa e incomprensibile è passata sugli schermi prima di diventare realtà.

Leggi anche ↓
La Veneto Wave iniziata con Le città di pianura continua con i libri di Giulia Scomazzon

Con la scrittrice veneta abbiamo parlato di 8.6 gradi di separazione e La paura ferisce come un coltello arrugginito, cioè di Veneto, di alcolismo, di ragazze simpatiche, di fidanzati noiosi e di Ottessa Moshfegh.

Il nuovo cinema di guerra americano

Da Civil War a House of Dynamite passando per Una battaglia dopo l'altra, questa nuova America bellicosa e incomprensibile è passata sugli schermi prima di diventare realtà.

di Studio
Sono stati i Golden Globe di chi non aveva mai vinto un Golden Globe

La prima volta di Timothée Chalamet e di Paul Thomas Anderson, di vecchissime volpi e nuovissime leve dell'intrattenimento, è stata una notte di novità e sorprese.

Il più ambizioso scrittore europeo di cui non avete mai sentito parlare

È morto nel 1986, si chiamava Hubert Fichte e scriveva libri inclassificabili a metà tra poesia, giornalismo e antropologia. Di suo è da poco uscito in Italia Resoconto di una ricerca.

Lo “Zanardi equestre” di Andrea Pazienza è diventato un caso giudiziario perché era stato buttato nell’immondizia e adesso non si sa a chi appartenga

Da una parte c'è l'uomo che lo ha recuperato dalla discarica e restaurato, dall'altra il Comune che l'opera l'ha pagata.

L’unico film corto mai realizzato da Béla Tarr si può vedere gratuitamente online

Si chiama Prologue, fa parte di Visions of Europe, un film collettivo del 2004 composto da 25 cortometraggi, e dura poco più di 5 minuti.