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19:34 venerdì 24 luglio 2026
Se è così difficile vedere un film in IMAX 70mm è perché negli ultimi 50 anni non è stato costruito un solo nuovo proiettore IMAX 70mm E non è stato costruito perché (tra le altre cose) IMAX, l'azienda, ha perso i progetti originali di questi proiettori e ora non sa più come costruirli.
A causa del caldo estremo e della crisi climatica, in Europa c’è una nuova forma di siccità Secondo gli scienziati, questa nuova siccità non è più dovuta alle poche piogge ma alle temperature troppo elevate. E trovare dei rimedi è difficilissimo.
I proprietari di Myspace dicono che Myspace sta per tornare, un’altra volta Lo hanno annunciato Chris DeWolfe e Tim Vanderhook, gli stessi che però avevano annunciato la stessa cosa già nel 2013, con scarsi risultati.
Dei milionari inglesi hanno chiesto al loro governo di essere essere tassati di più «perché possiamo permetterci di pagare molto di più» Lo hanno fatto con una lettera, firmata Patriotic Millionaires, in cui propongono anche una tassa del 2 per cento sui patrimoni oltre i 10 milioni.
La BCE ha lanciato un “referendum” per decidere il design delle nuove banconote euro, e la scelta sostanzialmente è: uomini o uccelli? Preferite Maria Callas o il picchio muraiolo? Leonardo da Vinci o il gruccione? Bertha von Suttner o il martin pescatore? Avete tempo fino al 21 settembre per decidere.
Un contadino tedesco ha costruito un santuario per salvare dal macello i montoni gay che rifiutano di accoppiarsi con le pecore Lui si chiama Michael Stücke e il rifugio Rainbow Wool: dal 2023 a oggi hanno salvato decine e decine di animali.
Una delle candidate al titolo di borsa dell’estate è una falsa Birkin fatta di plastica ma che sembra fatta di gelatina Si chiama Firkin, contrazione di Fake e di Birkin, appunto. Non costa neanche pochissimo: si va dai 30 ai 100 euro.
È in corso un boom delle vendite di cd, ma la maggior parte di chi li compra non possiede un lettore cd E allora perché li compra? Non certo per ascoltare musica ma per collezionare un oggetto. Ed esibirlo sui social, ovviamente.

Il Coronavirus ha fatto diventare il tempo circolare

L'arrivo della variante Omicron segna un momento nuovo nella storia della pandemia: sembravamo essere arrivati a una svolta, invece ci ritroviamo incastrati in un loop temporale che ci riporta sempre al momento iniziale.

20 Dicembre 2021

Circa un anno fa ammettevamo che non se ne poteva più, ed era bello e utile dirlo perché almeno così segnavamo un punto nello spazio-tempo. Tracciavamo la nostra posizione sulla mappa e nella storia: ormai troppo distanti dal punto di partenza, dall’inizio della traversata, ma ancora non abbastanza vicini a quello di arrivo, alla fine dell’allucinazione. Da quando ho letto per la prima volta della variante che sarebbe poi stata ribattezzata Omicron, ho avuto la sensazione di aver sviluppato un nuovo punto di vista sulla questione. Passato un anno dal momento in cui ammettevo di non poterne più, capisco adesso che lo scherzo crudele della pandemia non sta nello spostare sempre un po’ più in là la fine della strada. Lo scherzo crudele della pandemia sta nel piegare la strada su se stessa fino a chiuderla in un anello: un girotondo infinito perché non comincia e non finisce in nessun punto e comincia e finisce nello stesso punto.

È una condizione che impedisce anche la disperazione del “non poterne più”, ma aumenta il terrore di non sapere più dove ci si trova. Pensare alla pandemia ormai richiede uno sforzo simile a quello necessario a credere alle storie di fantasia: sospensione dell’incredulità, la decisione consapevole di credere all’incredibile, la scelta di aggiungere l’impossibile all’elenco delle possibilità. Acquisisco ogni giorno nuove notizie sulla situazione, ma mi rendo conto che ormai nessuna di queste aggiunge niente alla mia consapevolezza: ogni nuova informazione resta al di fuori di me, diventa un altro mattone dell’architettura assurda che mi circonda: mi guardo intorno ed è come se vedessi certe scene di Doctor Strange, quelle in cui la ripetizione illusoria dell’ambiente circostante costruisce la trappola perfetta (dalla quale si può sfuggire solo impiegando la forza che per definizione permette di andare oltre le cose per come sono, cioè la magia). La ripetizione è ciò che ormai mi dà la nausea: con omicron abbiamo impiegato a fini di tassonomia più della metà dell’alfabeto greco antico, mi chiedo cosa faremo quando arriveremo all’omega. Quando mi rispondo che probabilmente ricominceremo da capo, arriva la nausea.

I riferimenti cinematografici per questo tipo di situazione non mancano. Ricomincio da capo, certo. Oppure Senza domani (Edge of Tomorrow) il film di Doug Liman con Tom Cruise costruito attorno all’impossibilità di fuggire alla ripetizione di un momento e in cui il soldato Rita Vrataski  (Emily Blunt) diceva a un certo punto: «Non ha importanza. L’importante è che finiamo». Nel 1999 uscì un altro film che, per colpa o merito di Matrix, è stato dimenticato dai più: si intitolava Il tredicesimo piano, la tagline sul poster promozionale era «Dubita della realtà», che all’epoca era un monito e oggi suona come un thread reddit dei no-vax. C’è in ogni caso un che di angosciante nel trovare nelle opere di fantasia (soprattutto di genere, cioè nella fantasia raddoppiata) spiegazioni buone per la vita vera: è un segno del disorientamento, dell’ingresso in una versione del mondo e in una linea temporale che sfugge alla comprensione basata sull’esperienza e sui precedenti, in una darkest timeline che nessuno credeva possibile e che soprattutto nessuno si aspettava durasse. Probabilmente il ricorso alla fantasia per spiegare la realtà è anche il segno del peggioramento di una delle malattie di quest’epoca: l’escapismo, che in tempi ormai passati sarebbe rimasta fuga e che in questi anni è diventata salvezza. Immagino sia una di quelle cose che esistevano già prima della pandemia ma che il Covid-19 ci ha costretto a usare in abbondanza (esagerazione, forse) per ricucire il tessuto strappato della nostra società, della realtà stessa: nei mondi di fantasia il tempo non scorre mai davvero, tutto resta com’è perché tutto alla fine tutto torna com’era. Una prospettiva adesso allo stesso tempo rassicurante e distante. Una prospettiva che, però, è un altro aspetto dello stesso problema: passiamo dal tempo immobile attorno a noi, quello della realtà, al tempo bloccato dentro di noi, quello della fantasia.

Naturalmente esiste una parte razionale di questo discorso che si rifiuta di cedere all’accettazione disperata delle cose come stanno, che non ammette la possibilità del rifugio nei paradisi fantastici. Il tempo non si è fermato e le cose oggi non stanno come stavano ieri: in due anni abbiamo imparato e abbiamo inventato, e abbiamo aperto minuscoli varchi nel labirinto che il Covid-19 sembra averci costruito e stretto attorno. Forse la salvezza sta in questa consapevolezza, dimenticata nei tanti anni in cui ci eravamo convinti che la storia fosse finita e che non ci fossero più cambiamenti (sconvolgimenti) da vivere: il tempo scorre in minuscoli varchi, va avanti in flussi sottili che spesso sfuggono alla percezione, prosegue anche in momenti come questo in cui esso sembra intrappolato dentro se stesso, e noi con lui.

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